Pomeriggio, sole.

E’ possibile voler bene al proprio non essere speciali?

E’ possibile riconoscersi, finalmente, di non avere talenti particolari,

non dico autodefinirsi dei cretini, al contrario,

ma prendere coscienza della propria medietà,

scoprirla avvolgente e fresca e ammantata di sollievo come l’ora dell’aperitivo in spiaggia?

Seavessi giorni fa ha letto questo post, bellissimo, di Chiara.

E la domanda finale,  “E se fosse proprio il senso del limite che dobbiamo tutti riscoprire?” le gira in testa.

E se oltre al limite della nostra libertà, definito dalla libertà degli altri, fosse possibile riconoscere i nostri limiti, senza portarci rancore per non essere fuochi d’artificio ma quiete candele (che pure fanno luce, e servono anche loro).

E pur cercando sempre di migliorarsi, di aprirsi a nuove idee, di essere consapevoli e partecipi, fosse possibile perdonarsi se la sera allunghiamo la mano verso il controverso saggio ma con scatto felino essa si sposta verso il Nero Wolfe?

Non crogiolarsi nei propri difetti, ma dire senza imbarazzo non riesco, mi aiuti, non so, me lo spieghi? O perfino no, guarda, ora no, ci sono le repliche di Castle?

Non sarebbe bello, non sarebbe come togliersi le scarpe e camminare un po’ sulla sabbia?

Non sarebbe bello spegnere ogni tanto quel ritornello in testa che dice di fare di più, di fare meglio, che non è abbastanza, che non è mai abbastanza, che tizio fa di meglio e caia fa di più e sarà sempre così in eterno e così sia?

Solo per un po’.

 

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10 commenti

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10 risposte a “Pomeriggio, sole.

  1. Veronica

    Sì Mary, sarebbe bello…. Parole sante!
    Penso che sia proprio il riconoscimento e l’accettazione dei propri limiti a regalare alle persone una delle doti, a mio parere, più preziose: l’umiltà.
    Brava Mary!!!!
    Un bacio.
    Vero

  2. Doug Spaulding

    Ma non solo per un po’, perdincibacco!

    Quando cerco si spiegare agli altri che sono una persona mediocre, che non c’è nulla di male nell’essere mediocri, nel non eccellere per forza, nel rendersi conto che trovare la motivazione nell’eccellenza è semplicemente questione di orgoglio, che sono felice perché mi piaccio senza dover essere meglio di altri o essere meglio di come ero ieri, che non ho problemi a riconoscere che ci sono persone più in gamba di me, più intelligenti di me (sono sempre stato attratto dalle persone più intelligenti di me, mi affascinano tanto, ho sempre cercato di avere relazioni solo con donne più intelligenti di me), che non mi spiace ammettere la mia ignoranza, anche la mia stupidità quando agisco in modo stupido, che posso fare errori (gli errori si fanno, si va avanti, l’è mia la fin dal mund), che ci sono cose che proprio non capisco, non ci arrivo, non sono capace, aiutami per favore… ecco: quando cerco di spiegare queste cose basta che sentano la parola “mediocre” e già sono lì a dirti “ma perché ti consideri mediocre, ma guarda che non è così, hai tante qualità, ..” neanche dovessero consolare il bimbo ritardato della classe.

    Ho detto “mediocre”, santocielo!
    Vuol dire “un po’ sotto la media”, “senza infamia e senza lode”, cosa c’è di male nel rendersi conto che non solo tutti siamo mediocri in moltissimi campi, ma che proprio siamo totalmente incapaci in quasi tutto? So fare bene alcune cose, in moltissime sono mediocre e nella maggior parte non saprei nemmeno da dove cominciare.
    Perché tutti noi sappiamo fare pochissimo. Ci sono pochissime persone eccezionali in un campo, quando sono veramente notevoli forse in due. Ma per il resto tutti siamo leggermente sotto la media in moltissimi campi e ignoriamo tutto il resto.
    Mi sembra che tutte le persone che hanno questa cultura dell’eccellenza non si rendano conto che possono raggiungerla solo in una cosa (se proprio gli va bene, se hanno talento e se hanno fortuna), mentre non sapranno comunque fare tutto il resto.
    Perché puoi anche essere un avvocato bravissimo di fama mondiale, ma comunque difficilmente potrai essere anche un eccellente chirurgo astronauta maratoneta idraulico scalatore pianista calzolaio pittore elettrauto imbianchino piastrellista derattizzatore …
    Ognuno di noi non sa fare un’infinità di cose che bellamente ignora, altro che essere eccellente!
    (e francamente quella storia delle 10’000 ore di applicazione per poter essere un fuoriclasse in qualunque cosa non mi ha mai convinto, a partire dal fatto che dedicarsi per 10’000 ore a una singola cosa mi sembra solo sintomo di insanità maniacale)

    Domando perdono per essermi dilungato, non volevo abusare dello spazio che ci concedi, non ti biasimerei per non essere arrivata alla fine di questo mio sproloquio.

    • Doug ma io ho letto tutto, e riflettuto! Credo che il problema sia questo: se accetto la mia mediocrità, se ne parlo con franchezza e perché no, anche gioia – in fondo ci si toglie un peso – sottintendo che vedo anche quella degli altri. Questo è socialmente terrorizzante, è il finale del mago di Oz – mamma la paura da piccola, altro che wicked witch is dead. Quell’ometto rattrappito dietro al trono è spaventoso, è terribile. Eppure riporta Dorothy a casa.

  3. rob

    i greci dicevano “gnothi seauton”, tradotto “conosci te stesso” ed era scritto sul tempio di Apollo a Delfi: è la frase che dal liceo mi ha sempre accompagnato. Conosci te stesso, conosci i tuoi limiti, perchè all’epoca, come anche oggi, il peggior peccato rimane l’ybris, ovvero la superbia che porta alla prevaricazione.
    Riminescenze liceali! 🙂

    • eppure a volte anche l’hybris ha una funzione… comincio a pensare che sia tutta una questione di equilibri. A me la frase gnozi seauton non ha mai esaltato, e se poi mi conosco e mi sono antipatica? no no, meglio una salutare distanza 😉

  4. Elena Raina

    Sarebbe bello anche ficcarsi in un angolino del cervello che tante volte i limiti li vediamo solo noi. Esempio? Cara Seavessi tu ai miei occhi sei brillante e talentuosa come poche. Di medietà in te proprio non ne vedo, manco se mi sforzo. Bacio

    • Ah Ellis, ma tu sei un tesoro. Riemergo ora dopo tre settimane di influenza (mamma mia quest’anno, eccheè, la peste bubbonica!) e l’unica cosa che ho di brillante (e rossa!) è il naso…

  5. Mammaparallela

    Cara Seavessi, proprio quello che avevo bisogno di leggere! E mi scappa un gran respiro di sollievo, liberatorio, in questo attacco d’insonnia (sono le 3.40) al termine di una giornata stressante, che chiude una settimana impegnativa, non ultima di un periodo davvero duro… Grazie di cuore! Notte…

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