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Scrivere, è passato tanto tempo (eeeeeeeeeeeee)

Con il ritardo balordo che da sempre la contraddistingue, Seavessi è lieta, onorata, imbarazzata di annunciare pure qui quello che gli amici di fb son già stufi di sapere, cioè che uno dei Racconti d’Estate di Genitori Crescono è frutto del suo sudato diteggìo sull tastiera (ma quanto era più poetico quando si poteva dire frutto della sua penna inquieta, o della sua biro quattrocolori?)

E com’è come non è, Seavessi imbarazzata divaga più del solito e non è dir poco, insomma per chi vuole se vuole il racconto è qui.

Ma la cosa di cui Seavessi vorrebbe parlare, qui e stasera o stamattina quando WP uscirà il post, e di come si sta dopo aver scritto.

Di come si sta bene, completi, in pace, quando inizi e le cose prendono e si scrivono da sole, quando capita quella cosa strana per cui inizi un periodo e non hai idea di come finirà, quando la lei che stai scrivendo dovrebbe dire ti amo e le esce ma vaffanculo, oppure il contrario, ma magari intende comunque ti amo (Stefano Benni insegna), chi lo sa, tu no di certo, puoi solo stare lì coi ditini che diteggiano e aspettare di vedere che succede.

Di come Seavessi non lo faceva da tanto, perché ahimè il tempo per scrivere è ancora più rubato di quello per leggere, perché leggere vale sempre la pena, ma scrivere, devi avere la sensazione che valga la pena anche per quello, e Seavessi non ce l’ha quasi mai, e il blog è un discorso a parte, non ha pretese se non quella di fare da pensatoio.

Di come Seavessi si sia sentita strana e impaurita a dare in pasto il raccontino (ché non è nulla di più eh) a occhi sconosciuti, che ohmygosh, possono essere affettuosi ma anche no, ed è vero che i lettori son quasi tutti amici ma sai, chissà, magari li puoi beccare mentre mentono e pensano che facevi meglio quella sera a guardare le registrazioni di Scandal.

Di come sia stato un po’ pauroso ma bello, e di come Seavessi ne ha in mente qualcuno, racconto, e magari vorrebbe provare a vedere di nascosto che effetto che fa a pubblicarlo sul blog, mica tutte le settimane, ogni tanto, tantissimo, e chissà se a chi legge piacerebbe.

Chissà.

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50.000

Non riesco molto a rendermi conto di come possiamo essere arrivati a 50.000 visite… comunque nel dubbio

Mojito!!!!!

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Quiz. Quiz? Quiz!

O basta là. 


Intanto, ragazze, grazie di cuore per ieri, ché Seavessi sotto l’aplomb un pochino male c’era rimasta. 

Ailoviuòll.

Comunque, visto che le crtiche meritano comunque una riflessione, oggi Seavessi fa un disperato tentativo di dare ‘na botta de cuRtura (romane correggete pure ) al blog. Seavessi ha brigato come un elfo domestico, ma alla fine è riuscita ad allineare i pianeti e when the mooooooooon is in the Seventh House and Jupiter aligns with Maaaaars e occhei la smetto, dicevo Seavessi ha magicamente evocato una serie di condizioni necessarie e sufficienti tali per cui..


Ooooooooooooohhhhh…



Venerdì prossimo ha il pomeriggio libero e si fionda al Salone del Libro. OOOoooooooooooooooooh yes.


E mi voglio rovinare, Seavessi non ci va col solo scopo di percorrere 52 chilometri a piedi in due ore sgomitando con altre Nmila persone con lo stesso intento, e neppure solo per dilapidare lo stipendio in libri che non ha il tempo materiale di leggere, e neppure solo per il gusto di tornare a casa in treno carica come uno sherpa che accompagna una spedizione inglese sull’Himalaya.

Sono tutte cose degnissime che da sole valgono lo sbattimento (sì, Lucy, lo so 😉 ), ma Seavessi non ci va solo per questo.

Venerdì pomeriggio al Salone c’è un grande ammmmmore di Seavessi, che ancora non sa che Seavessi arriverà lì e si farà firmare e dedicare l’opera omnia – ammesso che riesca a smettere di fare gli occhi a cuore e a spiccicare parola in modo coerente; Seavessi ci terrebbe a dire qualcosa di più che GHGHGHGHGHGH mentre porge a esso grande ammmmmore la piglia di libri.








Per cui olè, Seavessi quiz: chi è il grande ammmmmore?


Dai che credo di averlo detto già quei sei o sette milioni di volte.

(Tina, Lizzie, Dabo, Gì, voi giassapete ma potete dare i suggerimenti)

In palio ovviamente un Seavessi award cuRtura edition, e la citazione preferitissima in assoluto foreverandever di Seavessi.


Credo che ci metterete tipo tre tentativi … devo studiarmi qualcosa da scrivere più tardi!




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and the winner is…

ALICE!!!!



Brava Alice e brave anche le altre che ci avevano preso; se c’è anche Saviano ve lo saluto, Moccia… ecco, passerei, se per voi va bene.


qui c’è l’ award:



e questa è la citazione preferitissima di Seavessi foreverandever, rimasta appesa per anni nella Seavessi-cameretta e ora custodita nel Seavessi-cuore:
“O basta là,” disse Belbo. 
Solo un piemontese può capire l’animo con cui si pronuncia questa espressione di educata stupefazione. Nessuno dei suoi equivalenti in altra lingua o dialetto (non mi dica, dis donc, are you kidding?) può rendere il sovrano senso di disinteresse, il fatalismo con cui essa riconferma l’indefettibile persuasione che gli altri siano, e irrimediabilmente, figli di una divinità maldestra. (Il Pendolo di Foucault, cap. 20)

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Message in a bottle

Ieri sera Seavessi ha trovato nell’inbox una mail che l’ha lasciata perplessa. E per quanto saggezza vorrebbe che essa mail scivolasse nel dolce oblio delle cose che a cui Seavessi non fa caso, beh Seavessi non è una donna saggia.

Per cui ci ha riflettuto un po’.

Una donna che saggia invece lo è, tempo fa ha avvertito Seavessi che il web è pieno, oltre che di blogger meravigliose, anche di persone… vogliamo dire diversamente sensate? Può essere.  Comunque come molte mamme Seavessi ha il senso di colpa autoinstallante e con partenza a timer, per cui due ragionamenti se li è fatti comunque.

Essa mail lamentava in toni accesi il fatto che Seavessi sia un’oca giuliva AmicadiMaria, che scrive di sciocchezze e non dà spazio alle cose importanti; essa mail si lagnava anche di un paio di strani commenti che Seavessi ha fatto su fb con un’amica su un fatto di cronaca, commenti ovviamente di oscurissimo significato posto che a chi scrive manca tutto il retropensiero.

Ma sia come sia, c’è qualcuno là fuori che ha perso tempo ed energia per scrivere a Seavessi, e per questo, nella Seavessi- visione dell’etica, si merita una risposta.

Cara Lettrice,

mi dispiace che tu ti sia firmata solo Lettrice, magari sei un ferroviere in pensione di 72 anni e ti chiami GianRocco. Se ti va di riscrivermi, ma col tuo nome, possiamo anche discutere delle cose che mi dici.

Non scrivo di cose importanti – vabbeh, intanto definiamo importante. Per me l’Infanta, MaritoNP, la mia famiglia, sono importantissimi. Il mondo gira intorno a loro, più che non a qualunque titolo di giornale a caratteri cubitali.

Ma tornando a bomba, ché è ovvio che tu non intendessi questo, immagino che tu per cose importanti intenda la politica e la cronaca. Non dubito che dal tuo punto di vista tu abbia ragione, ma ti sei persa un pezzo fondamentale.

Questo posto è il mio wonderwall, il muro dove appiccico pezzi di vita, foto con le amiche, frasi di Harry Potter e dei REM, e financo, se mi capita, i  foglietti che stanno dentro i Baci Perugina.

Non ho nessun dovere verso nessuno, almeno qui, qui ci sto perchè mi piace.

Sai Lettrice, io ti immagino con un viso e un nome, mi ricordi una mia compagna di università, chiamiamola Alessia.
Alessia aveva la piacevole abitudine di scannerizzare l’atrio di Palazzo Nuovo alla ricerca di gruppetti di persone che avessero l’aria di fare una conversazione leggera, quattro risate, e piombava su di loro come una poiana, sgridandole perché si divertivano alla faccia di non so quale disgraziatissima ignota popolazione amazzonica decimata da non ricordo quale flagello.

Ovviamente ciò non aumentava la simpatia generale verso la popolazione amazzonica, perché Alessia non aveva mai imparato una cosa molto semplice, cioè che c’è un tempo e un modo per ogni cosa.

Il tempo e il modo giusto per questo blog è il modo in cui io mi sveglio la mattina. Il motivo per cui qui si parla poco o niente di politica e di cronaca è che sono una shakespeariana convinta, per cui seguo il consiglio di Polonio _ascolta l’opinione di tutti, e tienti la tua. Ho le mie idee, ma non  ho nessuna intenzione di trasformare il blog in una succursale di Ballarò, no, grazie.

Lettrice, però, tu hai perso del tempo pensando a me e scrivendomi, e in qualche modo questo… boh, mi fa sentire in obbligo. Per cui ti do due consigli, senza ombra di ironia.

Il primo è, Lettrice, c’mon, un po’ di autostima. C’è tutto un mondo là fuori di gente che potrebbe dare visibilità alle cose importanti che dici tu:  non so, un giornalista, il sito del Corriere è pieno di blog tenuti dai giornalisti riguardo a un sacco di argomenti. Se no puoi scrivere al direttore della Stampa, ma davvero, puoi mirare più in alto che non a una che lotta con gli Squali nel Giardino  e Fabiofàssio nell’armadio. Lettrice, eddài.

Il secondo consiglio, Lettrice, è molto pratico: ci vogliono tipo sei minuti ad aprire un account di blogger. Aprilo, e dì al mondo quello che vuoi, senza aspettare che lo facciano gli altri. Ti aspetto, non vedo l’ora di leggerti.

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30.000

usti ma qui e William e Kate e Anastasia e Genoveffa, non stavamo neanche brindando!!!


va che chicca che vi ho trovato :




Ovviamente solito invito, chi passa di qui allunghi il bicchiere che io mescio (?)



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Mumbe mumble

Friday morning, nell’openspeis si schiatta di caldo.

Seavessi è un po’ agitata, questo WE (single mode naturalmente), deve affrontare un suo piccolo, privato, grazioso demone personale; deve dire a una persona che no, in effetti non se la sente di prendere un certo impegno, e non ha altre scuse se non che non se la sente di portare via tempo all’Infanta, a MaritoNP, alla casa e in definitiva anche a se stessa.

Seavessi non è brava a dire di no, e per quanto di scarsa importanza questa faccenda le sa un po’ di battesimo del fuoco. Vediamo se ce la fai a tenere il punto, dice la vocina della coscienza, anche quando verrà fuori il discorso _eeeeh  ma guarda che non ce l’hai mica solo tu un lavoro e una famiglia e degli impegni.

No, non ce li ha solo Seavessi, ma sta a Seavessi decidere come gestirsi e come impegnare se stessa in quanto risorsa condivisa.

Mmmh.  Mumbe mumble.

Ieri sera a Seavessi è successa una piccola cosa che l’ha fatta riflettere.

Ha ricevuto una telefonata graditissima e inaspettata, e ha realizzato quanto poco spesso le capiti di sentire la persona che l’ha chiamata.

E perché non la chiami tu?

Per paura di rompere, perché abbiamo tutti vite incasinate nel cui bilancio quei cinque minuti non sono indifferenti, per N ragioni fra cui una è che la persona dall’altra parte del telefono è una conoscenza nata in rete, e per una qualche ragione questo porta Seavessi a sentirsi invadente.

Seavessi in un lampo di lucidità, (per Seavessi un’esperienza rara e meravigliosa) si è resa conto che in definitiva questa persona avrebbe potuto incontrarla in vacanza, o sul lavoro, o dal panettiere che comprava due rosette e tre tartarughe, e in definitiva cosa sarebbe cambiato?
Così Seavessi ha scritto un sms che diceva più o meno senti possiamo passare alla fase in cui siamo due amiche che abitano lontano e ogni tanto si chiamano? E si è vista rispondere _eh ma avevo paura di rompere.



Seavessi deve decisamente rivedere qualcosa nel proprio rapporto col resto del mondo, il che per una sociopatica anaffettiva dichiarata è già un bel passo avanti.

Visto che Seavessi è un po’ agitata, le raccontate qualcosa? Quello che volete, come vivete voi le web-conoscenze, cosa fate per cena, che libro state leggendo. Giustappunto, Seavessi avrebbe voglia di un libro o di una film romantico (meglio il libro però), per chi l’ha letto un po’ sul genere _La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo.

Suggerite gente suggerite!

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20.000

Ruchè per tutte!!!!!
(non è un link pubblicitario, solo  che è il vino preferito di Seavessi e non lo conosce mai nessuno!)

Seavessi vorrebbe ripetere l’invito fatto per le 10.000 visite: se passa di qui qualcuna delle lettrici (o lettori?) che solitamente non commentano, mettete un dito qui sotto che  festeggiamo!!!

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Remember, love’s stronger, remember, love walks tall.

Verrà la primavera.

Questo è un mammablog, e Seavessi principalmente parla dell’Infanta, a volte di se stessa, molto poco di quello che le sta intorno. Non è casuale.

Gli ultimi 18 mesi sono stati pesanti per Seavessi e MaritoNP. A un certo punto, si svegliavano la mattina, sgrunteggiavano vicendevolmente e cercavano di evitarsi il più possibile.

Certo che provavano a volte a riprendere in mano la situazione, ma era come parlarsi fra sordi, ognuno nascosto dietro i difetti dell’altro.

Il problema è che Seavessi e MaritoNP hanno modi di litigare assolutamente diversi e incompatibili. 
Seavessi attacca briga, MaritoNP svicola. Seavessi alza la voce, MaritoNP va in un’altra stanza, Seavessi urla, MaritoNP la guarda infastidito.

Alla fine del giro è successo che Seavessi è entrata in power-saving mode, ha escluso  tutte le funzioni non indispensabili alla mera sopravvivenza, ed è implosa come un albero che perde le foglie e spera che l’inverno non sia troppo lungo e freddo.

Seavessi si è spenta, e ha lasciato acceso solo il led (che è pure antiecologico).
Il blog è nato in quel momento, ed era il led di Seavessi, la parte che doveva restare accesa e viva. Ma perché tale restasse, doveva essere assolutamente segreta e privata.

Seavessi si è nascosta nel blog.

Poi a un certo punto, a fine gennaio, è successo qualcosa. Ma Seavessi non ha davvero idea di cosa sia stato.
Seavessi e MaritoNp hanno discusso, e urlato a bassa voce (dover urlare a bassa voce è una delle cose più terribili dell’essere genitori). E a un certo punto a Seavessi è uscita fuori una frase, nemmeno pesante, nemmeno forte, e MaritoNP si è zittito.

E’ sbiancato.

Ha spalancato gli occhi chiari così simili a quelli dell’Infanta.

Ha detto _ti sei sentita così? ORA ho capito.

Magicamente, quasi da un momento all’altro, il mondo ha ripreso a girare e ad avere un senso.
Seavessi ci ha messo più di un mese per crederci.

Ma questa settimana, Seavessi si è accorta che le stanno rispuntando le foglie.

Ha ricominciato a leggere con gusto e quel piacere quasi fisico che danno i buoni libri

Ha ricominciato a guardare i video dei REM

Ha riso, ha riso un sacco, ha riso con i colleghi stupiti, ha riso con la Tina che l’avrà presa per scema, ha riso fino alle lacrime con l’Infanta, con MaritoNP che neanche si ricordava che suono ha Seavessi che ride.

Ha riso senza motivo e con ogni scusa.

Seavessi, per la prima volta dopo un sacco di tempo, si sente i polmoni pieni d’aria pulita, e crede che la cosa migliore da farne sia ridere.
E voleva condividere questo momento con le blogamiche, e le amiche riscoperte via blog, che non lo sanno ma le hanno tenuto la mano attraverso una notte molto, molto lunga.


Grazie.

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Elenchi mon amour

S’è capito che Seavessi adora gli elenchi? Che ci sguazza in mezzo come una ranocchia in un fosso? Che in effetti la Seavessi-casa è costellata di post it elencanti le cose più disparate?



E quindi come potrebbe Seavessi non aderire all’invito di mammadesign?

Dunque:
“I 10 motivi per cui sono felice di essere donna”
  1. Per gli smalti colorati sulle unghie dei piedi, d’estate, e per i sandali.
  2. Per aver portato mia figlia dentro di me
  3. Per i gesti, le carezze a mia figlia, cucinare la cena, attaccare un bottone, che mi fanno sentire simile e sorella di milioni di donne prima di me.
  4. Perchè ogni donna è unica e irripetibile
  5. Perchè sono donna, moglie, madre, lavoratrice, blogger, casalinga, cuoca, educatrice e nonostante questo alla fine della giornata sono sempre IO.
  6. Per le amiche con cui ridi anche quando vorresti piangere
  7. Per la responsabilità e la possibilità di crescere una donna migliore di me
  8. Per il misterioso senso pratico che ci fa risolvere l’irrisolvibile
  9. Per gli orecchini luccicanti e gli ombrelli azzurri
  10. Per la capacità di fare mille cose insieme e di ricavare scampoli di tempo e sorrisi dove sembravano non essercene affatto.

“I 10 motivi per cui odio essere donna”
  1. Per la faccia del mio capo quando chiedo un giorno di ferie
  2. Perché sono brava ma non farò mai carriera
  3. Per la fatica di sfuggire alle etichette, ai ruoli, a chi vede solo la moglie, la madre, l’amante, e non vede mai ME
  4. Perché non so portare i tacchi
  5. Perché una fa, disfa, si sbatte, si laurea, lavora, e poi alla fine legge sui giornali delle escort da 10000 euro a notte
  6. Perché non è vero che lo fanno tutte
  7. Perché non è vero che siamo o Sante o Escort e in mezzo non c’è niente
  8. Perché quello che cercherò di insegnare a mia figlia forse non la aiuterà.
  9. Per il ciclo durante quell’unica settimana al mare
  10. …boh. a me essere donna piace immensamente!
Grazie mammadesign per la bella iniziativa!!!

una piccola nota di servizio, che riguarda l’elenco di ieri ispirato a/da Roberto Saviano: La Tina ha aperto una discussione sulla pagina fb di Robertonostro, dove ha postato il suo elenco. Ora posto anche il mio, sarebbe bello avre una discussione con tutti gli elenchi delle blogger! Gallina tu che ne dici?


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Seavessi ci arriva…

tardi ma ci arriva…

… a ringraziare di cuore pink per questo fantastico award


che arriva in un momento in cui molte cose della Seavessi-vita sono un gran casino, e non sembra ma un blog award scalda il cuore. Grazie pink, ricambio di cuore!

Orbene, trattasi di passare l’award a 3-5 blogamiche, e come sempre il difficile è sceglierle, quindi vediamo:

Contessa, che blogga da poco ma vogliamo che continui, nevvero Conti?

Mammazeroventi, per avere isolato il gene Candycandy, causa di tanti casini mammeschi

Lucyette, uno dei blog più interessanti  che mi sia mai capitato di leggere

E infine, last but not least, un neo-blog che secondo me ci darà tante ma tante soddisfazioni. 

Ladies and gentleman, I am extremely proud to introduce you


che prima o seguirà me e Dabo (e sì Dabo, award pure a te, ciapa lì) nel tunnel di Hell’s Kitchen

Seavessi vorrebbe anche mandare un grossissimo cuore di peluche tutto pieno di pizzo-e-luccichini con un TVTTTTTB grosso così a Finalmente, co-mamma di Pessime Mamme, perché è una persona speciale e la nuova veste del blog è bellissima e io vorrei sapere come diamine ha fatto a intuire che io ADORO Mafalda.


ah, inoltre:


Gì è amichetta mia 🙂

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