C’è chi dice no.

Ci sono moltissimi tipi di NO nella nostra vita.

Ci sono i NO che è talmente evidente che sono da dire, tipo NO al fumo,  NO alla panna nella carbonara e NO ad amare chi ci tratta come pezze da piedi, che son così chiari e lì pronti a saltarci in testa che a volte non li vediamo proprio e per questo non li diciamo. E ci facciamo male.

Ci sono i NO che dovremmo dirci, e lo sappiamo, ma a volte pur sapendolo non li diciamo, tipo NO ai cosiddetti amici che in realtà sono vampiri e ci succhiano tempo e vita, e in cambio nemmeno sbrilluccicano un pochino, NO ad andare su Amazon quando siamo tristi, NO a cercare di spiegare al marito perché la big shot è un acquisto indispensabile per una mamma semisingle con circa tre minuti di tempo libero al giorno. Questi sono NO che a volte diciamo e a volte ci scappano via, se scappano però il danno è limitato, e può pure essere che il marito capisca – o quantomeno rifletta che la big shot con tutto l’armamentario costa meno di una borsa firmata seria.

Ci sono i NO che pensiamo di dover dire. No all’ultima fetta di torta, che infatti rimane lì raminga e depressa a intristire sul portatorta, NO agli orecchini vistosi ché non li sappiamo portare, NO a buttare in forno i bastoncini di pesce per poter guardare il finale di Labyrinth con l’Infanta, e sono NO un po’ sciocchi, che a volte diciamo ma poi ci sentiamo un po’ cretine, e col tempo e l’esperienza infatti ne diciamo meno.

Ci sono i NO che basta una bottarella di coraggio e diventano PERCHE’ NO? e questi sono molto tipici delle mamme, perché dal giorno che ti consegnano il grazioso batuffolo ti trovi a fare cose che prima non appartenevano al tuo orizzonte degli eventi, e una più una meno che sarà mai, pensi sdraiata pancia a terra aggrappata con le mani ai pedali di una microbici mentre cerchi di far capire all’occupante come si spingono i pedali, e la vicina ti guarda perplessa.

Ci sono i NO che è facile dire, NO alle orribili scarpette col tacco, NO ai vestiti che hai 5 anni ma ne metti 18, NO a certe bambole e a certi giochi che no, proprio NO, e altri invece più difficili, NO alla gita bella troppo costosa, NO al pomeriggio relax a due perché la sorellina è girata male e tocca uscire per distrarla, NO, adesso non posso, mi dispiace amore.

Poi ci sono i NO limpidi come il cielo al mattino, secchi come diamanti, puliti come lavelli tirati a lucido.

I NO di Revoluciòn sono così. I NO dei due-treenni sono così. Sono di una purezza disarmante. NO a tutto e per principio, NO se non ne ho voglia, NO se non mi piace, NO se stai cercando di impormelo, NO anche se no ho voglia ma tu me l’hai chiesto inun modo che non mi piace e adesso son fatti tuoi e ti becchi la scena madre.

Sono NO destabilizzanti. In parte per la quantità, visto che arrivano uno ogno sei minuti, in parte per l’irragionevolezza insita, Mamma quacqua, Amore ecco l’acqua, NOOOOOOOOOOOOO IO NOOOOO QUACQUAAAAHHHHH BUAHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!, in parte perché sentiamo di non meritarceli. Amore per favore calmati, smetti di urlare, ecco amore, puoi ascoltare la mamma solo un momento? Sguardo torvo, NOOOO!

Sono no che non dovrebbero toccarci, sono bambini, passerà la fase dei NO (sì, e inizierà un’altra fase altrettanto molesta) invece danno fastidio da qualche parte, fanno grattare all’anima.

Seavessi si è grattata un po’ a caso, al ho troppo poco tempo per loro, al è una bambina oppositiva, al crescendo la aiuterà avere un carattere forte, poi ha capito dov’era il prurito vero.

Sono i NO che vorremmo dire anche noi ma non possiamo. NO , non ho voglia di starti a sentire e mi stai pure un po’ sulle palle, NO simpatica vecchina non la faccio passare avanti alla cassa, ho fretta anche io, NO stasera non ho voglia di sorridere a nessuno arrangiatevi.

Sono i NO che, anche se vorremmo dirli anche noi, sappiamo di dover limare, smussare, ricoprire di una patina di educazione e gentilezza, la seconda ancora più importante della prima, e dobbiamo far sì che questa glassa sia così bella e spessa da resistere a un mondo che non l’aiuterà a mantenersi tale. Sono i NO che dobbiamo insegnare a dosare, a modulare, a evitare eppure a non abbandonare del tutto.

E quello che fa grattare l’anima, è il pensiero che noi stessi in quanto a NO giusti e sbagliati abbiamo ancora tanto da imparare.

 

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10 commenti

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10 risposte a “C’è chi dice no.

  1. Doug Spaulding

    Non avendo pargoli non entro nel merito del post, sarebbe presuntuoso da parte mia e decisamente poco utile.
    Solo una cosa volevo chiederti: Labyrinth? Questo Labyrinth http://www.imdb.com/title/tt0091369/ ?
    Cioè, proprio quel film con un David Bowie spettacolare e una Jennifer Connelly che ha turbato i miei sogni di adolescente?
    Si guarda ancora Labyrinth dopo quasi 30 anni dalla sua uscita?
    Se effettivamente è così, è semplicamente MERAVIGLIOSO!

    • Oh Doug, sì, è meraviglioso. Ero dai miei e mi è capitato fra le mani il vinile della colonna sonora, era un pomeriggio che erò un po’ nostalgica, pioveva… e amazon era fin troppo vicino, tempo due giorni avevo il dvd. L’Infanta se ne è innamorata, e la prima volta che l’ha visto ha sgranato gli occhi color nebbia e ha detto, Mamma, che musica bellissima!!!
      E’ stato il mio momento di gloria mammesco 🙂
      Comunque gran film, un po’ datati gli effetti, ma era abbastanza particolare anche all’epoca 🙂

      • Doug Spaulding

        Parliamo dell’86, non possiamo mica pretendere gli effetti di Avatar 🙂
        La colonna sonora di David Bowie è deliziosa! E lui è sempre incredibile: tiene la scena come se fosse la cosa più naturale del mondo, con quel sorriso affilato.
        Tra l’altro scopro sempre più spesso che canzoni meravigliose che avevo ascoltato da piccolo e di cui ricordo appena la melodia sono proprio di David Bowie.

        Comunque se, come mi pare di capire, anche tu senti che gli anni ’80 sono ancora lì, dopo Labyrinth non si può fare altro che riguardarsi per la ventesima volta Ladyhawke (e magari il più recente Big Fish per poter dire che nel 2000 ci siamo arrivati anche noi)

  2. C’è da chiedersi anche perchè No sia la prima risposta secca che imparano a dare, mentre il Sì arriva molto, ma molto dopo. Almeno per la mia è stato così. La complessità del concetto di Sì, turba un pochettino, mentre il no è innato, il no è intuitivo, il no è endemico.
    Il sì… ma a che serve? “Vuoi questo Mimi?” Lei rispondeva ripetendo la domanda: “Voglio questo” Il sì è arrivato con un buon anno e mezzo di scarto. Forse abbiamo più bisogno di una parola che ci permetta di negare che di una che affermi. Dopo tutto si dice che chi tace aconsenta.
    A parte questa riflessione estemporanea, i tuoi post sono sempre spettacolari.
    🙂

    • la mia dice anche sì, ma si vede che le dà molta meno soddisfazione 🙂 io trovo molto affascinate questo NO, urlato da piccoletti che se ci penso sono un po’ in nostra balìa, non è che possano decidere chissà cosa, eppure con la loro prim aparaola o quasi affermano la loro identità. E’ meraviglioso, trovo 🙂

  3. Esatto Doug, e che la prima o quasi parola dei bambini sia una parola di libertà, è una cosa su cui dovrebbero scriversi milioni di romanzi 🙂

  4. mammaparallela

    Semplicemente fantastica!!! No?!?!
    Mi vien voglia di abbracciarti!
    MP

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