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Hello world

finalmente siamo qui, trasloco fatto, un po’ di fifa del nuovo, ma alla fine scrivere è scrivere ovunque si scriva, no ? (disse spolverando la sua scorta di tavolette d’argilla e lo scalpello per caratteri cuneiformi).

Da brava, no diciamo volenterosa, padrona di casa, vorrei dare il benvenuto a tutte, fate come a casa vostra, ditemi se vi piace il colore delle tende o se il cucinino semiabitabile vi disgusta.

L’importante è che il divano sia comodo, è lì che si chiacchiera!

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Wannabies

Seavessi ha da giorni un abbozzo, schizzo, pezzo, spruzzo di racconto che le gira in testa. Un earworm che neanche In my place dei Coldplay

(anzi visto che Seavessi è grama insaid beccatevela qui e canticchiatela per i prossimi due mesi)

Dicevamo, Seavessi ha in mente questo inizio, sfizio, precipizio di racconto. Che le piace.
Ma.
Non lo scrive.
Perché ha paura che poi non le piaccia più.
Come il vestito che sta benissimo in vetrina ma lo guardi e giassai che addosso a te avrà l’aria improbabile.
Quindi.
Seavessi non scrive perché ha paura che arrivi una commessa dall’aria scocciata col cicles in bocca e le dica mah, boh, forse una taglia in più, commessa naturalmente mentale e autoprodotta da Seavessi grattugiando insicurezza come si grattugia la saponetta per fare il sapone autoprodotto, che a me personalmente fa tanto acqua liofilizzata, aggiungere acqua per ottenere acqua, ma Seavessi diffida dei saponi autoprodotti, preferisce autoprodurre le fragole e l’erba cipollina, che maledetta, NON CRESCE, adesso mo te lo do io il concime chimico, dovessi inquinare anche le falde acquifere neozelandesi TU CRESCERAI, MALEDETTA ERBA CIPOLLINA!
(avevamo già parlato della leggera tendenza di Seavessi a divagare? No? perché secondo me un filo si nota, sì guarda proprio qui, vedi che fa la piega?)
Dicevamo, 
Seavessi non scrive per paura della commessa.
Su Wikipedia alla voce wannabe, c’è la foto di Seavessi. 

Voi cosa wannabe vorreste?

DLIN DLON annuncio di servizio. Qui a destra trovate il link non più al profilo fb di Seavessi, ma alla pagina fb del blog; ringraziate la Lucy, che mi ha fatto notare che magari non a tutti i lettori fa piacere che io mi faccia i fatti loro, ma magari seguirebbero volentieri la pagina. Essa pagina è in fieri, come pure il blog, avrete notato una certa inquietudine cromatica. Non mi piace più molto l’estetica, aspettatevi un po’ di prove e riprove. Se avete suggerimenti potete… POSTARLI SULLA PAGINA FB! Che così iniziamo a usarla e vediamo cosa farci!
Grazie per la pazienza,
Seavessi.

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Anch’io, anch’io!!!!

Seavessi ha rosicato per mesi.
Seavessi ha rosicato tanto, perché io no? perché?
Seavessi ha avuto un lampo di genio, lampo nella notte, faro nella nebbia, passante che ti indica il bar più vicino.
Seavessi ha pensato, e se mi facessi avanti io?
Seavessi lo voleva tanto, quel bollino.
Quale?  Questo!!!
Perché?
Intanto perchè è bello. 
Poi perché a fare parte di un club ci si sente subito più contenti, più amichevoli, più socievoli, e sa il Cielo se Seavessi non ne ha bisogno.
Poi perché… leggete la descrizione:
-se  hai un blog dai numeri limitati e risicatissimi
-se ti capita di non capire una cippa di wordpress.org
-se aborri il SEO
-se dalle chiavi di ricerca su google ti trovano con le parole più strane
-se adori scrivere e sai usare anche i congiuntivi e gli apostrofi

Capite bene che Seavessi VOLEVA esserci. E ha rosicato, pensato, e alla fine s’è fatta coraggio e ha scritto a Luciebasta implorando l’ammissione, tipo matricola di film americano che staziona davanti alla porta della confraternita.
E Luciebasta ha detto sì, senza neanche sottoporre Seavessi a tremende prove di ammissione tipo leggi un libro INTERO di Moccia o ascolta un’intervista della Gelmini senza sacchetto vomitillo a portata di mano.
(si vede che l’ignoranza di Seavessi n materia di SEO e WordPress era lapalissiana)
Così da oggi pure Seavessi può bullarsi del bollino nicchione, e si sente tremendamente orgogliosa, per essersi autoinsegnata una lezione difficile,
cioè che tante volte,
se vogliamo una cosa,
intanto possiamo cominciare a chiederla.

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The day after

The day after l’Infanta entrando nell’asilo ha visto Lamàlta, ha mollato la mano di Seavessi e s’è involata e chi s’è visto s’è visto.

Seavessi, nel migliore dei Seavessi-style, è rimasta lì con tanto d’occhi come una patata lessa, e MaestraS l’ha guardata tipo _guarda che a te non ti prendo in braccio per consolarti neh!

Seavessi ha quindi allegramente archiviato la paranoia oddio-l’asilo-comefarò.

Seavessi ha smesso di sentirsi orribile, il che, avendo come già detto Seavessi le profondità psichiche di un grilletto per l’insalata, è un processo abbastanza svelto.

In realtà Seavessi in questi due giorni ha preso un paio di decisioni riguardo alla nascita di Revoluciòn, grazie ad una serie di piccole illuminazioni successive che come lampeggianti sulla pista l’hanno fatta  – infine – atterrare felicemente nell’aeroporto del buonsenso.

E, last but not least, Seavessi è sopravvissuta al primo, pesantissimo (moralmente, in pratica è stato anche abbastanza piacevole) we single-mode dell’anno. Il resto è tutta discesa.

Seavessi quindi oggi ha ritrovato la sua testa sgombra e ariosa in cui i pensieri vagano come cespugli rotolanti nei western anni ’60, e può dedicare qualche pensiero ai buoni propositi.

Il buon proposito principe di quest’anno sarebbe evitare di finire nel loop in cui lei e MaritoNP si salutano a malapena e covano risentimento e biechi propositi perché _tu non ci sei mai _le rare volte che ci sono ti lamenti che non ti aiuto.

Seavessi medita e chiede consigli: cosa si può fare per non perdersi di nuovo nella nebbia padana?

(eventuali suggerimenti dovrebbero però tenere conto della forma sempre più simile a un barbapapà di Seavessi)

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Non me lo ricordavo

Oggi sono passate nell’openspeis due colleghe neomamme con i rispettivi Infanti.

Che belle che sono.

Perché io (a quel che mi ricordo) sono stata una specie di ciabatta masticata dal cane per quasi un anno, e loro sono così belle?

Oddio, tornerò ad essere una ciabatta stropicciata?

Naaa….. al secondo giro tante fregature non le prendi più. E poi ho l’Infanta che mi tiene in riga e gli Squali che mi proteggono.

Che belli questa signorina e questo giovanotto appena sbarcati nel mondo.

No, grazie, non mi sento di prenderlo in braccio.

Perché ho paura di romperlo, ovviamente.

Sì, lo so, ho paura lo stesso. Non mi ricordo come si tengono così piccoli.

Non mi ricordavo nemmeno che avessero piedini così piccoli e meravigliosi.

E bocche così splendide e bavose e senza denti.

E sorrisi così nuovi e spiazzanti.

Non mi ricordo quasi niente, che disastro.

No, non ho ancora comprato niente.

Ma neanche avrei idea di cosa comprare, a parte il ciuccio e il latte e il bibe.

Pronto mamma, ma tu ti ricordi quando l’Infanta era piccolissima, ma io cosa dicevo?

Ah, ti sei segnata tutto sull’agenda?  

Argh. Ogni cosa che dirai ecc ecc.

E cosa dicevo?

“I pusuàr (per le non piemontesi, bottoncini a pressione) del body sono strumenti del demonio”? Ah dicevo questo?




Mamma ma portarmi da uno bravo no?

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Riordinare i cassetti

Fino al trasloco, cioè un po’ più di un anno fa, Seavessi aveva idee piuttosto adolescenziali riguardo ai ricordi, agli oggetti che era indispensabile conservare perché altrimenti una particolare giornata, o sensazione, sarebbe andata perduta nel tempo come lacrime nella pioggia (sì, ricomincio con le citazioni ma per evitare figure da cioccolataia non scrivo di chi sono).

Dal trasloco in poi, Seavessi ha acquisito il gusto delle superfici sgombre e delle stanze semivuote, e così mentre i suoi coinquilini erano a prendere il fresco in montagna s’è data senza ritegno al voluttuoso passatempo di scegliere un cassetto a caso, svuotarlo brutalmente sul tavolo di cucina e buttare l’80% del contenuto, sentendosi infinitamente soddisfatta e appagata davanti al cumulo di rumenta eliminato.

Oltretutto si avvicina l’autunno, tempo di nuovi inizi e buoni propositi (altro che gennaio), e Seavessi cerca di riordinare anche qualche cassetto mentale.
Stamattina, sgusciando clandestina fuori di casa mentre MaritoNP e l’Infanta (finalmente tornati all’ovile) erano ancora nel primo sonno, Seavessi cercava di dirimere una questione così stupida che da tre anni le avvelena le estati. In effetti Seavessi è bravissima a farsi avvelenare la vita da problemi idioti.

Le Vacanze.

Non è mica normale sentirsi così sollevati perché sono finite, eppure Seavessi al solo pensiero che queste sono le ultime valigie che svuoterà si sente meglio. 



Seavessi stamattina ascoltando Un gelato al limon in macchina ha avuto l’illuminazione che forse in parte il motivo di questa disaffezione è che da quando è nata l’Infanta non ha più fatto una vacanza, anche solo di una settimana alla Pensione MariaLuisa a BorgoSfigato, ma vacanza in un posto nuovo, in una squallidissima pensioncina magari, ma in cui non ci fosse da preoccuparsi di spesa pranzo cena e riordino.

Per carità, è vero, è lamentarsi del brodo grasso. Ma è anche un problema di priorità. Seavessi ha notato famiglie amiche, più o meno con lo stesso reddito e le stesse idiosincrasie della sua, che però alla vacanza non rinunciano.

Per un momento Seavessi ha fatto ciò che le viene più naturale, cioè ha dato la colpa a MaritoNP, che ogni anno dice _eeeeh l’anno prossimo però facciamo almeno una settimana via, e ogni anno quando è ora di informarsi e prenotare si dilegua come nebbia al sole.

Poi però Seavessi ha realizzato che con tutto quello che riesce a infilare nel tempo libero che non ha la ricerca della Pensione MariaLuisa a BorgoSfigato sarebbe stata uno scherzo. La realtà è che Seavessi è stata nuovamente bloccata dalla subdola, orrida Vocina.

Vocina che ogni anno le sibila all’orecchio _eeeehhhhh ma sei vizzzzziata…. vai a spendere ssssoldi per una cosa futileeeeehhh…. quando potresti metterli via per le emergenze non so cadesssssse un meteorite sul garageeeee…  ssssussù metti via quel catalogo…. in vacanzzzzza ci puoi andare un’altra volta…. magari dopo che l’Infanta s’è laureata che mari tocca pagarle l’Erasmusssssss…. metti via….

Seavessi ha però il fondato dubbio che dopo la laurea dell’Infanta ci saranno sempre e comunque altre priorità, altre possibili e improbabili emergenze a cui sacrificare le vacanze, per dire, ma più genericamente l’estetista, la ricostruzione delle unghie, la domenica fuori, la cena con MaritoNP, quel vestito così carino ma ahimè ci va un mezzo stipendio.

Seavessi crede che, senza promettere (permettere) a se stessa colpi di testa che non sono nella sua tavolozza, sia ora di ridefinire un attimo il suo rapporto con la (presunta) futilità.

E magari di andare a farsi una piega, che non fa male.

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Pozzanghere

Seavessi ama le pozzanghere. Quelle che dopo i temporali riflettono il cielo azzurro, quelle dove l’Infanta salta a piè pari realizzando DOPO di non avere addossi gli stivali di gomma, quelle che fanno quel bel rumore di cikciak.



Le ama al punto da averle elette a immagine mentale di se stessa, e infatti spesso ripete di avere la profondità psicologica di una pozzanghera, il che in effetti è abbastanza vero. Quasi tutti i drammi esistenziali di Seavessi sono risolvibili mangiando un gelato o ascoltando Mika.

Però a volte le pozzanghere sono infide, sembrano quadretti di cielo e invece sul fondo c’è la melma e Seavessi ci si invischia con tutte le scarpe.

Fatto sta che sempre pozzanghere sono, per cui Seavessi è in grado in fare partire un delirio che dura da ieri sera, a suon di _ecco non ne indovino mai una non vado mai bene nessuno mi vuole sono un fallimento su tutta la linea… su cosa?
Sul fatto che a NonnaG non piace il nome scelto per Revoluciòn, e lo ribadisce con un po’ più di insistenza ed energia di quanto a Seavessi faccia piacere, e su alcune rognette familiari che chiunque altro, non pozzangheroso, liquiderebbe con un’alzata di spalle.

E invece Seavessi se ne sta lì coi piedi nella melma in 5 cm di pozzanghera, e non c’è verso di uscirne.

neanche la vita non fosse complicata abbastanza.

Ieri Seavessi è andata a comprare un paio di scarpe decenti per un matrimonio, ed è stata risucchiata all’interno del limitrofo grande negozio di giocattoli – accessori per Infanti. 
In realtà l’intenzione iniziale era di fare un giretto  in mezzo alle cose di cui avrà bisogno Revoluciòn, tanto per farci l’occhio, ma metà di quelle cose Seavessi le ha già, l’altra metà pure le ha già ma le ha messe via nuove perché non le ha usate mezza volta.

Siccome però non sia mai che Seavessi esca da un posto del genere senza aver opportunamente strisciato la carta di credito, ha convertito la mission in _compriamo un regalino all’Infanta che torna a casa domenica dopo una settimana che non la vedo.

Schivato il corridoio rosa contenente financo il set per la raccolta differenziata della malefica gattina probabilmente portatrice di toxo, e posato con il cuore sanguinante (dove l’ho già sentita questa?) un magnifico gioco con le bambole di carta da vestire coi vestiti di carta, che all’Infanta a momenti non frega nulla di vestire se stessa figurarsi la bambola di carta, Seavessi ha dirottato sui Sapientino.

Ve li ricordate i Sapientino? Quei giochi che devi fare l’accoppiata giusta e fanno BZZZZZZZZZZZZZZ?

Ai tempi erano divisi per fasce d’età. Ieri Seavessi vagava sconfortata fra

il Sapientino per bambine (non lo compra per principio)
il Sapientino per bambini (idem)
il Sapientino dei Gormiti (uots Gormiti?)
il Sapientino della gattina malefica e toxoplasmotica (ma anche qui cazzarola)
il Sapientino dell’inglese (ma magari prendiamo prima quello in italiano…)
il Sapientino Primi Numeri (eh ma se poi il metodo si cozza con quel che dice MaestraS?)
il Sapientino Primo Alfabeto (come sopra?)
il Sapientino Animali della fattoria (eh va beh dai gli animali della fattoria li sappiamo.. li abbiamo quasi tutti in cortile)
il Sapientino Forme e Colori (per qualche misteriosa associazione di idee Seavessi lo trovava un po’ inquietante, con tutti quegli esagoni indaco)


Alla fine fine, in fondissimo allo scaffale, Seavessi ha beccato un meraviglioso Sapientino generico 3-5 anni, probabilmente fuori produzione da anni, e l’ha portato alla cassa fra due ali di folla osannante.

Così anche l’Infanta potrà fare BZZZZZZZZZZZZZZ come si deve.

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Se mi raccontassi

…pur non ritenendo di avere cose particolarmente furbe da dire?

Giustappunto stamen che com’è come non è Seavessi si è collegata in ritardissimo, piena di biechissimi pensieri – giacché l’Infanta ha telefonato in lacrime perché MaritoNP non le lascia lavare il bidet con spazzolino e dentifricio, e Seavessi si è tolta la gustosa soddisfazione di dire _oh povero amore mio è proprio birbone papà vero??? – dicevo proprio oggi che Seavessi non ha un pensiero mammesco edificante  e condivisibile a pagarlo oro,  c’è la sua intervista su Tuttomamma.

Oh my.


Continuerete a passare di qui anche dopo aver letto le insulsaggini di Seavessi????


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Ode to my family

Poco lontano dalla Piccola Città c’è la Valle Piovosa.

la Valle Piovosa, per chi non ama il genere, può essere angosciante; è piuttosto chiusa, non come la Val d’Aosta, le montagne ti stanno addosso, ogni svolta della strada uno scorcio e un mondo diverso. Verde, verde, tutte le possibili e immaginabili sfumature di verde, e in mezzo il fiume come le rapide famoso per la canoa e il rafting. Ah, e come da nome, c’è la tradizione estiva per cui ogni sera verso le 17.00 piove.

la Valle piovosa, per chi invece ama il genere, è un abbraccio di ombre e cielo, un alternarsi perfetto di sole caldo e rassicuranti temporali estivi.



Ieri sera Seavessi ha smollato a casa i coinquilini, e lei e #2 sono usciti dall’ufficio e sono partiti alla volta della Valle Piovosa, dove hanno passato la serata a una fiera con i NonniG e ZiaBella.

Seavessi ha fatto la figlia, per una serata. Si è concessa mezzo bicchiere piccolo di vino e pesche (trattasi di bicchiere indigeno, quello piccolo contiene agevolmente una birra media). Si è fatta coccolare da NonnaG e ha dormito nella stanzetta dei letti gemelli con Ziabella.

Stamattina Seavessi è partita presto per tornare nella Piccola Città e andare a lavorare.

Ha percorso la Valle Piovosa, in mezzo al sole del mattino, in mezzo all’aria fresca; si è riempita gli occhi di ogni angolo di montagna, di ogni sfumatura verdeoro delle foglie, i ogni piccolo scorcio di azzurro, ascoltando Mika a palla.


Non ha prezzo.

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Yeah, we’ll keep on smiling

Grazie, grazie di cuore a tutte per gli auguri per l’anniversario.
E’ stato un bell’anniversario, forse il più bello finora.

Il primo anno l’Infanta aveva neanche due mesi, Seavessi si era appena arresa al fatto che tutte le mamme hanno il latte ma Seavessi no, cicca cicca cicca, e piangeva 28 ore al giorno anniversari compresi.

Il secondo anno sia Seavessi che MaritoNP si sono dimenticati l’anniversario, ci hanno riso sopra ma ci sono rimasti male entrambi.

Il terzo anno si cominciava a capire che #2 si sarebbe fatto desiderare.

Quest’anno è stato bello.

Tuttavia, il post di oggi è un po’ malmostoso, ma – dicono dalla regia – Seavessi ha solo bisogno di un minimo di supporto morale. Che probabilmente si tradurrà in violente scoppinate virtuali, ma va bene uguale tutta salute.

Seavessi aspetta tutto l’anno che arrivi luglio per passare un po’ di tempo con il coniuge. Perché sì, il suo status di semisingle a tempo determinato l’ha mandato giù e senza neanche tanto zucchero, ma non vede l’ora che arrivi l’estate per riappropriarsi della sua famiglia.
Seavessi comincia a preparare i uichend di luglio a metà febbraio, e quando poi arriva luglio e detti uichend sono pieni come valigie dopo un giro al duty free è contenta e le sembra di aver sfruttato bene il tempo.

E quindi?

Quindi quest’anno la Seavessi famiglia sta seguendo il consueto programma di marce forzate che la porta a fare cose e vedere gente.

In tutto ciò Seavessi si riempie di tachipirina perché se no starebbe sul divano in posizione fetale, guardando le vecchie serie del Dr House e invidiandogli il vicodin.



Hai voglia a ripetere che fa solo male e non è niente di cui preoccuparsi. Fa male uguale.

Quindi Seavessi ignora questi segnali truffaldini lanciati dal suo corpo e si aggira per montagne, fiere e riunioni familiari come una bomba a mano senza spoletta, alternando momenti di felice convivialità (tachipirina presa da poco che sta facendo il suo dovere) a momenti di carogna totale (è troppo presto per un’altra tachipirina).

Quanto sopra non creerebbe troppi problemi, se Seavessi si decidesse a dire ai presenti, MaritoNP incluso _scusatemi, sono felice di essere con voi ma non sto troppo bene, ora mi riposo 10 minuti.

E invece NO. Sia mai che ci macchiamo di cotanto disonore. Seavessi vaga per il mondo facendo sorrisi tirati e dicendo _ma no sto benissimo figurati non è niente, certo che mi faccio volentieri sti sei chilometri di passeggiata, non vedo l’ora.

Seavessi è abbastanza scema.

Fortunatamente MaritoNP lo è meno, e blocca i peggiori estinti da kamikaze di Seavessi facendola sedere quando diventa verde e impedendole di fare tre pieni di scale con l’Infanta in braccio.

Ma Seavessi adesso si deve impegnare e capirlo  una buona volta, che dire _non mi sento bene non è reato. Neanche per una mamma.

Ah, oggi pomeriggio Seavessi si arrende all’evidenza e alle minacce del consorte, che l’ha vista litigare per due giorni con il bottone in vita dei pantaloni, e ha minacciato di tagliarle le dosi di Bones se non va a comprarsi qualcosa che non dia fastidio a #2.
Secondo Seavessi è presto, non è il caso, Seavessi è anche dimagrita un po’ ultimamente ecc ecc., ma fatto sta che i pantaloni tirano.

Ciao, #2.



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