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Altramamma, davvero?

Cara Altramamma,

tu non lo sai, ma in questi giorni, facciamo settimane che non costa nulla, Seavessi arranca un po’.

Fatica a trovare il passo, a ballare a tempo, le cadono le cose e le parole. Cose piccole sembrano grandi e cose grandi sembrano piccole, perfino il sole sembra sbagliato perché ti illude che sia primavera, e la pioggia perché ti inganna sull’inverno che non è stato.

A Seavessi sembra di portare in braccio i panni dell’asciugatrice, quando non trovi la bacinella, e per bene che cerchi di tenerli ogni passo ti cade un calzino, ti chini per raccoglierlo e ne cadono altri due.

Spaiati.

Così, Altramamma, non stupirti se ci ho messo un attimo a capire di cosa parlavi.

Perché tu, lo so, porti una bracciata di panni tale e quale la mia,  e davvero ti sei ricordata, davvero in mezzo ai tuoi calzini spaiati hai pensato a me e alla mia Infanta asociale,

che negli ultimi tre anni ha accondisceso a partecipare a un unico evento mondano, la scorsa primavera, il compleanno di tuo figlio.

Il quale figlio l’ha invitata, e lei è tornata a casa e ha detto Mamma, mi porti alla festa di Bastiano (e come dovrei chiamarlo se no?), e io ancora mi chiedo cosa le abbia detto.

E non credo lo saprò mai, cosa le ha detto di diverso. Non importa, ora so.

So che è Bastiano ad essere diverso, e so che devi averglielo insegnato tu.

Altramamma, davvero?

Davvero è possibile che qualcun altro si ricordi che la mia bimba silenziosa non va alle feste, davvero hai notato l’eccezione, davvero ci inviti anche quest’anno (anche se ormai ci danno per causa persa) dicendo Magari anche quest’anno l’Infanta è contenta di festeggiare con Bastiano?

Altramamma, grazie con tutto il cuore. Per il pensiero, il tempo e lo spazio.

E per insegnarli a Bastiano.

Torno a raccogliere i calzini, grata.

 

 

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Esercizi

Da qualche giorno Seavessi va a camminare.

Senza nessuna pretesa, se non quella di sentirsi respirare, sentire la circolazione che dopo un po’ si riattiva, guardare le nuvolette di respiro che le escono dalla bocca.

Guardare la luce sull’erba, a volte.

Seavessi non ha lo scopo di dimagrire, di rimettersi in forma (ha già una forma perfetta, sferica), di imparare a correre, di fare cinque dieci quarantadue chilometri – per quanto la Maratona abbia il suo fascino per una che B- ha fatto il classico e A- è del Toro.

Seavessi in effetti non ha alcuno scopo, a parte quello di mettere un piede davanti all’altro, e continuare a farlo, e il giorno dopo ricominciare da capo.

Potremmo dire che lo scopo di Seavessi è crearsi l’abitudine a respirare. Fare una cosa che è l’equivalente mentale di una doccia calda.

Una coccola.

Seavessi non ha mai avuto la costanza di fare gesti di cura verso se stessa, s’annoia a mettere la crema corpo e dal parrucchiere le viene male al collo. Ma questo, camminare, respirare,

questo potrebbe andare.

Ovvio, è fatica.

Revoluciòn nell’ultimo mese ha imparato a parlare tutto in un colpo, ha sviluppato soprattutto la parte di linguaggio che riguarda le relazioni, che declina in modo molto personale. Per lei le persone sono sue. Se va bene sono sua amica (es. NonnoG, tu sei mia amica!!!), se invece bisogna andare al sodo, cosa che a Revoluciòn capita più sì che no, sono sue e basta.

Con Seavessi, però, la piccola pasionària usa un giro di parole diverso.

Revoluciòn guarda Seavessi, e giuro, lo fa proprio con lo sguardo del domatore che indica il cerchio di fuoco, e chiede

Mamma, tu sei bella?

Cazzarola, Revoluciòn. Tu che non hai mai conosciuto un mezzo termine, e il giorno che lo conoscerai lo guarderai con disprezzo. Tu che non ci giri mai intorno, ci salti sopra a piè pari e chi non ci sta peste lo colga. Tu che sì, tu sei bella come un temporale d’estate.

Ogni mattina, MaritoNP mette a tavola le bimbe e prepara la colazione, mentre Seavessi rifà i letti e prepara i vestiti per tutti, e quando Seavessi arriva in cucina in tutto il suo mattutino pigiamoso splendore, prima di ciao, prima del caffè, Revoluciòn spara a zero.

Mamma, tu sei bella?

E Seavessi deve rispondere Sì amore mio, sono bella.

Perché così Revoluciòn potrà fare la domanda successiva, E sei mia amica?

Certo cuore del mio cuore, sono tua amica.

Ma prima, prima arrivano sempre le forche caudine del sei bella.

E quanto costa quel sì.

Sì alle occhiaie, ai jeans e maglia del pigiama, sì ai capelli stile The day after, after cosa non si sa ma era qualcosa di certamente terribile, sì alla ciccia e sì alle zampe di gallina.

Costa un sacco quel sì, che una piuttosto camminerebbe dei chilometri per risparmiarselo.

Ma bisogna dirlo, per poter essere sua amica. Per darle una mamma bella, per dirle una mamma bella, perché lei quella bellezza la vede. E saranno già in troppi nella sua vita a cercare di venderle una bellezza farlocca, e forse ci riusciranno ma non sarò io la prima.

E allora, Revoluciòn, anche se ogni volta esito, anche se ogni mattina spero che tu mi chieda, boh,  se sono simpatica, o perché spero promitto e iuro reggono l’infinito futuro, domani mattina tu mi chiederai se sono bella, e io ti dirò Sì amore mio infinito. Sono la mamma, sono bella, e sono tua amica.

Ovvio, è fatica.

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