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Quattro

Tu portatrice di ingannevoli boccoli da bambola,

tu spigolo, inciampo, sguardo a rovescio,

tu tela di Fontana,

tu passaporta.

Tu palla curva, gol di prima in rovesciata,

lampo di calore d’estate, brina lucente d’inverno,

geometria non euclidea, prova provata

che ci sono più cose in Cielo e in terra Orazio, oh, quante più cose.

Tu somma di negazioni, tu punta di diamante,

tu tuono di notte, stella di Orione,

tu bacio grosso al mattino,

tu che non vuoi, e sai una cosa? Fai bene.

Tu che canti Vasco a squarciagola e inventi parole bellissime.

How you turn my world, you precious thing?

Buon Polcheanno, Revoluciòn.

 

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Esercizi

Da qualche giorno Seavessi va a camminare.

Senza nessuna pretesa, se non quella di sentirsi respirare, sentire la circolazione che dopo un po’ si riattiva, guardare le nuvolette di respiro che le escono dalla bocca.

Guardare la luce sull’erba, a volte.

Seavessi non ha lo scopo di dimagrire, di rimettersi in forma (ha già una forma perfetta, sferica), di imparare a correre, di fare cinque dieci quarantadue chilometri – per quanto la Maratona abbia il suo fascino per una che B- ha fatto il classico e A- è del Toro.

Seavessi in effetti non ha alcuno scopo, a parte quello di mettere un piede davanti all’altro, e continuare a farlo, e il giorno dopo ricominciare da capo.

Potremmo dire che lo scopo di Seavessi è crearsi l’abitudine a respirare. Fare una cosa che è l’equivalente mentale di una doccia calda.

Una coccola.

Seavessi non ha mai avuto la costanza di fare gesti di cura verso se stessa, s’annoia a mettere la crema corpo e dal parrucchiere le viene male al collo. Ma questo, camminare, respirare,

questo potrebbe andare.

Ovvio, è fatica.

Revoluciòn nell’ultimo mese ha imparato a parlare tutto in un colpo, ha sviluppato soprattutto la parte di linguaggio che riguarda le relazioni, che declina in modo molto personale. Per lei le persone sono sue. Se va bene sono sua amica (es. NonnoG, tu sei mia amica!!!), se invece bisogna andare al sodo, cosa che a Revoluciòn capita più sì che no, sono sue e basta.

Con Seavessi, però, la piccola pasionària usa un giro di parole diverso.

Revoluciòn guarda Seavessi, e giuro, lo fa proprio con lo sguardo del domatore che indica il cerchio di fuoco, e chiede

Mamma, tu sei bella?

Cazzarola, Revoluciòn. Tu che non hai mai conosciuto un mezzo termine, e il giorno che lo conoscerai lo guarderai con disprezzo. Tu che non ci giri mai intorno, ci salti sopra a piè pari e chi non ci sta peste lo colga. Tu che sì, tu sei bella come un temporale d’estate.

Ogni mattina, MaritoNP mette a tavola le bimbe e prepara la colazione, mentre Seavessi rifà i letti e prepara i vestiti per tutti, e quando Seavessi arriva in cucina in tutto il suo mattutino pigiamoso splendore, prima di ciao, prima del caffè, Revoluciòn spara a zero.

Mamma, tu sei bella?

E Seavessi deve rispondere Sì amore mio, sono bella.

Perché così Revoluciòn potrà fare la domanda successiva, E sei mia amica?

Certo cuore del mio cuore, sono tua amica.

Ma prima, prima arrivano sempre le forche caudine del sei bella.

E quanto costa quel sì.

Sì alle occhiaie, ai jeans e maglia del pigiama, sì ai capelli stile The day after, after cosa non si sa ma era qualcosa di certamente terribile, sì alla ciccia e sì alle zampe di gallina.

Costa un sacco quel sì, che una piuttosto camminerebbe dei chilometri per risparmiarselo.

Ma bisogna dirlo, per poter essere sua amica. Per darle una mamma bella, per dirle una mamma bella, perché lei quella bellezza la vede. E saranno già in troppi nella sua vita a cercare di venderle una bellezza farlocca, e forse ci riusciranno ma non sarò io la prima.

E allora, Revoluciòn, anche se ogni volta esito, anche se ogni mattina spero che tu mi chieda, boh,  se sono simpatica, o perché spero promitto e iuro reggono l’infinito futuro, domani mattina tu mi chiederai se sono bella, e io ti dirò Sì amore mio infinito. Sono la mamma, sono bella, e sono tua amica.

Ovvio, è fatica.

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Rosae rosarum

A Seavessi piacciono le rose.

Perché nonostante siano bellissime, profumate, con quei petali di sfumature così delicate che staresti ore a guardarne uno solo e a chiederti come sia possibile, nonostante tutto questo profluvio di bellezza sono anche fiori con del carattere.

Se non ci fai attenzione, se le tratti con noncuranza, senza rispetto, ti trovi con uno sbrego nel braccio lungo così.

Revoluciòn è una rosa.

Una rosa in pieno, sfolgorante terrible two, che in effetti non differisce molto dal terrible one e lascia intravedere un terrible three abbastanza analogo, insomma Seavessi ha qualche serio dubbio sul concetto di terrible two applicato alla sua progenie.

Questo per dire che, mentre qualche grama volta con l’Infanta funzionava anche la sgridata secca, con Revoluciòn la sgridata secca (di solito relativa all’annoso problema AL MATTINO BISOGNA PETTINARSI) porta solo a Seavessi che piange in bagno, Revoluciòn che si rotola per terra ululando a caso FATTOMALEEEE  e Infanta che guarda tutti con aria di condiscendenza, ma come ho fatto io a finire in questo bailamme invece che sul trono di un qualche reame scandinavo come era mio palese destino.

Momenti ameni che però, replicati tutte le mattine feriali che il Signore manda giù su questo pianeta spettinato, dopo un po’ perdono il loro fascino.

Così capita che Seavessi ci provi, che faccia utopistici tentativi di inserire un metodo nell’educazione casuale che finora – peraltro – ha funzionato così bene.

Seavessi casa, mattina, interno giorno.

Seavessi _Revoluciòn vieni qui frittella!

Revoluciòn _no.

S _su amore, vieni solo un momento.

R _NOOOOOO IO NON VUOLE!!!! (lancia un miniponi verso il nemico)

S (con dolce autorità) _Revoluciòn, NO. Non si tirano le cose, lo sai che puoi fare male alle persone? Anche se sei arrabbiata non devi tirare le cose. Io lo so che non ti piace pettinarti, ma ogni tanto dobbiamo fare anche le cose che non ci piacciono, e poi se vuoi avere i capelli lunghi bisogna tenerli pettinati, e comunque non va bene quando ci arrabbiamo tirare le cose, cosa faresti se mamma ti tirasse le pentole quando la fai arrabbiare? non va bene, eh?…
(inserire discorso di cui Seavessi ha perso il filo a metà da tanto s’è annoiata da sola)
…e allora hai capito amore mio? eh?

R (piegando la testa di lato con sguardo color temporale pentito e ravveduto) _shhhhì mamma.

S _oh bene amore mio, allora ascolta, ora raccogli il miniponi che hai tirato e rimettilo a posto, eh?

R (con sorriso da schiera di cherubini) _no, io no lo fassshio. (esce di scena fra gli applausi)

PS mentre scrivevo avevo un senso di deja vu, e mi sono ricordata del post gemello, che raccontava della piccola Infanta.

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Lucy ed io (I Love Lucy)

Domenica scorsa i NonniG hanno fatto all’Infanta un aproposta che non si poteva rifiutare,  e cioè Andiamo al mare tre giorni, vuoi venire con noi?

Se esiste un qualche universo in cui a siffatta domanda si risponda NO, ecco, è un brutto universo.

E così, impacchettata l’Infanta, il suo pigiama, la maglietta di Batman e l’Orso Bavoso, e imbarcatala coi nonni all’avventura,

allora,

Seavessi e Revoluciòn si son guardate in faccia.

Sole per la prima volta in vita loro, cioè, sole sole, non sole ma fra mezz’ora recuperiamo l’Infanta, non sole non toccare quello è di tua sorella.

Proprio sole.

Cosa abbia visto Revoluciòn, non è dato sapere. In questi giorni la sua conversazione verte soprattutto sul suo libro preferito, in cui il cane George sbafa la torta a tradimiento, e bisogna commentare a gran voce OH, NO, GEOOOOOOOORGE!!!!!!

Seavessi è caduta dalle nuvole.

Seavessi riteneva di avere una puffetta allegra, con un’energia esagerata rispetto alla dimensione ridotta, una propensione all’urlaccio e al NOOOOOOO MIOOOOOOO BAI BIAAAAAHHHHH!!!!

Ha scoperto di avere una bambina. Con un sacco di cose da dire, se una riesce a mettere insieme il tempo per ascoltarla.

Che non ha più l’aria da bambolotto, ma grandi boccoli rossicci, e occhi color temporale che non perdono una sfumatura.

Che ha i suoi gusti, fa l’aperitivo entusiasta con Seavessi spiluccando pomodorini e pezzi di parmigiano.

Che balla e canta, anche se non si capisce cosa.

Che a settembre andrà all’asilo, ed è pronta per farlo, e questo è bello e fa un po’ male, come quasi tutto ciò che riguarda i nostri bambini.

L’Infanta è una sorella maggiore meravigliosa, si lascia rubare scarpe e vestiti e si limita abbastanza coi pizzicotti. Nonostante questo, è la primogenita ed è l’Infanta, e fa un po’ ombra.

Revoluciòn al sole è bellissima.

Troveremo il modo di farcela restare.

 

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Ero preoccupatissima

Ero preoccupatissima, quando avevo meno anni che dita e anche dopo, perché dei figli li ho sempre voluti. Ma ero preoccupatissima.

Perché da che ho memoria, son sempre stata il tipo stammi su da addosso, in ogni senso. Vi ricordate quando si girava mano nella mano con la miglioreamica, prima che si chiamasse BFF, era proprio la Migliore Amica, sussurrandosi le cose all’orecchio, sedendosi una in braccio all’altra, abbracciandosi ogni sei minuti?

Ecco, io quando ho abbracciato mea sponte Migliore Amica avevo più di vent’anni, e lei era Migliore Amica da dodici. 

Ero preoccupatissima, perché non avevo neanche nessun traumaeventualmente removibile a cui imputare la cosa, infanzia felice e genitori affettuosi, ero proprio io e proprio così, e come avrei fatto ad abbracciare, coccolare, strizzare, fare il solletico a chicchessia, quando A ME dava solo fastidio, e nemmeno poco?

Dice, ah ma quando arriva la persona giusta vedrai.

La persona giusta arrivò, coccolosa e affettuosa e fece capire di essere la persona giusta… adattandosi al fatto che sono una gatta semiselvatica, accetto due carezze ma poi mi stufo, e per addomesticarmi ce n’è voluto tempo e pazienza e passettini da tutte e due le parti.

Ah, ma ero preoccupatissima, da incinta, quando leggevo libri sul bonding che mi confermavano le peggio paure, i danni che avrei potuto fare se non avessi gestito bene il contatto fisico.

Ero spaventata peggio che andar di notte, quando poi ero mamma e allattare non mi piaceva per niente e sentivo parlare del magggico legame che ha da crearsi se no ce l’hai in un piede e ragazza mia comincia a mettere via i soldi per l’analista.

Santo cielo, ero preoccupatissima.

Pensava Seavessi ieri pomeriggio, sdraiata sul prato davanti casa all’onor del mondo, ridendo come se non ci fosse un domani mentre l’Infanta le faceva le pernacchie nel collo e Revoluciòn le si arrampicava sulla schiena.

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Non me lo ricordavo

Oggi sono passate nell’openspeis due colleghe neomamme con i rispettivi Infanti.

Che belle che sono.

Perché io (a quel che mi ricordo) sono stata una specie di ciabatta masticata dal cane per quasi un anno, e loro sono così belle?

Oddio, tornerò ad essere una ciabatta stropicciata?

Naaa….. al secondo giro tante fregature non le prendi più. E poi ho l’Infanta che mi tiene in riga e gli Squali che mi proteggono.

Che belli questa signorina e questo giovanotto appena sbarcati nel mondo.

No, grazie, non mi sento di prenderlo in braccio.

Perché ho paura di romperlo, ovviamente.

Sì, lo so, ho paura lo stesso. Non mi ricordo come si tengono così piccoli.

Non mi ricordavo nemmeno che avessero piedini così piccoli e meravigliosi.

E bocche così splendide e bavose e senza denti.

E sorrisi così nuovi e spiazzanti.

Non mi ricordo quasi niente, che disastro.

No, non ho ancora comprato niente.

Ma neanche avrei idea di cosa comprare, a parte il ciuccio e il latte e il bibe.

Pronto mamma, ma tu ti ricordi quando l’Infanta era piccolissima, ma io cosa dicevo?

Ah, ti sei segnata tutto sull’agenda?  

Argh. Ogni cosa che dirai ecc ecc.

E cosa dicevo?

“I pusuàr (per le non piemontesi, bottoncini a pressione) del body sono strumenti del demonio”? Ah dicevo questo?




Mamma ma portarmi da uno bravo no?

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Qualcosa da dire

L’Infanta da venerdì pomeriggio è in montagna con MaritoNP e i nonni. Seavessi si aggira per la casa calda e silenziosa, ma al pensiero che l’Infanta è al fresco le sembra di sentire meno caldo anche lei.

la Seavessi famiglia ha variamente reagito all’annuncio dell’arrivo di un’altra bimba, ZiaBella ha ululato _l’avevo detto io!!! NonnaG si è commossa, NonnoG gongola, MaritoNP viaggia col sorriso fisso e lo sguardo della mucca che guarda passare il treno.

Seavessi aspetta al varco il contraccolpo, quando MaritoNP realizzerà che in casa sta per arrivare un’altra donna, probabilmente con lo stesso identico carico di fisime incomprensibili  e idiosincrasie delle altre due.

Seavessi ne approfitta, del silenzio, per fare due chiacchiere con la nuova arrivata, chè non hanno ancora avuto il tempo di presentarsi.



Revoluciòn _(pianta due calci ben dati)

Seavessi _ohi chica, cominciamo? A parità di settimane tua sorella faceva tipo il solletico, tu già mi balli la rumba sulla vescica?

Revoluciòn _a ma’, non cominciare a fare i paragoni. Io sono io, sono mica Revoluciòn per ridere.

Seavessi _hai ragione. Mi fai un po’ paura sai? Sei un punto interrogativo rosa fra le parole ce la posso farcela?

Revoluciòn _ce la possiamo farcela. E poi non sono proprio un punto interrogativo, un po’ mi immagini.

Seavessi _sì amore, un po’; ti penso mora, riccia, con gli occhi scuri e curiosi.

Revoluciòn _mmm. quasi quasi per farti dispetto invece esco fuori norvegese come l’Infanta, così passerai la vita a confonderti i nomi.

Seavessi _li confonderò comunque.Ti piace il nome che abbiamo scelto?

Revoluciòn _non male. Ma preferisco Revoluciòn, mi sa di odore di mare e sale, di camminare sul Malecon, di Mojito e vecchie macchine americane.



Seavessi _come ZiaBella.

Revoluciòn _come ZiaBella. Sai, noi secondogenite siamo un po’ così…

Seavessi _Meravigliose?


Revoluciòn _Meravigliose.

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