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Hello world

finalmente siamo qui, trasloco fatto, un po’ di fifa del nuovo, ma alla fine scrivere è scrivere ovunque si scriva, no ? (disse spolverando la sua scorta di tavolette d’argilla e lo scalpello per caratteri cuneiformi).

Da brava, no diciamo volenterosa, padrona di casa, vorrei dare il benvenuto a tutte, fate come a casa vostra, ditemi se vi piace il colore delle tende o se il cucinino semiabitabile vi disgusta.

L’importante è che il divano sia comodo, è lì che si chiacchiera!

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L’Atteso Post su Missione Merenda, Ovvero

…ovvero storia di Seavessi che andò a incontrare un’azienda e tornò che aveva incontrato delle persone.
Che cos’è successo a Seavessi? Perché è partita dalle risaie natìe, smollando al marito due figlie di meno di sei anni e mezzo totali, per andare a commuoversi davanti ai Flauti Neonati di Melfi?
Ha trovato un Biglietto d’Oro nelle Nastrine e ha fatto la fine della bimba che diventava tonda e blu come un mirtillo?
Conoscendo Seavessi potrebbe pure essere andata così, invece contro ogni probabilità è una cosa seria;
L’associazione Aidepi , in collaborazione con The Talking Village e INC, ha deciso di aprire un canale di comunicazione coi clienti, in particolare le mamme, tramite il sito merendineitaliane.it ; questo progetto ha avuto e avrà diverse fasi, a partire da una survey per chiarire quale sia la percezione del prodotto e del momento-merenda, fino al coinvolgimento di mamme blogger, alle visite agli stabilimenti e al prossimo rinnovamento del sito per renderlo più vicino alle mamme, con nuovi strumenti e nuovi progetti.
E fu così che Seavessi si trovò, in lieta compagnia di altre blogger, mamme in rete, donne che ne sanno, insomma Quelle Brave, a visitare lo stabilimento Barilla di Melfi.
Sì, il Mulino Bianco.
No, non c’era Banderas.
No, neanche la gallina, e allora, state serie se no non racconto più.
Diciamo la verità, Seavessi partiva abbastanza prevenuta. Insomma dai, le merendine. Proprio quelle che rifiliamo ai giovani virgulti in macchina mentre li tiriamo via dall’asilo per depositarli a danza, sentendoci in colpa perché non si tratta del pane fatto in casa con sopra la marmellata di ciliegie dell’albero di nonna e il burro che no, non volevamo farlo noi ma ci è scappata la mano col bimby mentre montavamo la panna e ora tocca farne qualcosa di sto burro.
Non solo.
Siamo onesti, generazione che è stata bambina negli anni ’80, coviamo tutti un mica tanto sottile grumo di rancore, per il Mulino Bianco.  In fondo.
  • si son messi a fare i tegolini rettangolari che non sanno più neanche di tegolino, e NO, non è affatto vero che nel fatto che ce li ricordiamo più buoni c’è dentro la nostra infanzia, che perfino il Fluimucil era più buono di quello che fanno adesso, no affatto, ERANO PIU’ BUONI PUNTO. Oh.
  • non fanno più le sorpresine nello scatolino di cartone scorrevole, e non bastasse non fanno più le Gommine a Forma di Biscotto, santo Cielo ma ve le ricordate che meraviglia? Che profumo che avevano?
  • Banderas. E. La. Gallina. 

Invece la visita è stata bella.

Dieci cose che Seavessi vorrebbe che sapeste della Fabbrica di Merendine

1- La Fabbrica di Merendine sa di buono. Sa di quando fate la torta a casa, e Seavessi, afflitta da un naso da trifulau langarolo, ha annusato con gioia per tutto il tempo, senza sentire altro che cacao, tortasfornata e pulito.
2- Nella Fabbrica di Merendine ci hanno accolte con cortesia e nessuna condiscendenza. Hanno ascoltato domande proprie e improprie, e hanno risposto a tutte, parlato di valore delle persone, di come si scelgono le uova e di quanto sia triste il fatto che esistono più i Soldini.
3- Ci hanno regalato i pezzetti di pasta madre. Ora, voi avete presente quanto possa andare in trip una mamma blogaiola davanti alla notizia che le merendine son fatte lievitare con la pasta madre. “ah, non con gli Agenti Chimici Lievitanti Sterco del Demonio?” “no, veramente l’agente chimico lievitante è la definizione legale delle Bustine Verdoline con cui tortificate allegramente a casa vostra”. 
Ah. Per dire. E siccome ci sembrava fin troppo bello, durante la visita ci hanno fatto vedere le vasche di pasta madre medesima, prima abbiamo fatto OOOOOh, poi abbiamo chiesto timidamente se potessimo fotografare, 
e alla fine ce la siamo arrubbata a manate, mentre i nostri accompagnatori gentili ci fornivano di scottex per conservare la pasta a suo agio fino a casa.

4- Mentre si parlava delle materie prime, è uscito il discorso delle uova da allevamento a terra. Sapevatelo, che il Mulino Bianco ha vinto il premio Good Egg nel 2011 e 2012, vale a dire che non solo usano uova praticamente a km 0 (visto che devono usarle entro 24 ore dalla deposizione), ma sono anche attenti che siano uova felici e non nate in gabbia. 
5- Sono stati coraggiosi. No davvero, perché immaginate cos’è portarsi in giro per lo stabilimento in piena produzione uno stormo di blogger abituato a twittare anche le foto di quando non sanno che scarpe mettersi.
6- Ci hanno fatto assaggiare i flauti appena nati, tirati via appena usciti dal forno. Ora, a me i flauti non piacciono, ma questi erano una roba da urlo.
7- Seavessi ha visto cose che voi umani. Ha visto le stelline e gli zuccherini dei pandistelle piovere su una distesa morbida di pandispagna al cacao, e ha scoperto che le fanno con la stessa macchina che fa le stelline, sì quelle in brodo, sì, vero che ora che lo sapete, gli assomigliano?
8- Seavessi si è ustionata tre dita cercando di staccare un pezzo di Pan Bauletto quello coi semi di lino, ma valeva la pena.
9- Seavessi ha visto la faccia sua, e delle compagne di gita, distendersi piano piano, dal Non Ti Credo Nemmeno Se Lo Vedo, al Sì Mah Boh, al sorriso aperto Ma Allora Siete Buoni. 
10- Seavessi ha visto le persone che lavorano lì essere orgogliose del loro lavoro, ha visto i suoi accompagnatori entusiasmarsi mentre si raccontavano, e avrebbe voluto avere più tempo per ascoltarli. Seavessi ha ascoltato il signor Massimiliano raccontare come è stato selezionato il fornitore del latte, in base a due milioni di criteri fra cui come si lavano le cisterne, se ci sono i vetri nella stalla delle mucche, e a monte ancora, cosa c’è nel mangime, e chi lo produce e come. Tutta una sequenza alla per fare il tavolo ci vuole il legno per spiegare che la qualità deve arrivare da lontano per essere reale.
Quindi d’ora in poi merendine come se piovesse? No, ma merendine col cuore in pace, senza patemi. 
E scusate se è poco.
Conclusioni?
Seavessi è partita battagliera per andare a vedere una bieca megaazienda, ed è uscita che aveva incontrato persone, persone con cui è stato bello parlare e spiegarsi e ascoltarsi.
Seavessi vorrebbe concludere con un invito: signor Massimiliano, a me è dispiaciuto da morire che ci sia stato poco tempo, per parlare della filiera del latte e solo per accennare quella del cacao. Io vorrei conoscere anche la filiera del cacao, con tutti i problemi e le soluzioni che si porta dietro. Se può e se vuole, sarò più che felice di darle spazio qui.
PS, se anche voi volevate parlare e spiegarvi e ascoltarvi col Mulino Bianco (ma non con la gallina pluripremiata), potevate farlo nel Mulino Che Vorrei. Sì, rispondono 🙂

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