l’Infanta legge

Non è esattamente che piove.
Piove orizzontale, è buio alle tre di pomeriggio , dalla finestra Seavessi vede il vento strappare via le ultime foglie ai noci e far vibrare la ringhiera di metallo.
Revoluciòn dorme e sogna i sogni morbidi dei tre anni.
L’Infanta?
L’Infanta legge, a letto, con una piccola lampada accesa.
Legge da quasi un anno ormai, abbastanza da scegliersi i libri da sola, abbastanza da affrontare Harry Potter, abbastanza per essere stata avvistata, un paio di volte, con libri non proprio indicati per la fascia 6 -10.

Sarà tutto questo, ma l’Immagine dell’Infanta con il libro per un momento non è stata tenera e innamorante, ha avuto una sfumatura di inquietudine.

Ha avuto una sfumatura di potere.

C’è potere nell’immagine di un bambino che legge. Si può controllare cosa un bambino guardi o meno in televisione o su un tablet, anche qui entro certi limiti, ma i libri… una volta che i bambini hanno imparato a leggere, non c’è modo di limitare quello che potranno immaginare, quello che potranno pensare. L’interazione con il libro, e se vogliamo possiamo ributtare nel brodo le ossa del buon McLuhan, è qualitativamente diversa – non necessariamente migliore, ma diversa.

Perché i libri sono diversi. Oh, noi genitori amanti della lettura amiamo figurarceli come le porte dorate dell’immaginazione e della conoscenza, ma a volte… ecco a volte sembra, a Seavessi, che ce li figuriamo un po’ troppo carini e coccolosi, questi libri.
Ma non lo sono, o non sono solo quello.

Sono passaporte, i libri, attraverso cui non possiamo seguire i nostri figli. Sono lì, sul divano, accanto a noi, e girano pagine e a tratti sorridono o rabbrividiscono, e sono altrove in un modo struggente che fa venire voglia di abbracciarli per riportarli indietro.
Un bambino che legge è un bambino che ha alla sua portata la malià di essere altrove, di essere chiunque. Avrà gli amichetti di scuola con cui giocare, ma avrà anche altri amici, altri giochi, altri mondi interi a disposizione. E’ un bambino a cui non fa paura una domenica di pioggia, o uno di quegli estenuanti pomeriggi estivi che sembrano durare ere geologiche.

Ma queste cose costano, ed è proprio qui che si comincia a pagare, col sudore (scusate, erano anni che volevo scriverlo).

Il prezzo è uno strano prezzo, si paga in pezzetti di anima. Pezzetti che si lasciano nei libri, quelli che abbiamo amato, quelli che ci hanno cambiato la vita con la loro saggezza, o quello su cui tua madre scrive le ricette, o libri completamente insulsi in cui però brilla, diamante nella sabbia, una frase, un’immagine chissà se volontaria ma che è pura luce, per noi, in un dato momento.
Si paga accogliendo dentro di noi (per poi elaborarlo, colorarlo, amplificarlo, appenderlo alle pareti di noi stessi, sì, ma dopo) qualcosa che qualcuno ha scritto.
In sostanza, pezzetti di anima di qualcun altro.

E’ meraviglioso, è esaltante, e forse è solo il vento fuori che fischia, o l’Infanta che cresce troppo in fretta, ma c’è una sfumatura di inquietudine, come in tutte le cose che veramente ci toccano, in questo potere che ha una povera paginetta di carta riciclata con su inchiostro da pochi soldi, magari rimediata su qualche bancarella o in un’edicola della stazione.

Quella povera cosa… è molto simile a un horcrux (non per niente il primo horcrux che incontriamo è un libro).
Benevolo fin che volete, ma potente.

l’Infanta legge sdraiata sul suo letto, sotto la foto appesa di Labyrinth, nella penombra di un sabato freddo di Novembre.
Chissà dov’è.

Questo post partecipa al blogstorming di Genitori Crescono

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4 commenti

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4 risposte a “l’Infanta legge

  1. valentina

    Bellissimo… Sono commossa. Ma sul serio. Bellissimo

  2. Salgo sul tavolo e ti applaudo.

  3. Doug Spaulding

    “Che traditori possono essere i libri! Tu credi che ti sostengano e invece ti si rivoltano contro.” (ovviamente mi aspetto che tu sappia chi l’ha scritto 🙂 )

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