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Il Diritto di Stare Male

Seavessi, un po’ ammaccata e depressa causa chiusura di trimestre, è viva e lotta con voi, e nonostante abbia appena scoperto di essere una specie di nullafacente che è rimasta fedele al proposito di parlare solo della sua cucciola (che solo a scrivere cucciola le sono venuti i bubboni sul naso), ha deciso di rallegrare la vostra giornata con un bel diritto delle mamme, che fra l’altro le è stato suggerito ma non ricorda da chi (suggeritrice? Se leggi batti un colpo che ti linko!).

Oggi andiamo a parlare del

Diritto di Stare Male



Tutti hanno diritto di stare male ogni tanto, di beccarsi l’influenza il mal di testa la sciatica la faringite il ginocchio della lavandaia.

Però le mamme, pare, un po’ meno degli altri. Fin dall’inizio.

Seavessi, che normalmente gode anche di una notevole atarassia – che maschera da pazienza per apparire più simpatica- purtuttavia comincia a emettere fumo dalle orecchie di fronte a certe espressioni.

Una di queste è _la gravidanza non è mica una malattia!!!

A parte che di solito a dirla è un uomo, solitamente un collega che l’ultima volta che ha avuto 36.9 di febbre è stato a casa una settimana a emettere gemiti sul divano e a sfrantumare le balle alla moglie, lasciando che la pila di lavoro crescesse indisturbata sulla scrivania onde poi crollare metaforicamente addosso al resto dell’ufficio.

Ora, la gravidanza è uno stato fisiologico e la rava e la fava. Ok.

Però è uno stato fisiologico in cui alcune fortunate sbocciano come fiori e risplendono di pelle eburnea, capelli con modalità auto-messa-in-piega e sguardo radioso.

Alcune. Le altre passano i primi mesi verdi come felci per la nausea, poi per fortuna passa e rimangono solo la schiena dolorante, le caviglie gonfie, i capelli stopposi, il bruciore di stomaco e l’umore oscillante fra il Puccipucci e la Ienaincazzata, nell’arco di 6 minuti circa.

Per favore, passiamo un minuto in raccoglimento e immaginiamo un uomo nelle stesse condizioni. Devo dire altro?

Poi il pupo nasce, e di fronte alla meraviglia del parto e dell allattamento vuoi mica che la mamma si lamenti di quei 32 punti interni che può sedersi solo con la ciambella, o delle ragadi o della cicatrice del cesareo? 
Sussù, rammollite, le mamme perbene non si lamentano di queste cose. Parto e allattamento sono come li descrivono le mai abbastanza vituperate riviste Faiunfigliotechepoilofaccioanchio, momenti magici in cui il peggio che vi può capitare è avere una camicia da notte non intonata col pigiamino del pargolo.

Poi il pupo a Dio piacendo cresce.

E la mamma riacquista il diritto ad avere ogni tanto l’influenza? Ma giammai.

Se lavora non può assentarsi perchè _eeeeh ma sei già stata a casa tanto (sottinteso a riposarti e cazzeggiare che neanche in una SPA) quando tuo figlio ha avuto quei 15 giorni di fila di influenza intestinale… vuoi stare a casa ANCORA???

Se non lavora deve comunque fare la spesa rassettare casa telefonare alla suocera preparare la cena prendere il piccolo al nido portarlo a nuoto cucire il costume per il maledetto Ballo dei Bambini, che _già sei sempre a casa (sottinteso a riposarti e cazzeggiare che neanche in una SPA) ora pure con la scusa che stai male stai sul divano tutto il giorno?
E qui ragazze, Seavessi per una volta è convinta che sia COLPA NOSTRA. Basta fare quelle che _a me non m’ammazza niente, quelle che _cosa vuoi che sia è solo un po’ di febbre e avete 39 e 9 e vedete gli ABBA che cantano Fernando in soggiorno.

Siamo esseri umani. A volte ci tocca una fermata ai box. Se non per prime non ce la prendiamo, come possiamo pensare che siano gli altri a dirci _no guarda, vai a casa e stenditi perché sei uno straccio? Gli altri giustamente ritengono che noi siamo in grado di autoregolarci.

E’ proprio ora che impariamo a farlo.

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Il Diritto di sbagliare ( o il Temuto Trauma da Trasloco)

Pensavate di averla scampata questa settimana eh? E invece no, puntuale e immancabile come le intercettazioni delle escort ecco a voi il Diritto delle mamme di questa settimana.

Che ahimè è quello che a Seavessi riesce più difficile.

Le mamme hanno diritto a sbagliare, dove sbagliare è un pessimo termine.

Scena prima.
Quando l’Infanta era appena nata, e ancora non sbeffeggiava la genitrice dicendo addilittùla, Seavessi ha passato i 42 giorni più brutti della sua vita cercando di allattarla, e nella pratica affamandola e disidratandola. Il tutto perché qualcuno le aveva messo in testa i danni devastanti che come è noto subiscono gli Infanti  non tetta-allattati.
Seavessi ci ha messo un anno circa a ripigliarsi dai sensi di colpa.
L’Infanta nel frattempo cresceva benissimo e guardava perplessa sua madre in lacrime davanti al biberon.

Scena seconda.
L’estate scorsa la Seavessi famiglia ha traslocato. Seavessi ha passato i mesi precedenti a scocciare l’Infanta, MaritoNP e chiunque la stasse a sentire con spiegazioni rassicuranti tese ad evitare il temibile Trauma da Trasloco, di cui aveva letto su qualche nebulosa rivista Faiunfigliotechepoilofaccioanchio.
La prima sera nella casa nuova, Seavessi ha messo l’Infanta a nanna nella sua nuova cameretta, e le ha lanciato uno sguardo terrorizzato.



L’Infanta ha guardato Seavessi con gli occhi immensi sgranati dal basso dei suoi 26 mesi, e ha detto _mamma quetta è la mia ttanza. Bai bia.

E si è girata dall’altra parte.

In seguito a questi e a infiniti altri episodi, Seavessi ha

  • Smesso di leggere le riviste Faiunfigliotechepoilofaccioanchio
  • Fatto un insano pensiero

Le mamme di oggi sono accerchiate dai possibili traumi che possono causare agli Infanti.

Se lo sgridi mini la sua autostima
Se non lo sgridi non gli dai sicurezza
Se lo fai dormire con te non lo aiuti a crescere
Se lo fai dormire da solo lo fai sentire abbandonato
Se gli leggi i librini lo metti in difficoltà perché a scuola si annoierà
Se non gli leggi i librini a scuola sarà indietro rispetto agli altri.

E’ una cristalleria in cui è quasi impossibile muoversi, ma non solo, si riesce a fare del danno anche non muovendosi affatto.

Però.

Però l’umanità ha alcuni milioni di anni. Questo significa che alcuni miliardi di bambini sono cresciuti, diventati adulti e financo fatto cose notevoli anche prima che psicologi e  pediatri cominciassero a dirci che fragili creature siano e come si infinitamente delicata la loro psiche, e quali tremendi danni possiamo fare se non stiamo attente.

Probabilmente, poveri bambini, non sapevano di aver subito orrendi traumi, e crescevano lo stesso.

Senza voler cadere nel _si stava meglio quando si stava peggio, Seavessi non è affato certa che i bambini siano creature fragili pronte a spezzarsi alla minima sciocchezza fatta dalle madri.

Seavessi tende a credere che i bambini siano creature sagge e forti.

E che il compito delle mamme sia meraviglioso e difficile. Facciamo del nostro meglio, con amore e attenzione. A volte sbagliamo, a volte la imbrocchiamo, e c’è molto Fattore C in tutto questo.

Ma almeno, le equazioni del tipo ho introdotto troppo presto il glutine nello svezzamento = sicuramente mia figlia farà la velina e sposerà un calciatorefacciamoci un favore: risparmiamocele.

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Il Diritto di non leggere (Fahrenheit 451)

Oggi è  mercoledì e come di consueto ve toccano i Diritti delle mamme.
Contentone eh?

Il diritto di oggi  può sembrare un po’ strano, soprattutto detto da Seavessi che legge anche le etichette dei ceci in scatola.
Seavessi si è dunque fritta definitivamente il cervello, come da ricetta classica del fritto misto piemontese?

Può essere. Comunque il Diritto di non leggere  (comunque sì, è scopiazzato da Pennac) è più il diritto di Leggere e poi  pensare _son tutte minch sciocchezze. Da qui il sottotitolo.



Studi di una prestigiosa università dell’Iowa (inventata or ora da Seavessi, ma santo cielo, ce l’avranno ben un’università no?) hanno ampiamente dimostrato che c’è più fuffa nella letteratura mammesca che buchi nell’ozono. Siamo circondate da minacciosi scaffali imcombenti pieni di _Il tuo bambino da 0 a 32 anni e _I benchè che aiutano a crescere.

E questo fin dalla gravidanza; l’ospedale della città di Seavessi propinava, insieme alla simpatica lista di cose indispensabili per partorire (che prima o poi ne dovremo parlare, di questa lista…), una lista di libri consigliati, disponibili nell’apposito scaffale presso una grande libreria in centro.

Simpatici e allegri libri, del tipo _oh che bello partorire molto meglio che andare al cinema, _tutti possono allattare financo tuo marito, _come con un po’ di impegno e tisana puoi produrre direttamente latte e nesquik e _comunque tuo figlio se vuoi fare una roba fatta bene lo fai dormire con te fino alla maturità.

Niente da dire a chi li ha letti e si è trovata benissimo e ha allattato fino alla fine della scuola materna. Ma rendiamoci conto che il modo in cui partorire, il quanto e il come allattare, il fatto che il sangue del nostro sangue dorma tutta la notte o due ore per volta sono scelte che dipendono da noi solo fino a un certo punto. Se mi rifilano sei volumi sulla bellezza del parto in acqua, e io ci credo, e poi va a finire che per N motivi mi tocca un cesareo, può essere che io mi senta una poveraccia, e non è proprio il caso.

Idem i vari manuali su pappa nanna cacca ecc. Pare che TUTTI siano in grado di allevare Infanti, tranne ahimè la mamma in questione: una povera sciagurata che prima di essere illuminata dal libro/rivista/articolo in questione ha causato  dei danni irreparabili alla prole, che a causa di uno svezzamento sbagliato probabilmente è destinata a partecipare a un programma della D’Urso.

Non parliamo poi delle riviste specializzate, su cui compaiono puerpere fresche di parrucchiere e neomamme con fisico da preadolescente che dissertano sulla bellezza di fare ogni giorno tre ore di yoga al parco con la progenie al seguito. Immancabile anche l’intervista con la vips di turno, che parla della meravigliosa mezz’ora giornaliera che passa col minivips prima di riconsegnarlo alle quattro tate di competenza.

E voi, mamme internettare connesse e blogganti e forumeggianti, cosa ridete? Pensate di essere esenti da cotanta scempiaggine?

Sussù, alzi la mano chi almeno una volta non ha provato improbabili tecniche addormentatorie trovate sul sito passalosulgas.com, o ricette consigliate da una sconosciuta pescata su omangiquestaominestraosaltidallafinestra.it.

Leggiamo ragazze, leggiamo e informiamoci. Ma  leggiamo i manuali di istruzioni dei pargoli senza dimenticarci dei figli del buon Rousseau, e vaghiamo pure spensierate su internet, senza dimenticare che

  • In fin dei conti il figlio è il nostro e siamo noi a sapere che odore ha la sua pelle
  • Non abbiamo nessuna garanzia che fragolina872,  moderatrice del forum ciccipucci.com che ci ha appena detto quanto sia naturale che nostra figlia dodicenne voglia andare a ballare sui cubi, non sia in realtà un vecchio bavoso che vive ad Arcor  un vecchio bavoso.


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Il Diritto al Sorriso (d’altra parte è così)

Siccome oggi è mercoledì Seavessi sente imperioso il dovere di lanciarsi nel consueto sproloquio sui  Diritti delle Mamme.
Il diritto di oggi è il diritto al sorriso, ovvero l’arte di dire _d’altra parte è così. Come quasi sempre è un titolo confuso e infelice, quindi vediamo di esplicare i Seavessi–pensieri.

Siamo bombardate di messaggi, soprattutto da parte di noi stesse, che ci ripetono quanto sia importante essere mamme serene e sorridenti, onde ridurre il rischio che la prole da grande voglia fare la velina/il tronista.

C’è da dire che non è nemmeno un’idea insensata, l’equazione mamma contenta = figli contenti, è qualcosa che può funzionare; al fine di questa discussione prendiamola per buona.

Il problema è che la maggior parte delle mamme* che Seavessi  (Seavessi inclusa, of course) conosce hanno una vita ben incasinata, chi lavora troppo, chi non trova il lavoro giusto, chi si barcamena con le famiglie allargate, chi vive di fianco alla suocera, chi vive nel terrore della pediatra. Insomma, tutte quante abbiamo vite piene, ognuna complicata a suo modo, nessuna sta sulla nuvoletta rosa profumata di vaniglia su cui ci vorrebbero le già citate riviste Faiunfigliotechepoilofaccioanchio.

Quindi si ottimizza, bisogna sorridere ed essere felici delle molte piccole e grandi meraviglie che troviamo lungo le nostre giornate; seguono alcuni Seavessi esempi:

  • l’Infanta che proferisce perle di saggezza,
  • il primo caffè del mattino (ok, anche il secondo e il terzo non sono male),
  • una frase gentile del marito,
  • quando sei in coda al super con 6 carrelli strapieni davanti e improvvisamente aprono la cassa di fianco e passo per prima
  • la pediatra che dice ok tutto bene ci vediamo ad aprile
  • aprire la mail e trovare un’amica lontana che dice Buongiorno
  • leggere un bel libro
  • accendere la radio e sentire i REM


E fin qui la parte “diritto al sorriso”; sorridiamo ragazze, sorridiamo perché i sorrisi cambiano il mondo, o almeno la giornata.


Ahimè però a volte sembra che sorridere e avere l’aria felice sia una colpa da espiare seduta stante; Non ce l’avete anche voi il Conoscenteincontratopercaso  e il Collegadepresso?

Conoscenteincontratopercaso _eh ma come sei sorridente!

Seavessi _sì sono contenta, stamattina l’Infanta era contenta di andare all’asilo e poi c’è il sole!

Conoscenteincontratopercaso _eeeeeeeeeh beata te che sei contenta di ste cose…. pensa che ci sono i bambini in Africa che muoiono di fame, la vivisezione sui cuccioli di beagle, l’influenza A che gira, le escort che escortano, i Maya che prevedono?

Oppure

Collegadepresso _è passata la tosse all’Infanta?
Seavessi _Sì grazie
Collegadepresso _eeeeeeeeeeeeh sai quante ne farà ancora prima che finisca la stagione? Poi le tossi dei bambini vanno subito in bronchite, la bronchite è un attimo che diventa polmonite…

Ed è qui che la mamma, non potendo passare il suo tempo a sfanc rispondere per le rime, deve fare training autogeno, sorridere, e dire _d’altra parte è così, per poi allontanarsi il più velocemente possibile, depennando nel frattempo Conoscenteincontratopercaso e Collegadepresso dalla lista di persona da salutare.




*ovviamente parliamo delle mamme secondo Seavessi, cioè mamme + moms to be + nonne + zie + figlie + sorelle 😉

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Il diritto alla messa in piega, ma anche no

Buon mercoledì a tutte voi che non avete di meglio da fare che venire qui a leggere come e perché secondo Seavessi le mamme hanno diritto alla messa in piega ma anche no.

Caffè?

Bicerin?

Sì il bicerin sì, dai. Prego, dopo di voi.


Dicevamo.

Il diritto alla messa in piega, ma anche no

Le mamme hanno diritto ad uscire dal loop di schizofrenia in cui le Riviste Faiunfigliotechepoilofaccioanchio (notoriamente divulgatrici di fuffa tipo pilates per under 1) e la Vox Populi  (notoriamente divuolgatrice di minch  sciocchezze tout court) cercano di gettarle.

Dicono le Riviste Faiunfiglioecc. e la Vox Populi:
Aaaaaaaaaaaaah bada bene, non è che adesso che hai partorito da ben 12 giorni ti puoi lasciare andare neh! Sussù, che è quel tutone? Che son quelle occhiaie? Come sarebbe dormi due ore al giorno e neanche continuative? Fila a truccarti, infilati un jeansino attillato, che sei pur sempre una donna! Sei stanca? Ma va là (vedi diritto ad essere stanche), che se ti scazzuoli di crema antirughe passa tutto! Il bimbo urla? E te credo che urla, va che capelli c’hai! Sussù, smolla il nano urlante alla nonna e riprenditi i tuoi spazi, ritrova la donnasecsi che è in te, vai alla conquista del mondo, o almeno fatti una messa in piega.
(Sottinteso: o se no poi non lamentarti che il marito fa gli occhi a cuore alla cassiera della Coop).

Orbene, la mamma implora ferie, coopta nonne, si alza un’ora prima per preparare la cena alle 6 di mattina, e riesce ad andare dal parrucchiere, che la saluta con un allegro _ooooh cara, ma sei proprio un disastro!!!(tradotto: gioia mia con meno di 70 euri non te la cavi)

Nel mentre che è lì seduta davanti allo specchio con l’asciugamano in testa – non c’è  come gli specchi del parrucchiere per mettere in risalto l’occhiaia color particuliere – la mamma si sente brava e orgogliona.

Ma ahimè, le Riviste Faiunfiglioecc. e la Vox Populi son lì in agguato per mano delle due carampane che stanno sotto i caschi, Gina e Pina.

Gina _ah sapessi, mia nuora mi dà dei dispiaceri… è sempre in giro, altro che fare la mamma, sembra una di quelle che ballano nei cubi (Gina non ha chiarissimo il concetto, sta palesemente copiando le frasi da Uomini e Donne), tutta truccata col fards e il gross.

Pina _e mia cognata allora? Invece di stare a casa a fare una torta a quei poveri figli che mangian solo merendine, pensa che l’ho vista al Neilsbars (detto gongolando, tronfia del parolone anglofono)

Gina _dove? (non ha capito ma disapprova sulla fiducia)
Pina _eh sì… in quei posti dove fanno la FRENSIS MENICURS!!! Dove fan tutte le unghie lunghe e colorate!!!

Gina e Pina in coro _ooooooooooohchetempi (è chiaro che il Nail Bar è appena stato promosso a Luogo di Nequizia e Perdizione)
(Sottinteso: con delle mogli così ci credo che i mariti fan gli occhi dolci alla cassiera della Coop). 

La povera mamma con le sue occhiaie e il suo asciugamano in testa cerca di mandarle mentalmente a sperticare noci, lottando col senso di colpa autoinstallante che le hanno dato in dotazione col bambino.

Una mamma ha il diritto di farsi la piega, e le unghie, e il colore, se ne ha voglia e se la fa sentire meglio, perché nessuno come le mamme sa quanto può essere infinitamente terapeutico comprare un ombretto nuovo in una giornata grigia in cui il bimbo piange il capo sclera e il marito rompe.

Una mamma però, ha anche il diritto di girare col tutone la ricrescita e le zampe di gallina in bella vista, se quel giorno è giù, se quel giorno non ce la fa, se quel giorno è stanca, e più ancora se era uscita per andare dal parrucchiere ma lungo la strada è stata risucchiata da una libreria e i 70 euri se ne sono andati in album di Calvin & Hobbes e B.C., che tirano su di morale almeno quanto la piega e durano mooooooolto di più.

Con o senza ricrescita, le mamme (che ovviamente includono le moms-to-be, a scanso di equivoci) restano creature incredibili e affascinanti, devono solo ricordarselo – e questo non è un diritto ma un dovere.

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il Diritto al Disordine

Orbene, Seavessi prosegue like a rolling stone giù per la china del mammismo degenere, che almeno l’analista dell’Infanta avrà solo da leggere questo blog e ci metterà ben poco ad analizzare (o qualunque cosa faccia un analista).

Oggi Seavessi vorrebbe sdoganare il

Diritto al Disordine

Intendiamoci, Seavessi purtroppo non fa parte della lieta genìa di chi è disordinato ma nel proprio casino ci sguazza come una triglia nella bouillabaisse; Seavessi è disordinata e ci soffre, sogna una casa di quelle linde e minimaliste che si vedono sui cataloghi ikea, sogna il design danese e sogna l’abolizione dei soprammobili.

Ma il disordine è anche un diritto, ancora una volta a molti livelli.

Il primo livello è quello fisico. Una mamma, e ancora di più una neomamma, ha il diritto insindacabile di avere una casa in cui sembra scoppiata una piccola bomba – il che, metaforicamente, è esattamente quello che è appena accaduto.

Ha il diritto di non doversi ammazzare di pulizie appena tornata a casa dall’ospedale, perché viene in visita la prozia Adelmina che lo sai che ci tiene tanto.

Se la prozia Adelmina ci tiene così tanto, si tirerà su le manichine eleganti, inguanterà le grinzose manine ingioiellate e darà una mano alla neomamma a preparare la cena o a  vuotare la lavastoviglie, perché questo è quanto fanno le persone che ci tengono. Gli altri, quelli che vogliono venire in visita e vedersi servire il caffè coi biscotti possibilmente appena sfornati  da una donna uscita dall’ospedale due giorni prima, ecco, Seavessi vi svela un segreto: non ci tengono affatto, e se restano a casina loro siamo tutti un po’ più felici.

Una mamma ha il diritto di mandare affan a giocare sui tetti la torva montagna di roba da stirare, perché in quel momento sta guardando Sclèc con l’Infanta e fanno i commenti insieme.

Una mamma ha diritto ad avere gli armadi chiusi, (e se li apre si rischia lo smottamento sismico), perché quel pomeriggio ha da fare la biscottata col pargolo, il che probabilmente porterà ad armadi ulteriormente chiusi, cucina infarinata, pargolo felice e profumo di vaniglia.

Una mamma ha il diritto di rispondere, a chi critichi quanto sopra, che lei non è assolutamente gelosa della montagna di panni da stirare, anzi, sarà ben felice che se ne occupi il criticatore.

Il secondo livello di disordine è più complesso, è mentale (ma nel caso di Seavessi questo era palese), educativo, progettuale.

Una mamma ha il diritto di prendere i vari metodi educativi, esaminarli, rimescolarli, prendere dell’uno e dell’altro quel che pensa sia adatto a suo figlio,  consapevole che l’autore del libro probabilmente i figli li ha fatti allevare dalle tate.

Una mamma ha il diritto di pensare che suo figlio sia unico, e che (mi pare la frase sia di Marcello Bernardi) non esistono due bambini uguali, né due coppie mamma-bambino uguali, e l’unicità è disordine perché non rientra mai esattamente in uno schema.

Ogni mamma è una stella danzante, per questo ha il diritto di avere un po’ di caos dentro ( e fuori) di sé.
Ordinatissima era quella che Seavessi considera la sua irraggiungibile icona,


ma diciamocelo, non è che abbia tirato su dei figli straordinariamente sereni e felici…

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Shhhhhhhhhhhhhh

Post liberamente ispirato ai diritti naturali dei bimbi e delle bimbe di Piccolalory, iniziativa che Seavessi condivide in toto (e ci tiene a ripeterlo).

Siccome però Seavessi ci tiene a candidarsi per il premio Balocchi & Profumi 2011, premio assegnato alla peggio mamma egoista sulla piazza, va avanti imperterrita per la sua strada dei

Diritti delle Mamme

dopo il Diritto di Essere Stanche, questa settimana passiamo al

Il diritto al silenzio
(ovvero elogio del non ascoltare)



Il diritto al silenzio non è affatto in contrasto col diritto dei piccoli mostri di essere ascoltati, anzi. Se non si fa silenzio non si ascolta proprio niente, come sa chiunque abbia provato ad ascoltare Grey’s Anatomy mentre il marito sproloquia sul bollo auto scaduto.

Il diritto al silenzio ha moltissimi aspetti.

Innanzitutto il diritto al silenzio fisico; passiamo un anno ad aspettare che l’Infante parli, e poi i successivi 10/12 (diciamo finchè non diventano adolescenti immusoniti) ad aspettare che tacciano quei 30 secondi di fila, per poter riordinare quelle due idee in croce che ci  son rimaste senza dover rispondere al fuoco di fila dei pecché. A confronto di un Infante duenne chiacchierino, perfino nove ore di fila nell’ufficio openspeis con i telefoni che suonano sembrano una giornata alle terme.

Per cui, ogni tanto, quando davvero non ne può più, la mamma ha il diritto di dire all’Infante _stai zitto un attimo per favore, senza per questo sentirsi una mamma degenere non-ascoltante il cui pargolo certamente diventerà o velina o tronista (naturalmente a causa dell’inadeguatezza materna).

Poi c’è il diritto al silenzio del mondo esterno, a cui ovviamente non si può dire stai zitto, ma si può imparare a non ascoltarlo, in particolare a non ascoltarlo quando ci urla come dovremmo essere.

Le mamme hanno diritto a non ascoltare (in ordine un po’ vacuo di tempo):
  • l’amico pediatra del nonno che in tempo zero vuole convincerti a darti al pupo nato due ore prima il latte artificiale (no? Sicura? Ne riparliamo davanti all’Infante urlante affamato disidratato? Sicura di essere una buona mamma? Affami tuo figlio…)
  • l’ostetrica simpatica come la sabbia nelle mutande, che a costo di farti disidratare la progenie insiste che tutte le mamme hanno il latte (tu no? Oh che sfigata incapace, sicura di poter essere una buona mamma? O almeno passabile? Diciamocelo, non sei neanche un granché come mammifero…)
  • la suocera che insiste che per svezzare il mostriciattolo sono indicatissimi i bucatini all’amatriciana (no? Eppure guarda tuo marito e i suoi 6 fratelli che begli omoni son diventati… ah voi ragazze di oggi… non avete idea di come si allevano i figli)
  • la mamma che cerca subdolamente di imporre la maglietta della salute di lana merinos in pieno luglio (no? Guarda che poi si ammala eh! Fai come vuoi ma si ammala!)
  • l’amica senza figli che cerca di rifilare alla neomamma i pannolini lavabili (no? Dici che non hai tempo neanche per lavarti tu figuriamoci i pannolini? Ne riparliamo quando l’Infante avrà 20 anni e ti incolperà del surriscaldamento del globo? NDR qui però la mamma degenere tira un sospiro di sollievo, è improbabile che una velina o un tronista abbiano tutta sta consapevolezza ecologista… )
  • quelli che Al nido? Ooooooohh poverino
  • quelli che Niente nido? Ooooooohh poverino
  • quelli che _la piscina? E che è un pesce???
  • Quelli che _come, SOLO la piscina? E lo sci la ginnastica artistica e il curling NOOOOOOOOO? Ma se sono attività così formati e indispensabili!!!

Bon, per adesso a Seavessi son venuti in mente questi; ma naturalmente ogni mamma ne ha a manate di esempi del genere.
Se passate di qui mi dite voi cosa ne pensate?

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Il diritto di essere stanche

Sì sì lo so, tre post oggi, sono logorroica. Ma a questa cosa ci penso da sabato.

Piccolalory sta portando avanti un’iniziativa bellissima su I diritti naturali dei bimbi e delle bimbe.

Io solo a leggerli mi commuovo.

 

Però non posso fare a meno di derivarne un corollario di pensieri un po’ sfasato, derivante anche da questo post di Bismama e dai relativi commenti.

 

Insomma io sarò Miss Egoismo 2010 e mi candido anche per il 2011, ma a me sono venuti in mente  i Diritti delle Mamme.

 

E siccome sono reduce dal mio meraviglioso single-weekend, ne vorrei proporre uno, e mi piacerebbe sapere, se qualcuno passa di qui, cosa ne pensa.

 

Io propongo

 

Il diritto di essere stanche.

 

Una cosa banale eh? Eppure ha tante sfaccettature.

Le mamme sono le creature multitasking per eccellenza, studi di un’importante università americana (che mi sto palesemente inventando, ma figuriamoci se non esistono, quelli studiano anche la vita sociale delle vongole)  hanno chiaramente dimostrato che una mamma può, in contemporanea, fare una conf call con l’India, passare a una collega la ricetta dei biscotti di vetro, organizzare la spesa per la cena e pensare a come cucire il costume per la Recita di Natale, e alla fine ricordarsi ancora come si chiama senza dover guardare la carta d’identità.

Provate a fare fare la stessa cosa a un uomo, dopo 10 secondi lo vedrete che passa all’India le istruzioni per cucire i biscotti.

Eppure anche queste creature apparentemente  indistruttibili si stancano, e a volte avrebbero solo voglia di tornare a casa, scivolare di nascosto in camera da letto e dormire 12 ore di fila.


Le mamme hanno il diritto di essere stanche, e di poterlo dire, senza che l’imbecille di turno commenti _eeeeeeeeh, cosa credevi, che i figli si allevassero da soli?


Le mamme hanno il diritto, dopo un cesareo d’urgenza e senza aver dormito da 4 notti, a non vedersi lanciare in braccio il neonato da un’ostetrica brillantona che sentenzia _deve creare il bonding signora!!! Su su non vorrà mica dirmi che è stanca?

Sì cretina, sono stanca, ho due flebo e un catetere e l’unica parte del corpo che non mi fa male è l’alluce sinistro.

Le mamme hanno il diritto, anche se amano immensamente i propri figli, a sognare ogni tanto spiagge deserte e silenziose, a desiderare un’uscita con le amiche, a implorare 10 minuti di silenzio in cui nessuno abbia bisogno di camicie stirate pastelli a cera e cene pronte, senza che nessuno tiri in ballo l’egoismo e dica _eeeeehh non lo sapevi? Hai voluto la bicicletta e adesso pedali.


Chissà come, una mamma che dica di essere stanca afferma qualcosa di sconveniente.


Oggi sono abbastanza sversa, si capisce?

 

 

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