Work in progress

Seavessi ama il suo lavoro. Il più delle volte è un casino, ma lo ama.

E’ un amore imprevedibile e imperscutabile, visto che Seavessi è fondamentalmente un’umanista con un senso pratico pari a quello di Luna Lovegood (e anche più o meno gli stessi gusti in fatto di orecchini…).

Quindi con disarmante entusiasmo Seavessi  si è fatta strada in mezzo a termini di pagamento e di consegna, clausole vessatorie, firme congiunte e disgiunte, sconti  e gabole contrattuali di vario genere. 
E le piace.
Le piace quando come adesso c’è la chiusura del trimestre e tutto l’openspeis  è in fibrillazione,e le persone corrono sventolando ordini con aria di chi mostra ai parenti il neonato primogenito (infatti spesso ci si sente rispondere _che bello, ti somiglia tutto!), oppure gironzolano elettriche intorno al fax di ricezione con l’aria di chi guarda i rigori conclusivi di una finale dei mondiali. E ci ha scommesso sopra.

A Seavessi piace sentire venti volte al giorno colleghi sparsi per tutto il mondo, e financo le piace parlare per 20 minuti con una ragazza dalla voce simpatica, dirle _oh che ottimo inglese parli, non si sente per nulla l’accento indiano! E sentirsi rispondere che ecco, in effetti la collega si trova in Cina.

Ma queste cose costano ed è esattamente qui che si incomincia a pagare, col sudore (colta citazione).

Più che col sudore Seavessi, dopo troppi giorni consecutivi di quanto sopra, paga con l’alienazione dai propri neuroni. Nel senso che continua a digitare telefonare fare conf call e maledire i sistemi con immutato vigore, ma ogni tanto va in arresto di sistema e le compaiono negli occhi i pesciolini del salvaschermo.

Il malcapitato collega che assiste a questo misterioso fenomeno, mentre sta parlando a Seavessi col cuore in mano di un suo problema di società controllate forse sì o forse no, vede il suo sguardo svuotarsi, Seavessi sorridere imbarazzata e dire _scusa, ho dimenticato di cosa mi stai parlando, puoi ricominciare da capo?

A parte questi incidenti da poco, ma che inspiegabilmente fanno sì che i colleghi si meraviglino che l’Infanta sia rosea e in salute, e solitamente anche vestita, nonostante cotanta madre, dicevamo che Seavessi ama il suo lavoro, e ci tiene a salvare le apparenze di una certa professionalità, soprattutto visto che la settimana scorsa ha passato tre giorni ad ammorbare chiunque le rivolgesse la parola con pianti e tristi storie di inserimento alla materna.

Questa mattina Seavessi era al telefono con un collega indiano di cui capiva una parola su otto e probabilmente anche sbagliata, cercava di rispondere a una mail e malediva le pivot di un foglio excel.
In quel mentre uno dei manager è passato starnutendo e chiedendo _Seavessi hai mica un pacchetto di fazzoletti?
Seavessi con una mano fruga nella borsa, trova qualcosa di ragionevolmente morbido e fazzolettoso e lo passa al manager.

Poco dopo alza lo sguardo e vede il manager tenere in mano perplesso un bavaglio asilesco dell’Infanta.
Col nome e i cuoricini ricamati.
Sporco di sugo.


Ooooooooooooooooooooooh yes.
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3 commenti

Archiviato in lavoro

3 risposte a “Work in progress

  1. Beh, io sono la maestra delle figure di cacca. L'ultimo mio post nè è la prova tangibile.

    Come ti capisco!!

  2. A proposito di voci al telefono: ancora ieri, una collega che conosciamo bene entrambe mi ha scambiata per te, al grido di “avete la voce uguale”. Ok. Ma io la chiamavo dal fisso….

  3. @bis io continuo imperterrita a sostenere che la FDM l'ha fatta il vecchino 🙂 mamme mollettate alla riscossa!
    @Ellis deve esserci una dimensione parallela piena di calzini spaiati, forbici, scotch e neuroni di svariati colleghi. Fortunatamente abbiamo entrambe di meglio da pensare 😉

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