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Lo zen chez moi.

Disse un giorno il maestro Visamarachanda al suo discepolo Visagurubandana (chi li becca questi nomi?):
“E’ proprio dei giovani come te ricercare la serenità e l’equilibrio spirituale nella contemplazione di mari calmi, fronde ventose, spa con idromassaggio e cromoterapia.
Ma serenità, quella che ti fa sentire il cuore leggero e svuotato e lucente come una pentola d’alluminio pulita, che ti fa sentire in glorioso bilico come se stessi surfando su tutte  le forze dell’universo,
è quando al parchetto vedi la gente minacciarsi di sanguinarie ritorsioni per le generazioni a venire, per i dettagli di una festa a cui tu, 
preventivamente, 
hai detto 
_scusate, c’ho n’impegno.”
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Antropologia da parchetto (part one)

Indovinate cosa fa nella Valle Piovosa?
Piove?
naaaaah. Banale.
Diluvia?
Buuuuuh, scontato!
Oggi per esempio c’è il temporale, con tanto di tuonui e fulmini. Trattasi però di temporale tipico della Valle Piovosa, che probabilmente durerà fino a domani.
Però stamattina c’era un bel sole, e Sevessi e l’lnfanta si sono fiondate al parchetto.
Ora, Seavessi non è una mamma da parchetto; prima cosa non c’è tutta sta dovizia di parchetti nel Paesino, secondo non ha tutto sto tempo per portarci l’Infanta.
E’ quindi con una certa qual curiosità antropologica che Seavessi affronta scivoli infidi e giostrine variamente basculanti. In generale, il parchetto inquieta un po’ Seavessi che ci vede un erbario di comportamenti deviati piuttosto notevole.
Seavessi è in effetti un po’ traumatizzata da due esemplari si spera rari e in via d’estinzione osservati questa mattina. La NonnaStrega e il NonnoCoach. Seavessi non ce l’ha coi nonni in modo particolare, viva i nonni, ma nella Valle piovosa l’80% della popolazione è sotto i 5 o sopra i 70 quindi non c’è molta scelta.
La NonnaStrega è vestita firmata mutande comprese, no, non si vedono ma ci giurerei. Preferibilmente ha i pantaloni bianco ottico, il che nel parchetto della Valle Piovosa dove per attarversare le pozzanghere tirano i ponti tibetani è l’ideale.
Ovviamente la NonnaStrega non vuole sporcarsi e gira larghissimo dalle giostrine, e si siede solo sulla panchetta dopo averla ripulita col fazzoletto. Di solito ha una nipote femmina, fra i 7 e i 9 anni, carina, con gli occhiali, normalissima.
La NonnaStrega ha due passatempi, quando non importuna le vicine di panchetta che cercano di non guardare l’Infanta che si inerpica sul quadro svedese:
1) urla alla nipote di non andare lì che si sporca e non andare là che è pericoloso, e non andare su che ci sono i maschi (?) e non andare giù che _tanto non sei capaaaaaaceeeeeee sei imbranaaataaaaaaaaaa
2) quando finalmente la nipote è ferma immobile in mezzo al parchetto, che tanto non può fare niente di niente del tutto, la NonnaStrega attacca a urlare _eccccooooo vedi quella bimba lì com’è brava che sale sulla corda a testa in giù, vedi Pierino che figo che va sugli scivoli alti, vedi Caterina com’è magraaaaaaaaaaa che riesce a salire sulla pertica e tu nooooo
La nipotina povera abbozza e pensa a orribili vendette da mettere in pratica non appena sarà adolescente. 
Seavessi pensa alla povera mamma che magari passa l’anno a cercare di inculcare alla prole un minimo di autostima e si vede il lavoro rovinato da cotanta arpia. 
Seavessi è pronta a fornire alla mamma, qualora legga queste righe, qualunque tipo di alibi o sostegno morale o materiale ella abbisogni per il nonnicidio.
Siamo andati lunghi e fra poco si sveglia l’Infanta, del NonnoCoach parleremo la prossima volta.

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