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Altramamma, davvero?

Cara Altramamma,

tu non lo sai, ma in questi giorni, facciamo settimane che non costa nulla, Seavessi arranca un po’.

Fatica a trovare il passo, a ballare a tempo, le cadono le cose e le parole. Cose piccole sembrano grandi e cose grandi sembrano piccole, perfino il sole sembra sbagliato perché ti illude che sia primavera, e la pioggia perché ti inganna sull’inverno che non è stato.

A Seavessi sembra di portare in braccio i panni dell’asciugatrice, quando non trovi la bacinella, e per bene che cerchi di tenerli ogni passo ti cade un calzino, ti chini per raccoglierlo e ne cadono altri due.

Spaiati.

Così, Altramamma, non stupirti se ci ho messo un attimo a capire di cosa parlavi.

Perché tu, lo so, porti una bracciata di panni tale e quale la mia,  e davvero ti sei ricordata, davvero in mezzo ai tuoi calzini spaiati hai pensato a me e alla mia Infanta asociale,

che negli ultimi tre anni ha accondisceso a partecipare a un unico evento mondano, la scorsa primavera, il compleanno di tuo figlio.

Il quale figlio l’ha invitata, e lei è tornata a casa e ha detto Mamma, mi porti alla festa di Bastiano (e come dovrei chiamarlo se no?), e io ancora mi chiedo cosa le abbia detto.

E non credo lo saprò mai, cosa le ha detto di diverso. Non importa, ora so.

So che è Bastiano ad essere diverso, e so che devi averglielo insegnato tu.

Altramamma, davvero?

Davvero è possibile che qualcun altro si ricordi che la mia bimba silenziosa non va alle feste, davvero hai notato l’eccezione, davvero ci inviti anche quest’anno (anche se ormai ci danno per causa persa) dicendo Magari anche quest’anno l’Infanta è contenta di festeggiare con Bastiano?

Altramamma, grazie con tutto il cuore. Per il pensiero, il tempo e lo spazio.

E per insegnarli a Bastiano.

Torno a raccogliere i calzini, grata.

 

 

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Nello scatolone

Vocina _niente, sei una casinista. Non si trova mai niente, e non dire che tu nel tuo casino ti trovi che lo sa Sant’Antonio quante volte ti ha salvato le chiappe, che ha una cartellina per te e una con scritto resto del mondo.

Seavessi _ Vocina ma da quanto tempo! Non pensavo che ci avessi seguiti qui nell’Iowa. Hai visto che meraviglia la foresta incantata di lucine che abbiamo fatto fuori?

Vocina _ma piantala che le renne le hai prese alla lidl.

Seavessi _mbè, dobbiamo stare a guardare la provenienza delle renne luminose? Ti stai mica Salvinizzando Vocina?

Vocina _ è che non li trovo.

Seavessi _ tipo cosa non trovi?

Vocina _ i tuoi diari delle medie.

Seavessi _ …

Vocina _sì i tuoi diari delle medie! E non fare finta di non sapere perché li cerco! Ti ho vista come guardi l’Infanta da quando ha iniziato a fare ginnastica acrobatica!

Seavessi _dai Vocina su…

Vocina _su niente! Ti ho vista che la guardi col magone!

Seavessi _Vocina, non è magone. Mi commuovo spesso da quando siamo qui in Iowa, lo sai. E’ come se tutto fosse… meno filtrato.

Vocina _non contarmela su, non ce l’hai un inconscio da far affiorare, abbiamo detto che costava troppo e prendeva polvere. Come se non sapessi di cosa parlo. Te lo ricordi no? Che eravamo una bambina cicciotta e imbranata, che più ci dicevano che eravamo imbranata e più avevamo paura anche a muoverci? Te lo ricordi che non volevamo mai giocare a niente perché ci sceglievano per ultima? Di’ un po’, te lo ricordi che prendevamo le insufficienze di pallavolo? Ti ricordi quel sottile sospetto che noi comunque non ce ne fregava un beneamato della pallavolo ma dovevamo comunque portare a casa l’insufficienza e ci si stringeva lo stomaco? Te li ricordi gli altri ragazzini che ridevano?

Seavessi _oh mamma Vocina, no, non pensavo che te li ricordassi TU. Ma sono passati millanta anni, cosa vuoi fare ora?

Vocina _mandare a tutti una foto dell’Infanta e bullarmi come non ci fosse un domani.

Seavessi _ma Vocina l’Infanta non sta lì per vendicare noi, sta lì per essere lei e raccontare la sua storia, non la nostra. Vocina, via. Queste cose nel trasloco non le abbiamo portate, le abbiamo lasciate nel rusco dove si meritano di stare.

Vocina _ecco, sei come loro. Neanche tu mi vuoi. Allora me lo meritavo di essere scelta per ultima.

Seavessi _ma no Vocina, non è vero. Non se lo merita nessuno. Vieni che ci facciamo un tè e ci leggiamo qualche pagina di Jeeves.  Ah Vocina, a proposito…

Vocina _cosa?

Seavessi _nella cantina dei miei, nello scatolone insieme ai libri.

 

 

 

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Due mesi (e mezzo)

Stamattina Seavessi prende il caffè con calma,

Guarda intorno a sé il silenzioso assedio di lavori di casa che urlano PRIMA IO, PRIMA IOOOO!!!

E decide che PRIMA ci vogliono un caffè e qualche minuto per fare le somme di questa tarda primavera così strana, ni cui sono successe mille cose ma soprattutto una storia nuova: Seavessi nei panni della BidellaMirella, con il suo carico di pensieri e rimugini.

O meglio, Seavessi La Rimuginatrice VS BidellaMirella che sorride molto di più e rimugina… quasi niente, giusto il necessario indispensabile di chi è in un ambiente nuovo e cerca di prendere le misure.

Ma il format (oh come parliamo imparato stamattina) di questi due mesi è stato tagliato con l’accetta da uno di quei film americani in cui a qualcuno  di New York New York (if I can make it there) si ferma la macchina in una palude melmosa dell’Iowa, e due ore dopo il qualcuno, a meno che non sia del tutto cretino, non lascerà MAI PIU’ le paludi melmose dell’Iowa.

Del resto si sa, questo è il paradiso? No, è l’Iowa (papà, questa è per te).

Dunque BidellaMirella alla scoperta del suo provato Iowa.

Com’è l’Iowa?

L’Iowa è diviso in due tempi.

Il primo, più lungo e lento, durato quasi due mesi, nella Scuola Giocattolo.

La Scuola Giocattolo è una primaria, spersa nella bassa piemontese, fresca e ombrosa e con davanti due enormi tigli. La Scuola Giocattolo è stata il posto dell’impara a camminare. Per imparare a camminare c’erano due lunghissimi corridoi silenziosi, il giardino con i giochi, e maestre gentili che si fermavano a dire due parole, a spiegare cosa c’era da fare a Seavessi che, lì da sola, il primo giorno voleva scappare.

Nella Scuola Giocattolo c’erano bambini educati come Seavessi non se l’aspettava, e tranquilli, e tant0 silenzio, e il vialetto del giardino da spazzare, la mattina, in mezzo alle macchie di sole fra le foglie, ogni macchia di luce una paura di meno, ogni disegno fra le foglie un mandala perfetto.

E non bastasse, Seavessi SUONAVA LA CAMPANELLA DELL’INTERVALLO E DELL’USCITA.

I’ve got the power

Il secondo tempo, solo un paio di settimane, la Scuola Colorata.

La Scuola Colorata era l’opposto: piena di luce e e colori e persone, e gridava ok, ora ti tuffi e nuoti e stai a galla, perché? Che domanda idiota, chiediti piuttosto perché mai dovresti affondare. Ah, quel minuscolissimo problema che ti fanno paura le persone? Quelle nuove peggio che andar di notte?

Quelle nuove e allegre e che tu sei la nuova del gruppo ti fanno paura tipo da controllare con la pila se il mostro sotto il letto ha appetito e quanto?

Beh sai cosa Seavessi, te la fai passare.

La Scuola Colorata è piena di donne. Donne piene di sole, con la voce alta e pulita, e la risata che fa scappare le colombe. Donne che previo avvertimento (perché Seavessi è una che si porta avanti, e l’ha detto la prima mattina, io non me la tiro, sono timida. Davvero. – che poi Seavessi in molti sensi sia una schifosa snob è verissimo, ma in sensi così strambi che non impattano sul quotidiano) hanno lasciato a Seavessi i suoi tempi, se la sono tenuta lì mentre sorrideva e stava zitta, e hanno aspettato con pazienza che parlasse anche lei, e poi da lì niente, Seavessi non racconta più perché le ha lasciate ieri quelle donne piene di sole e già le mancano.

E quindi, questo Iowa?

L’Iowa è un luogo misterioso e inesplorato, e, sospetta Seavessi, uno di quei luoghi dove dietro ogni curva c’è un mondo.

Ma per quanta strada ancora c’è da fare…

del resto non sarà il paradiso, ma è pur sempre l’Iowa.

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