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Slow Thought (for T. with love)

C’è un detto arabo che dice che nove donne non fanno un figlio in un mese,

e sì, puoi comprare il ragù nella lattina, ma se lo fai sobbollire piano piano per ore nella cucina tranquilla,  non è certo la stessa cosa

non puoi obbligare una torta a lievitare in un minuto, perché lo scopo della torta è – anche- profumare di buono la casa, e ricordarti di quando imburravi la teglia per tua nonna

e non puoi fare sbrigare un fiore a sbocciare, una pianta a crescere, a meno di fare pasticci genetici che forse magari anche no

e c’è un motivo se per apprezzare completamente un gesto atletico, un gol, una meta, uno scatto, lo guardiamo al rallentatore

e quando vai da qualche parte, per bello che sia il posto in cui vai, gran parte del senso del viaggio sta in quello che vedi dal finestrino, nella sfumatura di verde di un campo intravisto.

Sai secondo me perché è buono e giusto che ci vogliano nove mesi per fare un figlio?

Perché i primi mesi li impieghi a capire che è vero, sta succedendo, hai questa cosa che cresce dentro ed è un pezzo di te e allo stesso tempo non lo è affatto

e gli altri mesi ti servono a capire che quel figlio si staccherà da te, col tempo non avrà più bisogno del tuo seno, di essere tenuto in braccio, di darti la mano per attraversare la strada.

Nove mesi è il minimo, per non impazzire di fronte a una rivelazione del genere.

Non ti preoccupare del tempo che ci mette a crescere questo tuo bambino di carta, quando un giorno prenderà il volo ti sembrerà di averlo stretto fra le braccia solo per un attimo.

Buon blogcompleanno.



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Eh, quindi, come esimersi… bilanci, buoni propositi e auguri.

Ma quanto si sta bene nell’openspeis vuoto?c’è un silenzio, vedo il sole pallido dalle finestre… a Seavessi sembra di essere sola al mondo, o di essersi nascosta benissimo e nessuno la può trovare.

E’ ora quindi di dare la stura al brachetto propiziatorio per Seavessi e le altre ragazze in caccia (di primi secondi o quintogeniti) – Slàinte donne mie,  brindiamo con ste bollicine rosse e poi il rosso speriamo di non vederlo più!

Purtroppo non di solo brachetto vivono le blogger, quindi a Seavessi toccano anche i bilanci.

Il 2010 è stato un anno di corsa, fra terminare la casa, il trasloco , il lavoro, l’inserimento alla materna dell’Infanta; non è che il 2009 fosse stato una giornata alle terme e il 2008 una passeggiata nei boschi, e Seavessi comincia a segnare un po’ il passo.

Meglio, Seavessi e MaritoNP segnano un po’ il passo, gli capita troppo spesso di dimenticare come e perché sono dove sono. Ciò non è bene.

In compenso, la casa nuova ha cambiato la Seavessi-vita. Ci saranno dei sacrifici, ma vedere l’Infanta, che pochi mesi fa non trovava un posto per giocare,  vederla correre  e fare le costruzioni nella sua cameretta e nell’enorme e spropositata cucina che è stata l’unica  richiesta di Seavessi al progettista, non ha prezzo. Ciò è bene, e Seavessi ricomincerebbe da capo domani, mutuo compreso.

Il lavoro si no mah boh. Per prima cosa Seavessi ringrazia il Cielo di averlo, il suo lavoro, e ringrazia altre 10 volte perché il suo lavoro le  piace. Però è anche stanca, e inevitabilmente si sente. Sogna di notte un part time che non solo non si può permettere, ma che comunque difficilmente potrebbe avere.

Last but not least, il blog, che mai e poi mai Seavessi pensava di poter avere, e che invece, contro ogni aspettativa e contro la sua proverbiale incostanza, c’è. E soprattutto ci sono le blogamiche che sta conoscendo, e che sono uno spettacolo.

Nonostante tutto, Seavessi crede di essere stata passabilmente buona.

Buoni propositi.

A parte il solito perdere 10 chili?

L’altrettanto solito investire di più nel rapporto di coppia, che però quest’anno è più pressante.

Essere più presente con le amiche virtuali e non, trovare il tempo per una messa in piega ogni tanto, ricordarmi di mettere la crema corpo la sera.  Non trascurare/trascurarsi più, o almeno non come negli anni passati.

Sorridere e cantare di più.
Imparare a fare le decorazioni di zucchero sulle torte, e riprendere un po’ a ricamare.

Bon, basta così. Per l’anno nuovo niente propositi impegnativi. Piccole cose, piano piano.

Manca l’Infanta, vero?
Ma l’Infanta è il mondo, è ieri oggi e domani, è il caffè e anche lo zucchero, le onde e la spiaggia. Come si fa a mettere l’Infanta in un elenco?
Infine gli auguri: auguri a chiunque legga, anche a quello che continua a finire qui cercando l’elettrauto; auguri alle blogamiche gia incontrate e a quelle che ancora non conosco, auguri che il 2011 sia pieno di gioia e soddisfazioni.

Ma se si può permettere, dal basso del suo essere nessuno, Seavessi avrebbe due auguri particolari da fare;

Auguri a chi ha o ha avuto lo scorso anno problemi col lavoro che non c’è, o non funziona, o non va come dovrebbe andare; auguri che tutto si risolva al più presto e arrivi tanta serenità.

E auguri alle moms-to-be, a chi cerca di acchiappare la pennuta malefica e sfuggente, a chi vive e lavora e sorride ma in fondo al cuore ha quel desiderio costante. 
Non c’è nessun bisogno che Seavessi dica cosa augura, vero?


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