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Due mesi (e mezzo)

Stamattina Seavessi prende il caffè con calma,

Guarda intorno a sé il silenzioso assedio di lavori di casa che urlano PRIMA IO, PRIMA IOOOO!!!

E decide che PRIMA ci vogliono un caffè e qualche minuto per fare le somme di questa tarda primavera così strana, ni cui sono successe mille cose ma soprattutto una storia nuova: Seavessi nei panni della BidellaMirella, con il suo carico di pensieri e rimugini.

O meglio, Seavessi La Rimuginatrice VS BidellaMirella che sorride molto di più e rimugina… quasi niente, giusto il necessario indispensabile di chi è in un ambiente nuovo e cerca di prendere le misure.

Ma il format (oh come parliamo imparato stamattina) di questi due mesi è stato tagliato con l’accetta da uno di quei film americani in cui a qualcuno  di New York New York (if I can make it there) si ferma la macchina in una palude melmosa dell’Iowa, e due ore dopo il qualcuno, a meno che non sia del tutto cretino, non lascerà MAI PIU’ le paludi melmose dell’Iowa.

Del resto si sa, questo è il paradiso? No, è l’Iowa (papà, questa è per te).

Dunque BidellaMirella alla scoperta del suo provato Iowa.

Com’è l’Iowa?

L’Iowa è diviso in due tempi.

Il primo, più lungo e lento, durato quasi due mesi, nella Scuola Giocattolo.

La Scuola Giocattolo è una primaria, spersa nella bassa piemontese, fresca e ombrosa e con davanti due enormi tigli. La Scuola Giocattolo è stata il posto dell’impara a camminare. Per imparare a camminare c’erano due lunghissimi corridoi silenziosi, il giardino con i giochi, e maestre gentili che si fermavano a dire due parole, a spiegare cosa c’era da fare a Seavessi che, lì da sola, il primo giorno voleva scappare.

Nella Scuola Giocattolo c’erano bambini educati come Seavessi non se l’aspettava, e tranquilli, e tant0 silenzio, e il vialetto del giardino da spazzare, la mattina, in mezzo alle macchie di sole fra le foglie, ogni macchia di luce una paura di meno, ogni disegno fra le foglie un mandala perfetto.

E non bastasse, Seavessi SUONAVA LA CAMPANELLA DELL’INTERVALLO E DELL’USCITA.

I’ve got the power

Il secondo tempo, solo un paio di settimane, la Scuola Colorata.

La Scuola Colorata era l’opposto: piena di luce e e colori e persone, e gridava ok, ora ti tuffi e nuoti e stai a galla, perché? Che domanda idiota, chiediti piuttosto perché mai dovresti affondare. Ah, quel minuscolissimo problema che ti fanno paura le persone? Quelle nuove peggio che andar di notte?

Quelle nuove e allegre e che tu sei la nuova del gruppo ti fanno paura tipo da controllare con la pila se il mostro sotto il letto ha appetito e quanto?

Beh sai cosa Seavessi, te la fai passare.

La Scuola Colorata è piena di donne. Donne piene di sole, con la voce alta e pulita, e la risata che fa scappare le colombe. Donne che previo avvertimento (perché Seavessi è una che si porta avanti, e l’ha detto la prima mattina, io non me la tiro, sono timida. Davvero. – che poi Seavessi in molti sensi sia una schifosa snob è verissimo, ma in sensi così strambi che non impattano sul quotidiano) hanno lasciato a Seavessi i suoi tempi, se la sono tenuta lì mentre sorrideva e stava zitta, e hanno aspettato con pazienza che parlasse anche lei, e poi da lì niente, Seavessi non racconta più perché le ha lasciate ieri quelle donne piene di sole e già le mancano.

E quindi, questo Iowa?

L’Iowa è un luogo misterioso e inesplorato, e, sospetta Seavessi, uno di quei luoghi dove dietro ogni curva c’è un mondo.

Ma per quanta strada ancora c’è da fare…

del resto non sarà il paradiso, ma è pur sempre l’Iowa.

3 commenti

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Nel buio

_allora, la borsa, il grembiule, i guanti di gomma azzurri, l’acqua, la lista della spesa che domani viene Amichetta a cena..

_AH-AHHHHHHHHHHHHHHHHH t’ho beccata veh! Cosa fai così ilare e citrulla?

_Vocina ma basta. Estinguiti. Se no Chiara fra un po’ smette di risponderci al telefono. Abbiamo deliberato che sei utile come un dente del giudizio di traverso.

_ Son quasi quarant’anni che sto qui, hai presente che radici che ho? Sai prima di estirparmi quante ne devi mangiare di pagnotte?

_Una risata ti seppellirà. La mia.

_Sì, sì, vedremo. E così andiamo al lavoro.

_IO ci vado. Quando questo post si autopubblicherà avrò preso servizio da 1 minuto. Tu torna in qualunque sgabuzzino puzzolente sia la tua fissa dimora.

_Come non mi porti? E chi ti ricorderà la carriera che non hai avuto, i riconoscimenti che non sono arrivati, i sogni di gloria del primo giorno di università?

_ma proprio perché mi ricordo tutto, Vocina, non ho bisogno di te. Vado a fare una supplenza da collaboratrice scolastica. No. Da bidella. Bidella Rocks. E sono felice come un merlo, perché_

_dai, dai, sentiamolo per ché sei felice.

_perché stamattina non ho avuto mal di stomaco, ho visto i boccioli delle rose, ho pettinato le bimbe. E ieri sera. Ieri sera, prima di addormentarmi, nel buio, sorridevo.

 

 

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