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Hansel e Gretel

…o meglio Giannino e Rita, come recitava il libro di fiabe che Seavessi aveva ereditato da NonnaG, con illustrazioni bellissime e paurosissime.

Insomma parrebbe che qualcuno abbia letto all’Infanta la storia di Giannino e Rita, e l’Infanta, nonostante Seavessi la considerasse vaccinata a ogni fiabesca nefandezza per via della campagna “leggi anche tu la versione originale-non-disney dei libri”, l’Infanta, povera, ha accusato il colpo.

_mamma ma il loro papà li abbandona nel bosco?

_amore ma no, avrà cambiato subito idea, solo che oramai i bimbi si erano allontanati…

_mamma ma la strega li chiude nella gabbia dei polli?

_eh… boh… non so amore, ma poi finisce bene…

_mamma ma poi li vuole mangiare!

_ma frittellina, è una fiaba, non si mangiano i bambini….

Piscina, esterno giorno.

Seavessi spruzza l’elfica Infanta di protezione millemila, poi lo spruzzino finisce.

Allora Seavessi tira fuori un tubo nuovo, stavolta di crema, giallino, e inizia a spalmare alacremente Revoluciòn.

Si gira e vede l’Infanta con gli occhi sgranati.

_mamma?

_amoremio, che c’è, che hai visto?

_mamma, perché metti la maionese su mia sorella?

_

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La zuppa di drago

o del perché Seavessi non ha speranze come foodblogger, nonostante lo sperticato amore per le caccavelle culinarie.
Nonostante la palese inabilità, Seavessi vuole comunque partecipare al link party della Micaela

E quindi vi propina senza pietà la 

Zuppa di Drago

Allora, la zuppa di drago è ciò che vi potrà salvare tante cene, a un bassissimo costo di tempo e materiali (il costo di pensiero invece è altissimo, soprattutto le prime volte, poi ci fate la mano e in men che non si dica vi trovate un drago nell’armadio). 
La zuppa di drago è ispirata, ma trattandosi di una ricetta di circa due passaggi e mezzo forse dire ispirata è un po’ eufemismo, a una ricetta della Nigella. E no, la mia versione non prevede sale maldon, soft unsalted butter e neanche muscovado sugar, quindi non dovete girare disperate alla ricerca di albionici ingredienti.
Allora, per la zuppa di drago vi servono:
piselli freschi o surgelati (non quelli in lattina o bric perché viene un colore che sembra che il drago sia morto da parecchio e di malattia)
un paio di cipollotti (o mezza cipolla, o uno scalogno, quel che avete in casa)
mezzo vasetto di pesto pronto
olio evo
sale
acqua
Mettete in pentola l’acqua, i piselli e i cipollotti o quel che l’è, no non saprei quanti, un po’, come se doveste fare un minestrone molto asciutto. Salate di conseguenza.
Bollite bollite bollite finché i piselli son morbidi, a quel punto daje de minipimer, ma TANTO, non si deve più capire la pisellica natura dei piselli. Aggiungete il pesto e un filo d’olio, e otterrete una crema di piselli che grazie al pesto e al cipollotto non sa esattamente di piselli.
Evualà il drago è servito.

Servite con o senza crostini, accompagnando con dettagliato resoconto di come e qualmente la mamma abbia faticosamente catturato il drago in giardino, inserite dettagli di lotta violenta, spiegate come il viscidone abbia venduto cara la pelle, e magnificate i magici poteri della zuppa. 
Se non avete il giardino potete inventarvi bellissimi draghi volanti da balcone che volevano mangiarsi i calzini stesi, o draghi pensili da finestra affamati di gerani, l’importante è l’interpretazione, che Stanislavski deve venire a lavarvi i pavimenti. Seavessi la fa da due anni e ormai è assolutamente convinta, tanto da servirla sentendosi veramente sfinita per la lotta all’ultimo sangue.

Varianti sperimentate e approvate dalle figlie:

  • con basilico e pinoli invece del pesto, la differenza è che si vedono dei pezzettini bianchi definibili artigli di drago.
  • con dadini di pancetta prerosolati, che se poco poco avete  letto  Harry Potter li vendete per Cuore di Drago, lo stesso che va dentro le bacchette, e qui ne avete da raccontare per tre cene.
  • con carote invece dei piselli e curry invece del pesto, zuppa di Drago di Fuoco


Ma chissà quanti draghi possono venire in mente a voi!



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