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Altramamma, davvero?

Cara Altramamma,

tu non lo sai, ma in questi giorni, facciamo settimane che non costa nulla, Seavessi arranca un po’.

Fatica a trovare il passo, a ballare a tempo, le cadono le cose e le parole. Cose piccole sembrano grandi e cose grandi sembrano piccole, perfino il sole sembra sbagliato perché ti illude che sia primavera, e la pioggia perché ti inganna sull’inverno che non è stato.

A Seavessi sembra di portare in braccio i panni dell’asciugatrice, quando non trovi la bacinella, e per bene che cerchi di tenerli ogni passo ti cade un calzino, ti chini per raccoglierlo e ne cadono altri due.

Spaiati.

Così, Altramamma, non stupirti se ci ho messo un attimo a capire di cosa parlavi.

Perché tu, lo so, porti una bracciata di panni tale e quale la mia,  e davvero ti sei ricordata, davvero in mezzo ai tuoi calzini spaiati hai pensato a me e alla mia Infanta asociale,

che negli ultimi tre anni ha accondisceso a partecipare a un unico evento mondano, la scorsa primavera, il compleanno di tuo figlio.

Il quale figlio l’ha invitata, e lei è tornata a casa e ha detto Mamma, mi porti alla festa di Bastiano (e come dovrei chiamarlo se no?), e io ancora mi chiedo cosa le abbia detto.

E non credo lo saprò mai, cosa le ha detto di diverso. Non importa, ora so.

So che è Bastiano ad essere diverso, e so che devi averglielo insegnato tu.

Altramamma, davvero?

Davvero è possibile che qualcun altro si ricordi che la mia bimba silenziosa non va alle feste, davvero hai notato l’eccezione, davvero ci inviti anche quest’anno (anche se ormai ci danno per causa persa) dicendo Magari anche quest’anno l’Infanta è contenta di festeggiare con Bastiano?

Altramamma, grazie con tutto il cuore. Per il pensiero, il tempo e lo spazio.

E per insegnarli a Bastiano.

Torno a raccogliere i calzini, grata.

 

 

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Malmostopost

Questo è un post che Seavessi sapeva avrebbe scritto, è il post di ogni anno a inizio estate, è il post di come è difficile prendersi le misure e come sembra sempre facile quello che fanno gli altri.

Psicodramma in tre atti, musicato da Seavessi, libretto di MaritoNP  Infanta e Revoluciòn (Illica e Giacosa tenevano un impegno)

Atto I, o Il Sabato, o La Bisbetica Indomita

La Seavessi famiglia si sveglia in quel della Valle Piovosa, dove inspiegabilmente c’è il sole ma fa un freddo insulso che l’edicolaio legaiolo e vivente in t-shirt da marzo a ottobre, a prescindere dalle condizioni meteo effettive, definirà poi “po’ di arietta”. Fortunatamente qualcuno (indovinate chi) aveva previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni, e aveva riempito le valigie, (fatte indovinate da chi) di felpe, oltre a cibarie per tutti per non farsi pelare nelle botteghe valligiane, pannoli, magliette, cremine, ciabatte, giochini, pigiami, spazzolini, barbi, dopobarbi e tutto ciò che necessitano tre bambini dai 17 mesi ai 42 anni in gita.

In tempo zero, mentre Seavessi risente ancora della tensione del turno di comando appena finito (della piacevole durata di dieci mesi), MaritoNP si trasforma nel PadreIdealediOgniBambino, elargisce biscotti succhi di frutta sorrisi portamenti in spalla e rotolamenti nella palta. Seavessi si ritrova nella solita parte di Mamma Rognosa che si preoccupa di cosa volete per pranzo, mettigli una felpa che ho freddo, non agitarla così che poi non dorme.

Seavessi riceve in cambio risatine e sbuffi da tutta la famiglia, e inizia a covare rancore e biechi pensieri.

Atto II, o La Domenica, o Marta e Maria (Luca 10, 38-42)

E’ domenica, e Seavessi evangelicamente mugugna pensando che ne avrebbe un po’ piene le balle di fare Marta, che oltre il danno la beffa di sentirsi dire che Maria si è presa la parte migliore. E che non lo sa, Marta, che Maria si è presa la parte migliore? Non è che Marta si divertisse a spignattare apparecchiare friggere e rifriggere per una pulmanata di baldi giovini, ma ahimè, se aspettiamo la saggia Maria si mangia cracker stantii e acqua piovana.

Seavessi tace, di fronte alle figlie in brodo di giuggiole per la presenza del papà, e in parte gioisce, e in parte mugugna, perché a far così, a dir sempre di sì son bravi tutti, e sentirsi pure dire _vedi, sei TU che ti agiti troppo, basterebbe essere un po’ più morbidi, sono bambine adorabili, per quanto abbia un fondo di verità scatena comunque istinti assai poco evangelici.

Seavessi tace, cerca di ritagliarsi uno spazietto nella gioiosa brigata, viene ignorata, si ritira con lo speciale musica lirica di Focus e magona sull’incompiutezza della Turandot.

Atto III, o Il Lunedì, o Del sedersi sulla riva del fiume.

Le bambine sono felici. Gloriose. Estatiche. Il papà è il loro e NON LO MOLLANO.

Mai.

Da quando si alzano a quando colazionano a quando vanno al parchetto a quando si pranza a quando si fa la valigina a quando si torna a casa. Perché papà è bravo, papà non sgrida, papà non fa mettere la maglia e non dice no basta hai mangiato troppo gelato  poi stai male.

E’ meraviglioso, papà, e noi. vogliamo. stare. con. lui. Possibilmente in braccio. Tutte e due. Contemporaneamente.

Alle sei di sera papà ha lo sguardo perso nei territori infiniti del panico.

Guarda Seavessi e fa _ehm. io andrei a sperticare le noci alle Rolasse (attività a caso che non prevede la presenza di bambine).

E fugge.

Parte la musica di Momenti di Gloria.

Seavessi si riappropria delle figlie, se le sbaciucchia vergognosamente, fa loro ripetere di chi siete voi? Siamo della mamma!!!, le butta nella vasca da bagno e fanno la guerra della schiuma.

Sipario.

 

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Ero preoccupatissima

Ero preoccupatissima, quando avevo meno anni che dita e anche dopo, perché dei figli li ho sempre voluti. Ma ero preoccupatissima.

Perché da che ho memoria, son sempre stata il tipo stammi su da addosso, in ogni senso. Vi ricordate quando si girava mano nella mano con la miglioreamica, prima che si chiamasse BFF, era proprio la Migliore Amica, sussurrandosi le cose all’orecchio, sedendosi una in braccio all’altra, abbracciandosi ogni sei minuti?

Ecco, io quando ho abbracciato mea sponte Migliore Amica avevo più di vent’anni, e lei era Migliore Amica da dodici. 

Ero preoccupatissima, perché non avevo neanche nessun traumaeventualmente removibile a cui imputare la cosa, infanzia felice e genitori affettuosi, ero proprio io e proprio così, e come avrei fatto ad abbracciare, coccolare, strizzare, fare il solletico a chicchessia, quando A ME dava solo fastidio, e nemmeno poco?

Dice, ah ma quando arriva la persona giusta vedrai.

La persona giusta arrivò, coccolosa e affettuosa e fece capire di essere la persona giusta… adattandosi al fatto che sono una gatta semiselvatica, accetto due carezze ma poi mi stufo, e per addomesticarmi ce n’è voluto tempo e pazienza e passettini da tutte e due le parti.

Ah, ma ero preoccupatissima, da incinta, quando leggevo libri sul bonding che mi confermavano le peggio paure, i danni che avrei potuto fare se non avessi gestito bene il contatto fisico.

Ero spaventata peggio che andar di notte, quando poi ero mamma e allattare non mi piaceva per niente e sentivo parlare del magggico legame che ha da crearsi se no ce l’hai in un piede e ragazza mia comincia a mettere via i soldi per l’analista.

Santo cielo, ero preoccupatissima.

Pensava Seavessi ieri pomeriggio, sdraiata sul prato davanti casa all’onor del mondo, ridendo come se non ci fosse un domani mentre l’Infanta le faceva le pernacchie nel collo e Revoluciòn le si arrampicava sulla schiena.

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Pessimi Pensieri

Seavessi è po’ turbata, diciamo pensierosa, per via del recente putiferio venuto fuori su Pessime Mamme. Ieri pomeriggio chiacchierando con Semplicemente Mamma s’era deciso di non dare seguito, ma Seavessi ha continuato a pensarci e ha fatto un paio di riflessioni che ha deciso di buttare giù qui.

Probabilmente Seavessi è ipersensibile, perché vorrebbe che con #2 non si ripetessero alcune situazioni allucinanti relative a nascita e primi mesi dell’Infanta. Seavessi non se lo può più permettere di passare un anno a piangere, adesso c’è anche l’Infanta a cui pensare.

Quindi Seavessi vaga spersa sul web, cercando info sul VBAC, e si imbatte in due tipi di informazione

1- un VBAC è una passeggiata di salute, qualunque stordita è in grado di farcela basta che non faccia la pusillanime e non richieda il cesareo a metà travaglio.

2- il VBAC è una specie di leggenda metropolitana come i coccodrilli nelle fogne, se ne straparla ma tanto una su 1000 ce la fa con buona pace di Morandi e Ina May.

Seavessi ben si guarda dal cercare info sull’allattamento perché, come già detto, sto giro non la ribeccano. #2 al primo segno che la tetta non è sufficiente riceverà un santo bibe pieno di buon latte tiepido senza aspettare un mese e mezzo e i primi segni di disidratazione.

Perché invece il VBAC sì? Per mere considerazioni pratiche, che poco hanno a che fare con la bellezza ancestrale del parto: semplicemente, Seavessi se appena fosse possibile vorrebbe evitare che l’Infanta associasse #2 = mamma immobile piena di tubicini e devastata.

Chiunque abbia provato a cercare questo tipo di informazioni sa che l’impressione non è quella di una ricerca di info mediche, ma quella di trovarsi in mezzo a una partita di football americano dove tutti hanno le protezioni e tu no.



Qualunque opinione venga presentata, ha il sapore consolante e ingannevole della verità assoluta. 
Qualunque obiezione venga posta a tale verità assoluta, viene immediatamente tacciata di disinformazione, oscurantismo da un lato, consumismo dall’altro, in sostanza: se non la pensi come me è perché non sai di cosa parli.

Sembra che nessuno parta dal presupposto di avere a che fare con donne pensanti. Che danno alla pubblicità di un biberon il peso che darebbero a qualunque altra pubblicità, e magari basano le loro scelte su altri personalissimi e non per questo meno validi  fattori. 
Per carità, dall’altra parte della barricata stessa solfa. Le motivazioni per cui Seavessi desidera  un VBAC son degne di rispetto e vanno ascoltate e non liquidate con sufficienza come fossero un capriccio, idem le motivazioni per cui non desidera ritentare l’allattamento al seno.


Resta un po’ di amarezza, perché sembra che un vero confronto sia impossibile. A Seavessi torna in mente la scena di quando spiegava a non si sa quale consulente dell’ospedale che l’Infanta stava attaccata al seno tipo 13 ore al giorno, e di latte non ce n’era comunque, e s’è sentita dire che non si impegnava abbastanza.

Dovremmo ascoltarci di più, tutte quante, senza partire in quarta con _io ho ragione e ora ti spiego perché.




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Baby Beautiful

Ehm.

Qualcuno ricorderà, anche solo per il fatto che Seavessi ha frantumato le pall insistito sui dettagli per giorni, che l’Infanta è andata alla festa di compleanno di uno dei due vicefidanzati, F.

Peraltro la sagace Seavessi ha scoperto che il festeggiato, pur essendo alto quasi come Seavessi medesima, non compiva sei anni ma cinque. Ops! 

Qualcuno ricorderà anche le perplessità di Seavessi nel mandare l’Infanta alla festa di un bimbo parecchio più grande – fra tre e cinque anni ci passa il mondo.

Dall’invito in poi, era capitato diverse volte, sia a Seavessi che a MaritoNp che a NonnaG, di incontrare la mamma e la nonna di F., le quali avevano ribadito che era preciso desiderio di F. che l’Infanta andasse alla festa.

Ma che gentili, aveva pensato Seavessi, vedi come fanno di tutto per non farci sentire esclusi in quanto titolari della Infanta che è la più piccola dell’asilo! ma che cari che vogliono coinvolgere anche l’Infanta!

Così l’Infanta andò, festeggiò, si rovinò ginocchia e gomiti e si divertì tanterrimo.

Ieri sera Seavessi portando fuori la spazzatura incrocia la mamma di F.

Seavessi _oh ciao mammadiF, grazie ancora per avere invitato l’Infanta, si è divertita tantissimo!

mammadiF _oh ma scherzi? F. ci teneva tantissimo!

Seavessi _ma dai?

mammadiF _sì sì… pensa che a casa lo dice sempre che lui è innamorato dell’Infanta!!!

Seavessi _eh… beh… ecco… certo anche l’Infanta parla spesso di F (sì beh, quando il Mioluca ha preso l’influenza ed è stato a casa una settimana un paio di volte ha nominato anche F.)


Seavessi casa, cena, interno sera

Seavessi _Infanta, ma F. è innamorato di te?

Infanta (con una faccia di tolla devastante) _sì mamma

Seavessi _e tu sei innamorata di lui?

Infanta _sì, quando non c’è il Mioluca… (oh, mamma.)

Seavessi (introducendo l’argomento spinoso) _Infanta cuore del mio cuore… lo sai vero che l’anno prossimo il Mioluca va alle scuole dei grandi? lo vedrai ancora al parchetto, ma andrete in due scuole diverse…

Infanta (sgranando gli occhi) _ma il Mioluca è il mio fidansàto…

Seavessi (disprezzandosi)_eh… ma F. c’è ancora eh però! Anche F. è un po’ il tuo fidansàto!

Infanta _ma io sono innamolàta del Mioluca…





No, Seavessi non è pronta, affatto.

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Asilo, sociopatia e un quiz.

Ok Ladies (e Berlicche, se legge, sia mai che ci giochiamo l’unico lettore), grazie per il brainstorming di ieri. L’infanta alla fine s’è deciso di mandarla.

MaestraS, alla notizia, è passata alle domande di livello2: _portate il pranzo al sacco o volete il menu pizza e patatine?
Seavessi nel panico ha detto _non lo so, facciamo uguale al MioLuca.

Fine comunicazione di servizio.

Passiamo alla riflessione del giorno; qualche giorno fa, su fb, è venuta fuori una discussione sulle vacanze, i ristoranti etc. children free, in sostanza sui posti dove gli Infanti non sono ammessi o graditi.

Seavessi, da mamma e da sociopatica, non trova la cosa particolarmente scandalosa, la trova ecco… non centrata.

Vero è che in certi posti è comune buonsenso non portarceli, i bambini; però metti che un genitore il sale in zucca che gli impedirebbe di portare il figlio in pieno terrible two in un ristorante di lusso a lume di candela non ce l’abbia.

Gli vieti di portare il figlio.

Cosa ottieni?

Un adulto senza sale in zucca che va al ristorante di lusso a lume di candela. A quel punto però nulla gli impedisce di fare caciara mentre al tavolo di fianco taluno chiede la mano di talaltra, di non silenziare il telefono che come minimo come suoneria ha il gattino Virgola, di urlare per chiamare il cameriere.

Seavessi in versione pre-mamma era usa frequentare luoghi vacanzieri non per famiglie, eppure di rompiballe individui fastidiosi, che sulla spiaggia spersa in Grecia accendono la radio tunzettunze a manetta, ne ha sempre trovati comunque.

Ovviamente Seavessi ha un punto di vista da sociopatica anaffettiva (oh ragazze DOBBIAMO fare la maglietta. Ci serve un logo.), e in genere se è in compagnia di più di 4/5 persone si mette in un angolo e cerca di mimetizzarsi con la tappezzeria, ma ritiene che il problema non siano i bambini ma rompiballe in genere.

Se qualcuno ha notizia di vacanze, voli, spa etc. rompiballe free Seavessi prenota domani.

E ora, tanto per dire la minch  la notizia leggera della giornata, Seavessi vi propone un piccolo

Seavessi quiz


Ogni tanto Seavessi e MaritoNP si incantano a sognare il fratellino/sorellina, e giocano a comelochiamiamo.

Ieri sera Seavessi, come ogni volta, ha tirato fuori _se è un maschio lo chiamiamo Roberto. E fin qui no news. Seavessi è da quando aveva 12 anni che immagina un figlio Roberto, e neanche a farlo apposta la sua vita è stata costellata di Roberto importanti. Naturalmente è un nome che MaritoNp schifa sommamente.

MaritoNP_e se è femmina?

Seavessi (distratta, senza pensarci) _e se è femmina Angela.

MaritoNP _???

A Seavessi è uscito fuori Angela, così senza pensarci, è un bellissimo nome in effetti, e a Seavessi suona benissimo Roberto o Angela, Roberto e Angela.

Seavessi ci ha rimuginato tutta la notte, e stamattina improvvisamente ha capito perché da qualche parte nello spazio siderale fra le sue orecchie un neurone solitario dice Roberto e Angela. Un po’ come quando state pensando a tutt’altro e scoprite che vi siete dimenticate di pagare il bollo auto ma in compenso vi ricordate perfettamente il compleanno di un vostro compagno di asilo che non vedete da 30 anni, e che detto compagno d’asilo era soprannominato Puzzola.

C’mon gente, da dove arrivano Roberto e Angela (ovviamente è una cosa indovinabile, non strettamente personale)? MaritoNP quando l’ha saputo ha mandato allegramente a stendere Seavessi.

Io nel frattempo cerco di inventarmi un Seavessi-award per il fortunato indovinatore!


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and the winner is…..


Ty!!!!!


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Madri e figlie

Seavessi è un po’ pensierosa; non triste, ma pensierosa.

Ieri sera è arrivata a casa NonnaG, che nei sei minuti liberi che le avanzano la sera riesce anche a preparare delle fodere stupende per la Seavessi-poltroncina, ed è entrata armata di metro aghi e filo per imbastire.

NonnaG riesce a fare milioni di cose contemporaneamente, e non perde la tramontana; ha avuto Seavessi che era una ragazzina, aveva venticinque anni – più o meno l’età che adesso ha ZiaBella, accidenti – ai tempi era normalissimo, anzi era stata una delle ultime del gruppo di amiche a sposarsi e ad avere figli.

Ciò nondimeno era una ragazzina.

Ma nei ricordi di Seavessi è sempre stata adulta, solida.  Una Mamma con la M maiuscola, di quelle che sanno cosa fare e qual è la cosa giusta e non si fanno certo infinocchiare da un banale acetone pensando che sia una malattia rara. Una mamma anche allegra e divertente, capace di inventarsi giochi fantastici, ma molto ben calata nel ruolo.

Nel momento in cui NonnaG è entrata, Seavessi e l’Infanta stavano saltando per il soggiorno come due stambecchi davanti al video di Rewind, e l’Infanta strillava _E’ TUTTO NECESSALIOOOOOOOOO!!!!!



Ieri sera a letto, ripensandoci,  Seavessi non è potuta sfuggire all’inevitabile confronto. Che ricordi avrà l’Infanta da grande di sua madre, come la descriverà? Come quella che dava il piattino di latte agli squali? Come quella che le ha insegnato a cantare la locomotiva prima delle tagliatelle di nonna pina?

Intendiamoci, per una volta Seavessi non sta dicendo che si sente piccolaenera. Ma decisamente si sente, rispetto a NonnaG – rispetto alle madri delle sue amiche, rispetto alla generazione precedente – decisamente destrutturata.

Seavessi non ne ha manco per le balle desidera affatto essere una mamma amica, ma allo stesso tempo non sa essere una mamma seria, e forse non vuole neanche esserlo, non ci crede lei figuriamoci farla in barba all’Infanta che come tutti gli Infanti ti sgama in tempo zero. 
Del resto, Seavessi riflette che mai come oggi le mamme sono state bombardate di messaggi, indicazioni, tatelucie (che a Seavessi Tata Lucia piace eh!), studi dell’università del Wyoming centro-orientale su come allevare i figli.

Forse è questa la grande fatica delle mamme di oggi, questo continuo, costante reinventarsi un ruolo, il confronto quotidiano fra quello che si dovrebbe essere, quello che si vorrebbe essere e quello che si è.

Questo trovare nuove strade senza usare il navigatore – al massimo si usano i blog per avere dritte sul percorso.

Però vale la pena, ci sono panorami bellissimi.

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