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Quattro anni fa

C’era il sole ma, inaspettatamente, l’aria relativamente fresca.

Ziabella sfoggiava un paio di tacchi vertiginosi, che presto si sarebbe tolta per girare scalza sul prato e fra i tavoli.

Seavessi si era svegliata presto e si era diretta verso la caffettiera, solo per scoprire che NonnoG l’aveva messa sotto chiave e aveva tutte le intenzioni di razionarle la caffeina.

Indipercui Seavessi si era messa a vagare per casa in cerca di un quanto mai necessario prosecchino.

La sera prima Seavessi, Ziabella e NonnaG avevano fatto i cartelli Seavessi e MaritoNP Oggi Sposi, e solo dopo aver finito si erano accorte di averli fatti tutti con la freccia a sinistra, e che probabilmente gli invitati non-indigeni sarebbero finiti nell’aia di qualche cascina.

ClaudiaFotografa aveva aiutato Seavessi a infilarsi nel Meringone – bellissimo e praticamente scelto da Ziabella, ché Seavessi mai avrebbe avuto il coraggio) – Seavessi sentiva qualcosa di strano e alla fine si era accorta che il gatto si era nascosto fra i chilometri quadrati di tulle della gonna.

Esistono un paio di foto bellissime di Seavessi che cerca di estrarre il gatto dalla gonna.

Nessuno si è fatto commuovere da Seavessi che è rimasta senza prosecchino.

Sia Seavessi che MaritoNP hanno sbagliato a dire le promesse, ma non se n’è accorto nessuno.

Seavessi e MaritoNP odiano le foto, ma in quelle di quattro anni fa, la maggior parte prese a tradimento, sorridono come ebeti.

Seavessi non è riuscita ad assaggiare la sua propria torta (ma era bella, vero?)





Verso le sette di sera, ormai a casa in jeans e maglietta, Seavessi e MaritoNP si sono guardati e si sono romanticamente detti _ma io ho fame.

E sono andati nella BirreriaDelCuore, dove erano andati la primissima volta che MaritoNP è venuto nella Piccola Città, e la titolare ha guardato perplessa la miracolosamente ancora intatta cofana-con-fiori di Seavessi.

La volta successiva che sarebbero andati nella BirreriaDelCuore, dopo la chiusura di agosto, sarebbero stati in tre.
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Mia cugina, mia cugina

Oggi Seavessi si sente insolitamente leggera e scevra di pensieri molesti. Sì, ok, a parte un paio di urlacci a Gatto Abusivo che si è lanciato tipo kamikaze contro la zanzariera della porta finestra e l’ha fatta uscire dai binari, ed è stato minacciato di repentina trasformazione in coniglio con polenta.

Seavessi medita se nel budget mensile ci stia un salto in libreria (ma anche sì dai) perché vorrebbe comprarsi un altro Jeeves, e già questo per l’umore è un toccasana; in più questa estate ventosa e temporalesca è perfetta per Seavessi che più fa caldo più odia i suoi umani consimili.

Stamattina Seavessi ha ricevuto un messaggio su feis da CuginaGrande, che l’ha aggiunta a un gruppo.

Ce l’avete tutte no CuginaGrande? O se no è ZiaGiovane o VicinadiCasa, dicesi individua troppo grande per essere vostra amica e troppo giovane per essere un’adulta, a cui voi bambinette vi appiccicavate tipo cozze allo scoglio, sentendovi fiere e più alte di dieci centimetri per l’onore di cotanta compagnia, incuranti del fatto che CuginaGrande aveva 18 anni e voleva uscire col moroso e probabilmente non apprezzava così tanto la presenza di una ottenne entusiasta al seguito.

Seavessi non ha cugini veri, perché NonnoG e NonnaG sono figli unici; così nel mondo comodo e variegato dei cugini generici Seavessina bambina si è scelta, per elezione, CuginaGrande.

CuginaGrande andava allo stadio in curva, e Seavessina seduta in tribuna a fianco del papà sospirava e guardava quel meraviglioso ammasso di colore in movimento e pensava anche io un giorno.

CuginaGrande andava in giro con la vespa, d’estate faceva tardi la sera, metteva bellissime canotte luccichine – erano gli anni ’80 – che per Seavessi era il massimo dell’haute couture.

CuginaGrande un’estate, in preda a chissà quale folle impeto cuginesco, disse a Seavessina senti andiamo al mare una settimana io e te, e Seavessina pensò se muoio adesso muoio felice. Nota di cronaca, le due brillantone arrivarono all’autogrill di Varazze e si accorsero di avere lasciato a casa le chiavi di casa del mare, e bivaccarono all’autogrill fino all’arrivo di NonnoG in versione settimo cavalleggeri (con chiavi).



Di quella settimana Seavessi ricorda di aver mangiato solo focaccia e gelato, e di una sera che dalla radio uscì una canzone dalle seguenti immortali parole:

sotto le conchigliole vivono le sogliole
sotto le conchigliole cantano le vongole

mai più sentita e giustamente rimossa dall’inconscio musicale del mondo, ma che ancora adesso Seavessi e CuginaGrande se ne ricordano e ridono.

Oggi CuginaGrande è… grande, ha due figli adolescenti, un marito un lavoro una vita.

Ma va ancora in curva, quella curva meravigliosa che canta e si agita ed è tutta colorata.

E ancora è la sola che segua Seavessi nei suoi deliri nostalgico-calcistici, sapendo che Seavessi parla del tal centravanti, ma in realtà pensa a certe mattine di maggio, in uno stadio che oggi è una rovina ma era magnifico, mentre gli adulti preparavano la grigliata e CuginaGrande e Seavessi sgusciavano, sole nell’universo, dentro il campo, si sedevano vicine sulle panchette di legno che erano già lì 50 anni prima che loro nascessero, e guardavano l’erba verde e il cielo chiaro e ascoltavano il silenzio pieno di voci.

Ce l’avete anche voi CuginaGrande, vero?

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Chiamami ancora amore

Seavessi non è a suo agio nella condizione di addivanata. Cioè, non che sia davvero possibile esserlo, non c’è niente che sia davvero piacevole quando è un obbligo; dopo un’operazione alle tonsille vengono a noia perfino i gelati.
Ma Seavessi un pochino per volta impara.
Impara che non è vero che se stai seduta sul divano la piglia di robbbba da stirare prende forma di Mostro Stropiccio e viene lì a cercare di strangolarti. No, lei piglia sta lì ferma e brava, e non morde, e se ci vedi qualcosa di diverso il problema è tuo e non di quel povero  mucchietto di cotone e lino.
Impara che non c’è affato un limite al numero di volte che una può leggere Harry Potter e trovarci cose nuove.
Impara che il resto del mondo – lavoro compreso – va avanti lo stesso senza grossi problemi, e non si sono registrati casi di suicidio collettivo all’interno della supermultinazionale, nessuno ha compiuto gesti inconsulti che so, bevendo il latte macchiato della macchinetta del caffè e lasciando biglietti con scritto è colpa di Seavessi.
Perfino la Seavessi famiglia se la cava benone, e l’unica odiosa idiota che continua imperterrita a dare a Seavessi della mollacciona sfaticata è Seavessi medesima.
La quale, per autopunirsi dell’immobilità forzata, è riuscita con una temperatura esterna di 32 gradi all’ombra a farsi venire una specie di bronchite rantolante, che da stasera verrà combattuta a colpi di tea tree oil (grazie Gì).
Quante cose che impara Seavessi guardando il mondo dal divano. Impara anche che la sua famiglia è adorabile, se gli si da il tempo di esserlo e non si corre di continuo.
Seavessi ha un nome (sorpresona eh!) che non viene mai usato praticamente da nessuno, e a cui Seavessi tendenzialmente non risponde. Anzi no, lo usa NonnaG quando le dice moooolto male, e vieppiù Seavessi finge di non sentire.
Ma a casa maritoNP la chiama esclusivamente amore.
E l’Infanta in questi giorni, beh, anche lei. Si aggira per casa e strilla come un aquilotto chiama dolcemente _amore mi dai da bele pel favole? oppure _amole mi fai il bagnetto?
Seavessi, colpa degli ormoni,  si squaglia. Non diciamolo troppo in giro, però.
nota di servizio: venerdì si fa a fare il tagliando a #2.

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Cronache dal divano

… di-sconnesse, naturalmente.

Vi abbraccerei tutte. Ho provato a rispondere ai commenti uno per uno ma ovviamente la chiavetta mi ha fatto il ghigno diabolico ed è collassata, come volevasi dimostrare.

Ma vi abbraccerei tutte, Alice che ha coniato il blog-nome per #2, Stress che ha rimesso a posto GianVittorio, le cacciatrici che sono meravigliose e meritano tutto ciò che di bello c’è nel mondo. e tutte, tutte davvero.

Sfolly voleva i dettagli – buttiamo giù due dettagli.

S’è fatto un po’ desiderare, #2. Un po’ più di un anno. Abbastanza per cominciare a pensare di metterci una pietra sopra, visto che per mie (personalissime e non replicabili) ragioni non mi sarei comunque imbarcata nel trip delle analisi e delle cure.

Ho detto personalissime e NON REPLICABILI ragioni, voi che siete in caccia e siete meno citrulle di me fatele tutte le analisi, ché è buono e saggio. Mi raccomando.

Dovrebbe, #2, se tutto va bene, se gli siamo simpatici, arrivare a fine gennaio.

Ovviamente io ho già avuto diverse crisi mistiche di ogni tipo:

*come lo dico al lavoro (credo che dopo questo fantastico addivanamento di due settimane ci sarà in ogni caso ben poco da dire)

*come lo dico all’Infanta (procrastina, baby, procrastina, c’è un saaaaaaaaaaacco di tempo) 

*ce la faccio con due Infanti e un maritoNP

*ce la facciamo a pagare la piscina per tutti e due (non so perché ma questa mi angoscia in modo particolare, mi ci sveglio la notte e sogno due Infanti non-natanti che mi incolpano di aver fatto male i conti)

*varie ed eventuali, fra cui l’addormentamento Infanta.

L’infanta si addormenta previa lettura fiaba e tienimento di manina. Non ha molti vizi, questo non lo vorrei proprio togliere.

Ieri pomeriggio, Seavessi casa, interno giorno:

Seavessi _ Infanta senti… se ehm… un domani ecco… arrivasse un fratellino, dicevo… così per dire eh! come vorresti fare, la mamma addormenta te e il papà addormenta lui? O te ti addormenta papà e a lui lo addormenta mamma? Io e papà ci addormentiamo entrambi e tu guardi Jersey Shore fino a tardi? Andiamo tutti a dormire dai nonni?

Infanta (perplessa) _ma… mamma… il flatellino può dolmile con me nel mio lettino!

Seavessi da ieri piange commosse, gravide lacrime.

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You can’t always get what you want

ma fa niente, non fa assolutamente niente vero?

Seavessi non ce l’ha tanto con i contenuti quanto con le modalità; Seavessi fa i regali e non li incarta, fa torte decenti ma non sa decorarle, ha vicino persone che ama, ma quanto a dirglielo, uuuh, è un’altra storia.

Seavessi ha cercato di fare in modo che con il blog andasse diversamente, ha cercato di essere sincera; ma fatalmente, il blog è uno specchio (parziale, distorto, narrativo se volete) ma è uno specchio di Seavessi.

E’ quindi giunto il momento di rivelare che Seavessi in realtà è un elettricista di 55 anni di nome GianVittorio, che si droga di libri di Moccia e guarda la trasmissione che non mi viene il nome quella dei tamarri.








Ok, la smetto.

Via i bastoni nodosi, dai, nel post prima vi ho pure offerto il mojito, non fate la faccia di Gordon davanti ai pettini di mare bruciacchiati.

E’ solo che avrei voluto scrivere un post diverso, con gli uccellini e i cuoricini e quant’altro, e invece come al solito non son capace. Amen.
Dicevamo: pare che la Solellina (o Flatellino, ovviamente) si sia decisa ad uscire dall’Almadio.

L’avrei detto prima – o forse no, non so – ma si era nel pieno del trolleggiamento sulla mia vita di coppia. E poi e poi. Poi io le cose non le so dire. Non mi sembrava mai il momento, non mi sembrava mai opportuno.

Comunque: siamo felicissimi, solo che c’è stato qualche piccolo problema, assolutamente non grave né preoccupante, e com’è come non è da lunedì son qui, divanizzata e sconnessa, per usare l’espressione di un’amica che mi è piaciuta da matti.

Quindi chiedo scusa fin da adesso, se per questa settimana e la prossima rispondo, scrivo partecipo più no che sì. Per reclami tirare pure 4 accidenti alla mia triste chiavetta e al suo malnato gestore.

Lo so, ho detto tutto, e niente, mi dispiace, forse non è tutta colpa della chiavetta se sono disconnessa.

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Vivere (o sopravvivere)

Seavessi era indecisa se titolare direttamente _oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento.

Seavessi sta un po’ accusando il colpo degli ultimi incasinati mesi; delle corse lavorative e del ponte della settimana scorsa in cui MaritoNP ha lavorato e Seavessi e l’Infanta hanno goduto non stop della reciproca compagnia, da giovedì mattina a domenica sera, oooooooooooooooh yes.

Fatto sta che in questi giorni Seavessi non è esattamente in forma, al mattino si schianta a faccia in avanti sulla tastiera e la sera le cose normali che di solito fa senza neanche farci caso, sistemare un po’ casa, fare la cena, giocare con l’Infanta, le sembrano macigni inamovibili che ostacolano il suo percorso verso il letto.

Seavessi non sta esattamente male. Volendo potrebbe darsi una mossa, autosgridarsi, dirsi di non fare la mollacciona e tirare dritto. Sopravviverebbe comunque.

Solo che Seavessi è, cosa inedita, un po’ stufa di sopravvivere e pensare ma sì poi passa.

Accarezza, senza avere davvero il coraggio di mettere in pratica, l’idea di telefonare al DottorS, spiegare e chiedergli di scriverle un paio di giorni di riposo. 
Considerato che Seavessi è quella che l’anno scorso s’è palesata in ufficio con 39 di febbre perché era chiusura di trimestre, Seavessi medesima si sta chiedendo quale estranea, aliena entità nella sua testa le invii pensieri tipo _stai a casa e dormi due giorni di fila.

Potrebbe perfino essere buonsenso.



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Infanta therapy

Non è mica (del tutto) questione di estetica, di “bellezza” nel senso comune e un po’ abusato della parola; Seavessi conosce un sacco di donne che difficilmente potrebbero fare i casting da veline, e lo stesso risplendono di luce propria, con i loro occhi limpidi, i capelli a spinacio, o le rughette, o la cellulite.

Sono le donne che si piacciono, e baciamoci i gomiti che al mondo ci sono anche loro.

Seavessi non si piace, e da la colpa ai chili che non è mai riuscita a perdere dopo il parto, al poco tempo e poca voglia di curarsi, al fatto che com’é come non è trova sempre qualcosa di più interessante da fare invece che farsi la piega. 
Ma tant’è, non si piaceva mica neanche prima, ahimè la sua autostima è una specie di talpa mentale che appena possibile scava gallerie infinite e profonde.

Non è mica un dramma, tanto Seavessi non ha tutto sto tempo e voglia di autoanalizzarsi; l’unica conseguenza noiosa è che Seavessi non reagisce benissimo ai complimenti, perché tanto non ci crede.

Se è veramente in giornata buona sbuffa e cambia discorso.

Se è in giornata normale ringhia.

Se è in giornata girami-largo lancia sguardi assassini  e considera il complimento una presa per il naso, condizione necessaria e sufficiente a mettere l’incauto complimentatore in quarantena amicale.

Ovviamente con l’attenzione e l’autoconsapevolezza che la contraddistinguono come genitrice Seavessi non si era affatto accorta di rifiutare anche i _mamma come sei bella dell’Infanta, a cui rispondeva un po’ piccata _no Infanta, TU sei bellissima, mamma no.

L’Infanta invece sì che se n’era accorta, mannaggiallei.

Seavessi casa, mattina, interno giorno
La Seavessi famiglia è riuscita a mettere insieme tutti i pezzi di se stessa e sta per uscire.

Infanta _mamma come sei bella tluccata.

Seavessi (ridendo) _truccata amore?

Infanta_ sì, tluccata così non dici che non è velo.



Dove la prendono gli Infanti, dove, questa mira devastante per andarti a beccare dove sei scoperta?

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Questa mattina, ieri sera.

O basta là.

E’ andata, come ogni anno, come ogni anno sembrava che non sarebbe passata mai e invece oggi è il 1 giugno.

Questa mattina Seavessi avrebbe voluto dormire a oltranza, e invece s’è svegliata prima del solito e si è presa un caffè con calma seduta al tavolo di cucina, guardando la pioggia fuori.



Questa mattina Seavessi ha instradato verso l’asilo MaritoNP che ha voluto uscire in t-shirt e l’Infanta che voleva mettere i doposci; poi ha richiuso la porta alle loro spalle e si è concessa una lussuosa oretta di poltrimento sotto le coperte, evento che ha circa la frequenza di una verità scientifica in un servizio di Voyager. 


Seavessi non ha dormito, ha pensato; si è messa lì e ha pensato:

* che nei prossimi giorni vuole giocare con l’Infanta e capire perché da qualche giorno fa la faccia saputa e dice che _il NonnoG è ittèlico.

* che viva la pioggia e il fresco.

* che vuole leggere  – ché HA da leggere, con amore e attenzione – e anche un po’ scrivere, ché non scrive da tanto e ha un paio di personaggi che nella sua testa sbattono il piedino e fanno segno all’orologio con aria stizzita.

*che vuole prendersi del tempo, alla faccia del lavoro e della casa e del resto del mondo.




A suo particolarissimo modo quella di ieri è stata una bella serata, sola nell’openspeis con un paio di colleghi residui, ad aspettare mail e telefonate guardando Crozza e Bersani su youtube, ché mica stiamo qui a spalmare le zanzare con l’autan.
Seavessi non ha le parole per spiegare come e perché essere ancora in ufficio a mezzanotte ha un suo fascino, per cui si fa prestare quelle bellissime di Umberto Saba, per descrivervi la sensazione.



TREDICESIMA PARTITA

Sui gradini un manipolo sparuto
si riscaldava di se stesso.
E quando
– smisurata raggiera – il sole spense
dietro una casa il suo barbaglio, il campo
schiarì il presentimento della notte.
Correvano sue e giù le maglie rosse,
le maglie bianche, in una luce d’una
strana iridata trasparenza. Il vento
deviava il pallone, la Fortuna
si rimetteva agli occhi la benda.
Piaceva
essere così pochi intirizziti
uniti,
come ultimi uomini su un monte,
a guardare di là l’ultima gara.



Anche se per il resto del mondo ha poco senso, Seavessi lo dice lo stesso: buon anno nuovo!

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Overwhelmed

10 cose che per Seavessi rendono sopportabile questo periodo lavorativo delirante.





1* L’openspeis e Seavessi in particolare entrano in modalità cascina. Caduta ogni pretesa di civiltà, Seavessi comunica a urlacci che fendono l’inquieto aere dell’ufficio.

2* La precedenza. Seavessi corre su e giù per l’openspeis e i colleghi si scansano, i gruppetti si sciolgono, i corridoi si spalancano tipo acque del Mar Rosso. Seavessi ha in testa una sirena virtuale.

3* I colleghi che vengono a portare gli ordini alla scrivania di Seavessi e le chiedono di esaminarli, con l’aria di neopadri che  portano un primogenito malaticcio a un primario. 

4* L’insulto libero verso chiunque/qualunque cosa non funzioni a dovere, dalla macchinetta del caffè allo scanner al collega indiano.

5* Il fatto che verso le 17.30 sia Seavessi che collegamica rumena perdono ogni freno inibitorio e fanno una telefonata sfogatoria in cui dicono di tutto e di più sul resto del mondo.

6* Poter urlare impunemente contro il computer – no neanche, contro il monitor – accusandolo delle peggiori nefandezze.

7* Vedere il capo che normalmente è Mr Flemma che pure lui urla al monitor le peggiori nefandezze.

8* Quando davanti a matasse virtualmente insolubili ci si mette d’impegno in due e si trova una gabola per uscirne vivi.

9* Le amiche che, si spera di avere ancora quando tutto ciò sarà finito.

10* Sapere che anche se non sembra  poi va sempre a finire in gloria.





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Manic Monday

Oddio ho quarantasei mail nuove nell’inbox

Non dovevo prendere tre caffè prima di uscire di casa

Che figata uscire coi sandali

Che fatica rimettere insieme due idee

Mi sembra di rincorrerle come pecore che scappano dal recinto

Mi mancano le amiche

Per quale orribile motivo le amiche son tutte lontane

Sono inopinatamente allegra

Alle ore 9.07 avevo già raccontato ball cose diversamente vere a tre diversi colleghi, solo per farli smettere di agitarsi.

Sono due giorni che mi sveglio alle 05.48 e sento che se resto a letto un altro munuto il mondo esploderà

Però ho stirato di tutto e di più






non ci tiro fino a fine mese, non ci tiro. Però rido come una pazza.

Ho notato che il resto dell’openspeis è diventato cautamente gentile e mi porta il caffè alla scrivania.

Ma buona settimana, anyway!




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