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Quattro

Tu portatrice di ingannevoli boccoli da bambola,

tu spigolo, inciampo, sguardo a rovescio,

tu tela di Fontana,

tu passaporta.

Tu palla curva, gol di prima in rovesciata,

lampo di calore d’estate, brina lucente d’inverno,

geometria non euclidea, prova provata

che ci sono più cose in Cielo e in terra Orazio, oh, quante più cose.

Tu somma di negazioni, tu punta di diamante,

tu tuono di notte, stella di Orione,

tu bacio grosso al mattino,

tu che non vuoi, e sai una cosa? Fai bene.

Tu che canti Vasco a squarciagola e inventi parole bellissime.

How you turn my world, you precious thing?

Buon Polcheanno, Revoluciòn.

 

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Occhi negli occhi

Cara Infanta,

mi dispiace, sai, che in questi giorni “non ci prendiamo”.

Sei così piccola ancora, ma non sei più la mia bambina con le manine pacioccose. No, non è vero, lo sarai sempre, ma sei già di più, sei già anche di più.

E non è colpa tua se dietro quello sbuffo quando ti ripeto qualcosa per la tantiliardesima volta io vedo l’ombra dell’adolescente che sarai, e non è colpa tua se non capisci quando mi viene il magone e ti chiedo _ma tu mi vorrai sempre bene? 

E non è colpa tua se non capisci che dietro quella domanda scema, che non dovrei farti, c’è una mamma raffazzonata che ha tanta paura di non essere alla tua altezza, che dovrebbe darti ali e radici come nella migliore tradizione delle frasi su facebook, e invece è grasso che cola se si ricorda che giorno hai ginnastica.

Non solo non è colpa tua, non è proprio compito tuo capire; perché tu dietro quegli occhi di nebbia sei ancora la mia bambina, e quell’adolescente, quella giovane donna, ancora non la conosci.

Però è già sul treno, amore mio.

Le prepareremo una torta e l’aspetteremo insieme.

Intanto stasera ci regaliamo una notte insieme nel lettone, ci leggiamo le storie di pirate, e ci addormentiamo sognando di bandiere col teschio, tempeste e arrembaggi.

Occhi negli occhi.

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17.13

Primo giorno di asilo.

Dove hai messo i buoni pasto?

Infanta sei bellissima.

Andiamo?

No per favore non piangere.

Non farmi sentire la solita str mamma degenere perché ti lascio qui

Lo so sono in ritardo.

Nuovacollega, oggi parliamo di questo allegro argomento, simpatico come un cicles sotto la scarpa, limpido e razionale come la manovra economica, e sì che te lo spiego e fammi tutte le domande che vuoi, ma lo sai che ho lasciato l’Infanta all’asilo che piangeva in mezzo a quel grandioso casino di mamme nonne maestre bimbi armadietti grembiuli?

Lo sai Nuovacollega che sono una mamma orribile?

No WonderMary, non riesco a venire a pranzo con te, non ho il tempo.

WonderMary sei una meraviglia, certo che puoi pranzare TU qui con me. 

Grazie.

MaritoNP l’hai ripresa l’Infanta?

Siete già dalla pediatra?

Pronto Pediatra, mi dica…

Tutto ok?

L’Infanta è uno spettacolo? Sì immagino che lo dica a tutte le mamme, ma grazie, lo stesso. Allora tutto ok? Attacchiamo con gli intrugli della strega pro-sistema immunitario?

Pediatra ma quando nasce Revoluciòn vero che viene in ospedale a rivoltarmela come un calzino? A farle il tagliando e controtagliando e a contarle i diti?

MaritoNP vai tu a fare la spesa? cosa comprate? Ah qualcosa per cena? 

Eh?

No non lo so se abbiamo ancora uovikìndel in casa.

Nuovacollega, ancora tu, ma non dovevamo vederci più?

Dai, facciamo un’altra webconf di due ore, che dobbiamo friggerci quei due neuroni cumulativi sopravvissuti alla mattinata.

Nuovacollega, lo so che fai la voce allegra ma mi odi.

Nuovacollega, non ne posso più, ci aggiorniamo?

Shhhhh.

Silenzio tutti, per favore. Un attimo di silenzio.

Le 17.13.

E’ quasi passata anche oggi.



Chissà se mi avanzano 10 minuti per aggiornare quel povero blog che sta andando a ramengo.

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Slow Thought (for T. with love)

C’è un detto arabo che dice che nove donne non fanno un figlio in un mese,

e sì, puoi comprare il ragù nella lattina, ma se lo fai sobbollire piano piano per ore nella cucina tranquilla,  non è certo la stessa cosa

non puoi obbligare una torta a lievitare in un minuto, perché lo scopo della torta è – anche- profumare di buono la casa, e ricordarti di quando imburravi la teglia per tua nonna

e non puoi fare sbrigare un fiore a sbocciare, una pianta a crescere, a meno di fare pasticci genetici che forse magari anche no

e c’è un motivo se per apprezzare completamente un gesto atletico, un gol, una meta, uno scatto, lo guardiamo al rallentatore

e quando vai da qualche parte, per bello che sia il posto in cui vai, gran parte del senso del viaggio sta in quello che vedi dal finestrino, nella sfumatura di verde di un campo intravisto.

Sai secondo me perché è buono e giusto che ci vogliano nove mesi per fare un figlio?

Perché i primi mesi li impieghi a capire che è vero, sta succedendo, hai questa cosa che cresce dentro ed è un pezzo di te e allo stesso tempo non lo è affatto

e gli altri mesi ti servono a capire che quel figlio si staccherà da te, col tempo non avrà più bisogno del tuo seno, di essere tenuto in braccio, di darti la mano per attraversare la strada.

Nove mesi è il minimo, per non impazzire di fronte a una rivelazione del genere.

Non ti preoccupare del tempo che ci mette a crescere questo tuo bambino di carta, quando un giorno prenderà il volo ti sembrerà di averlo stretto fra le braccia solo per un attimo.

Buon blogcompleanno.



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Non me lo ricordavo

Oggi sono passate nell’openspeis due colleghe neomamme con i rispettivi Infanti.

Che belle che sono.

Perché io (a quel che mi ricordo) sono stata una specie di ciabatta masticata dal cane per quasi un anno, e loro sono così belle?

Oddio, tornerò ad essere una ciabatta stropicciata?

Naaa….. al secondo giro tante fregature non le prendi più. E poi ho l’Infanta che mi tiene in riga e gli Squali che mi proteggono.

Che belli questa signorina e questo giovanotto appena sbarcati nel mondo.

No, grazie, non mi sento di prenderlo in braccio.

Perché ho paura di romperlo, ovviamente.

Sì, lo so, ho paura lo stesso. Non mi ricordo come si tengono così piccoli.

Non mi ricordavo nemmeno che avessero piedini così piccoli e meravigliosi.

E bocche così splendide e bavose e senza denti.

E sorrisi così nuovi e spiazzanti.

Non mi ricordo quasi niente, che disastro.

No, non ho ancora comprato niente.

Ma neanche avrei idea di cosa comprare, a parte il ciuccio e il latte e il bibe.

Pronto mamma, ma tu ti ricordi quando l’Infanta era piccolissima, ma io cosa dicevo?

Ah, ti sei segnata tutto sull’agenda?  

Argh. Ogni cosa che dirai ecc ecc.

E cosa dicevo?

“I pusuàr (per le non piemontesi, bottoncini a pressione) del body sono strumenti del demonio”? Ah dicevo questo?




Mamma ma portarmi da uno bravo no?

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Perplita

e un po’ dispiaciuta; un po’ come quando vedi mamma e papà che bisticciano. In questo scorcio caldissimo di fine estate, Seavessi si ritrova  a dirimere bisticci fra i suoi due filosofi di riferimento, Gramellini e il Vasco.

Gramellini quello che ha detto _le partite perse sono le più importanti da combattere, definendo i contorni di una Seavessi adolescente che fino a quel momento era stata solo una pistina e da quel momento è diventata una pistina mirata. E’ lo zio o il fratello maggiore che Seavessi non ha, quello capace di mettere in parole tre generazioni di tifosi della Seavessi famiglia, quello che fa compagnia tutte la mattine col caffè, quello che Seavessi e un’amica fanno la gara a chi lo condivide prima su feis.

il Vasco è quello che non ha bisogno di parole, quello che gli bastano le virgole, le pause e due verbi messi a caso, quello che sembra che passi per caso e poi ascolti Sally e capisci perché, com’è come non è, ti sta nel cuore da una vita. Quello che a 14 anni hai convinto NonnaG ad accompagnare te e le tue amiche a un concerto, e da lì s’è innamorata anche NonnaG e al concerto, da allora in poi, ci sei andata con lei, e siccome non hai mai avuto granché da condividere con NonnaG, quei concerti sono diventati importanti. Quello che, andando a beccare l’unico tipo di romanticismo che Seavessi in qualche modo comprende, ha detto _ma a te ti sento dentro come un pugno.

E stamattina il Gram se n’è uscito con questo.

Gram, massima stima come sempre. Ma a Seavessi  sfugge il perché in camera dobbiamo avere solo poster convenientemente defunti o non comunicanti.  Gram, capiamoci, Seavessi pagherebbe oro per avere ancora a spasso per il mondo, cantante e esternante su feis,  un Freddie Mercury 70enne, un po’ rintronato, fa niente, ma avercelo. Seavessi darebbe in cambio due borsate di amicidimaria e un paio di vincitori di icsfactor e tutto sanremo in blocco costumisti inclusi.



E poi diciamocelo, Seavessi non è affatto convinta che il Vasco stia tirando davvero i remi in barca.

Quali sono i vostri poster? 

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Seavessi Sogna il Sud

Seavessi fa parte di una famiglia di cui è acclarata la presenza del paesucolo o immediate vicinanze a partire dal… circa ‘600. Seavessi non sta millantando altolocate ascendenze, semplicemente nessuno s’è mai smosso da lì.

Solida famiglia contadina senza grilli per la testa, che si spostava dalla cascina natìa solo in caso di alluvione e poi ancora.

Seavessi non ha parenti fuori dalla provincia, o meglio no, due cugine abitano nella provincia limitrofa, a quasi mezz’ora di macchina perché di mezzo c’è il fiume, in linea d’aria è molto molto meno.
In più trattasi di ascendenza radicatamente piemontese, con influenze presumibilmente celtiche. Che nei secoli ha amato i viaggi e le avventure più o meno quanto la pellagra o la malaria. In viaggio ci si andava quando qualcuno ti spediva in guerra.
Ciò fa sì che Seavessi, nel uso inconscio più profondo, nutra una piemontese fascinazione e allo stesso tempo diffidenza verso i luoghi “lontani”, quei posti strani dove c’è quel mare che anche di notte non si ferma mai. Seavessi non lo sa dire bene ma fa niente, tanto l’ha già detto l’immenso Paolo Conte in Genova per noi.

L’ascendenza celtica inoltre fa sì che Seavessi, se proprio proprio deve allontanarsi da casa, si trovi a suo agio in posti dove piove almeno una volta al giorno, dove ci sono nuvole abbastanza per tutti e dove possibilmente si possa girare con il maglioncino di cotone anche in piena estate. Per dire, Seavessi quando stava a Dublino stava un fiore.

Ma quando sogna, Seavessi sogna il sud.
E’ un sud fiabesco e generico, probabilmente inesistente. Un collage mentale di foto delle vacanze di amici, di racconti di miglioreamica delle vacanze in Puglia, di qualche immagine che ogni tanto le manda Gì, e sì, senza vergogna, anche dei libri di Camilleri, dei film di Salvatores.

Seavessi sogna di venti caldi, mare sotto il sole, un sole così diverso e più potente di quello che conosce lei. Sogna i profumi alieni di una terra che non conosce, perché a Seavessi quello che rimane impresso nei secoli  sono i profumi. Sogna colori forti e parlate allo stesso tempo note e ignote.



E fulmine di guerra che sei, prendere e andarci?

Seavessi ci prova ogni anno. Sogna un generico appartamento in mezzo al niente (come faccia un appartamento a essere in mezzo al niente non si sa, ma tanto è un sogno), ché per Seavessi la vicinanza di svaghi e divertimenti vacanzieri è decisamente un meno. Una spiaggia non troppo  lontana, il vento caldo e il caldo secco.

Ogni anno alla fine viene fuori che è troppo sbattimento, non conosciamo i posti, è lontano, partono dei giorni di ferie solo per il viaggio, l’Infanta c’ha un incarnato da principessa dei ghiacci cosa vuoi portarla ad arrostirsi? Si scotta che è un piacere già in Liguria, e MaritoNP se proprio proprio gli tocca partire preferisce l’Istria.
Seavessi ogni anno si arrende alle considerazioni pratiche, al buon senso a quella razionalità che non riesce a scollarsi di dosso, e di nascosto ascolta un cd di pizzica portato a casa da ZiaBella dopo una vacanza in Salento. 

E nel frattempo prepara le valigie per la montagna e laValle Piovosa, dove sa che starà bene e nessuno le toglierà il suo temporale quotidiano.
Ma Seavessi

Sogna

il Sud.

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Pessimi Pensieri

Seavessi è po’ turbata, diciamo pensierosa, per via del recente putiferio venuto fuori su Pessime Mamme. Ieri pomeriggio chiacchierando con Semplicemente Mamma s’era deciso di non dare seguito, ma Seavessi ha continuato a pensarci e ha fatto un paio di riflessioni che ha deciso di buttare giù qui.

Probabilmente Seavessi è ipersensibile, perché vorrebbe che con #2 non si ripetessero alcune situazioni allucinanti relative a nascita e primi mesi dell’Infanta. Seavessi non se lo può più permettere di passare un anno a piangere, adesso c’è anche l’Infanta a cui pensare.

Quindi Seavessi vaga spersa sul web, cercando info sul VBAC, e si imbatte in due tipi di informazione

1- un VBAC è una passeggiata di salute, qualunque stordita è in grado di farcela basta che non faccia la pusillanime e non richieda il cesareo a metà travaglio.

2- il VBAC è una specie di leggenda metropolitana come i coccodrilli nelle fogne, se ne straparla ma tanto una su 1000 ce la fa con buona pace di Morandi e Ina May.

Seavessi ben si guarda dal cercare info sull’allattamento perché, come già detto, sto giro non la ribeccano. #2 al primo segno che la tetta non è sufficiente riceverà un santo bibe pieno di buon latte tiepido senza aspettare un mese e mezzo e i primi segni di disidratazione.

Perché invece il VBAC sì? Per mere considerazioni pratiche, che poco hanno a che fare con la bellezza ancestrale del parto: semplicemente, Seavessi se appena fosse possibile vorrebbe evitare che l’Infanta associasse #2 = mamma immobile piena di tubicini e devastata.

Chiunque abbia provato a cercare questo tipo di informazioni sa che l’impressione non è quella di una ricerca di info mediche, ma quella di trovarsi in mezzo a una partita di football americano dove tutti hanno le protezioni e tu no.



Qualunque opinione venga presentata, ha il sapore consolante e ingannevole della verità assoluta. 
Qualunque obiezione venga posta a tale verità assoluta, viene immediatamente tacciata di disinformazione, oscurantismo da un lato, consumismo dall’altro, in sostanza: se non la pensi come me è perché non sai di cosa parli.

Sembra che nessuno parta dal presupposto di avere a che fare con donne pensanti. Che danno alla pubblicità di un biberon il peso che darebbero a qualunque altra pubblicità, e magari basano le loro scelte su altri personalissimi e non per questo meno validi  fattori. 
Per carità, dall’altra parte della barricata stessa solfa. Le motivazioni per cui Seavessi desidera  un VBAC son degne di rispetto e vanno ascoltate e non liquidate con sufficienza come fossero un capriccio, idem le motivazioni per cui non desidera ritentare l’allattamento al seno.


Resta un po’ di amarezza, perché sembra che un vero confronto sia impossibile. A Seavessi torna in mente la scena di quando spiegava a non si sa quale consulente dell’ospedale che l’Infanta stava attaccata al seno tipo 13 ore al giorno, e di latte non ce n’era comunque, e s’è sentita dire che non si impegnava abbastanza.

Dovremmo ascoltarci di più, tutte quante, senza partire in quarta con _io ho ragione e ora ti spiego perché.




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Mi ha ammiccato.

Seavessi  ce l’ha fatta: è tornata questa mattina in ufficio, e si aggira fra scrivanie popolate di colleghi che sanno ma non sanno se possono dire che sanno – e la fetente Seavessi ha intenzioni di lasciarli nel loro brodo ancora per un po’.

Ma è bello essere tornati, avere altri adulti con cui scambiare discorsi da adulti tipo se il vestito della Charlene era più bello di quello della Kate – secondo Seavessi no, quello della Kate gli dava un sacco di punti e comunque il vestito più bello si sa che era quello della Pippa.

Seavessi sta cercando di decidere se sbrogliare le mail arretrate di due settimane o aspettare ancora un po’ e lasciare che implodano su se stesse, che è un po’ l’eterno dilemma _la tartufata la mangio o me la spalmo direttamente sul sedere? E’ ininfluente, tanto il risultato più o meno è lo stesso.

La visita di venerdì è andata bene, ed è stata emozionante. Per qualche ragione misteriosa Seavessi si emoziona molto di più questo giro che non il precedente. Forse perché adesso, sapendo più o meno dove si vada a parare, ha più spazio per emozionarsi e meno per la paura di fare qualcosa di sbagliato. 
Comunque #2 ha scalciato e si è arrotato e developpato a beneficio di Ziabella che guardava adorante il monitor sbagliato (non si era accorta che nello studio del gine niueig c’è una specie di megaschermo, quando fa le eco abbassa perfino le luci tipo multisala).

Ziabella _quando si vede se è maschio o femmina?
Gine Niueig _non ancora, fra un paio di settimane.

Più tardi

Ziabella _eh lo vedi che è femmina?
Seavessi _ ma se ha detto che non si sa.
Ziabella _eh ma l’ha detto e mi ha fatto l’occhiolino… ha ammiccato… mi ha fatto lo sguardo di intesa..
Seavessi _e come fa lui a sapere che tu vuoi un’altra femmina?
ZiaBella _lo sa e basta. Mi ha ammiccato.
Gine ammiccatori, su rieduchescional ciannel.

A proposito di cose sbagliate, Seavessi si tormenta da giorni al pensiero di dover parlare stamattina col suo capo.

Il quale capo invece è stato carinissimo, meglio che nei sogni migliori di Seavessi.

Ragion per cui oggi Seavessi si concede un piccolo lusso: vaga sul web e cerca culle, lenzuolini, vsstitini e altre inutilità per neoInfanti.

Per la prima volta da due mesi e mezzo
oggi
Seavessi
si rilassa.
Se avete link di robe inutili e carine per pupi passate eh! Io per ora mi sono innamorata di questo:


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Chiamami ancora amore

Seavessi non è a suo agio nella condizione di addivanata. Cioè, non che sia davvero possibile esserlo, non c’è niente che sia davvero piacevole quando è un obbligo; dopo un’operazione alle tonsille vengono a noia perfino i gelati.
Ma Seavessi un pochino per volta impara.
Impara che non è vero che se stai seduta sul divano la piglia di robbbba da stirare prende forma di Mostro Stropiccio e viene lì a cercare di strangolarti. No, lei piglia sta lì ferma e brava, e non morde, e se ci vedi qualcosa di diverso il problema è tuo e non di quel povero  mucchietto di cotone e lino.
Impara che non c’è affato un limite al numero di volte che una può leggere Harry Potter e trovarci cose nuove.
Impara che il resto del mondo – lavoro compreso – va avanti lo stesso senza grossi problemi, e non si sono registrati casi di suicidio collettivo all’interno della supermultinazionale, nessuno ha compiuto gesti inconsulti che so, bevendo il latte macchiato della macchinetta del caffè e lasciando biglietti con scritto è colpa di Seavessi.
Perfino la Seavessi famiglia se la cava benone, e l’unica odiosa idiota che continua imperterrita a dare a Seavessi della mollacciona sfaticata è Seavessi medesima.
La quale, per autopunirsi dell’immobilità forzata, è riuscita con una temperatura esterna di 32 gradi all’ombra a farsi venire una specie di bronchite rantolante, che da stasera verrà combattuta a colpi di tea tree oil (grazie Gì).
Quante cose che impara Seavessi guardando il mondo dal divano. Impara anche che la sua famiglia è adorabile, se gli si da il tempo di esserlo e non si corre di continuo.
Seavessi ha un nome (sorpresona eh!) che non viene mai usato praticamente da nessuno, e a cui Seavessi tendenzialmente non risponde. Anzi no, lo usa NonnaG quando le dice moooolto male, e vieppiù Seavessi finge di non sentire.
Ma a casa maritoNP la chiama esclusivamente amore.
E l’Infanta in questi giorni, beh, anche lei. Si aggira per casa e strilla come un aquilotto chiama dolcemente _amore mi dai da bele pel favole? oppure _amole mi fai il bagnetto?
Seavessi, colpa degli ormoni,  si squaglia. Non diciamolo troppo in giro, però.
nota di servizio: venerdì si fa a fare il tagliando a #2.

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