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Cinque

Tu quinta punta della mia stella,

Tu quinto lato del mio quadrato,

Tu mio quinto punto cardinale, che punti verso l’ignoto e affascinante,

Tu ultimi cinque minuti sotto il piumone prima di alzarsi,

Tu ancora cinque baci la sera,

Tu Lucine di Natale ancora accese

perché le Lucine sono coraggiose e non si spaventano del buio e se ne fregano del freddo

Tu che canti Vasco e fai EEEEH like a pro,

Tu che rovesci il mio punto di vista sul mondo

cinque volte ogni mattina prima di colazione,

Tu che in effetti a volte due più due fa altro che cinque,

Tu che sei così bella quando dormi, e ancora di più quando balli.

Tu che quando mi sento sola mi vieni a fare colpamia,

Tu che sei tu, e ho detto tutto.

 

Buon Polcheanno Revoluciòn.

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Stirare, a luglio.

Stirare a luglio è un concetto che il pensiero non considera.

E’ poco moderno.

ma siccome Seavessi ha provato a seguire i millemila trucchi per non stirare affatto, e ha scoperto che a mettere in pratica i trucchi, coordinare le lavatrici, stendere con precisione millimetrica e poi viene il temporale, Giuda ballerino, ci mette il doppio del tempo di quello che ci mette

a stirare

a luglio.

Stirare a luglio è zen.

perché alzarsi presto per stirare ti arrivano in casa gli ispettori dell’ONU e fanno no col ditino.

Stirare la sera in cucina dove non c’è GoT e Billions e le repliche di Will & Grace (che significa volonta’ è grazia, e se davvero stai trovando significati mistici nel titolo di una sitcom è perché sì, stai stirando. A luglio) comunque no, stirare la sera no.

Così si stira ora, quando il ricircolo dell’aria è al minimo storico, e il caldo è immobile, e da fuori arrivano le voci delle young ladies, grilli o cicale o altri orribili insetti, e cinguettii come non ci fosse un domani, ma allo stesso tempo arriva dietro tutto questo tanto silenzio.

Un silenzio estivo che fa molto It, non la parte paurosa, la parte di struggente bellezza.

Fa molto Via col Vento e tè freddo nel portico e pisoli, che non stai facendo, perché stai

Stirando,

a luglio.

E sia detto con perdono, senti la gocciolina di sudore che ti scende lungo la schiena, e, mentre spiani l’ennesima maglietta di Elsa, ironicamente ghiacciata, getti il cuore oltre l’ostacolo e pensi dopo vado in piscina.

A quel punto diventa bello. Diventa zen, anche se è pure sempre stirare a luglio, quindi una cosa abbastanza idiota, ti lasci avvolgere di silenzio e cinguettii e rumore di figlie in bici.

Pensi al caldo pigro di un primo pomeriggio in spiaggia,

sogni il mare,

e cose lente e vuote di pensieri.

E prendi la prossima maglietta.

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“Quei” giorni.

Che no, non sono i giorni del mese in cui le femmine adulte sentono, irrefrenabile, l’atavico richiamo del lancio col paracadute, dei pantaloni bianchi e dell’omicidio di massa.

Sono i giorni che non sono segnati sul calendario, che scivolano via nascondendosi dietro i ficus e che nessuno nota. Tipo una giornata calda d’estate, di quelle umide che aspetti settembre come un miraggio, e l’evento più notevole è che è uscito in edicola il mensile unofficial del Bimby, oh cuor mio non cedere all’emozione.

Però il giorno dopo, grazie al temporale che ti ha momentaneamente restituito l’uso del neurone, ci ripensi.

Ripensi al fatto che ieri, in piscina, le due young ladies ti hanno mollata lì da sola.

Da sola a un metro di distanza, ci mancherebbe, tu sei mamma italica e te ne vanti e NO, non andrai a sederti sotto l’ombrellone perché se tu mai uscissi dalla piscina e voltassi le spalle certamente qualcosa di orribile accadrebbe alle due.

Cosa, di preciso, in una piscina dove siamo praticamente tutti parenti e in quel momento c’è mezzo paesucolo a mollo e l’ombrellone è a un metro dalla vasca?

Non si sa, ma qualcosa di orribile, oh, orribile e spaventoso e irrimediabile accadrebbe e così stai lì, a mollo come un asparago, e le figlie ti ignorano perché stanno facendo i tuffi e gli sguazzi e gli spruzzi e tutto ciò che è bene facciano dei bambini in una piscina.

Ciò nondimeno, sei lì da sola.

Nessuno sta urlando mamma. Nessuno ti sta aggrappato al collo scalciando con i piedi e urlando allo stesso tempo.

Fast forward due ore dopo.

Cena pronta, aspettiamo che ci restituiscano MaritoNP.

Quella che Io non sono una principessa, io sono un membro del senato imperiale ecc. è in camera sua. Poco dopo uscira’ trionfante dichiarando di aver finito i compiti delle vacanze, e tu rivolgerai un pensiero grato alle maestre che quest’anno ne hanno dato una quantita’ perfettamente sensata e accettabile. Ma per ora è in camera, e tutto tace.

Quella che Io non sono una principessa, io sono io sta guardando video dei paw patrol sul tablet. A volume basso.

C’è silenzio.

Lo stesso che c’era prima quando stavi a mollo.

Non ti chiamano.

Ti chiameranno, ma non sempre ogni sei secondi.

Non proprio sempre.

Non per sempre.

E sta succedendo.

E mentre la Vocina urla a pieni polmoni no, voglio scendere, chiama quelle due e per una volta IMPONITI INUTILE PAPPAMOLLA, di’ che la smettano di crescere! Vogliamo tenercele qui vicine per sempre!

Pensi alle nuove, misteriose ed esaltanti avventure che aspettano te e queste due giovani donne in costruzione.

 

 

 

 

 

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Nel frattempo

Nel frattempo,

la primavera è piovuta via.

l’Infanta ha preso la sua prima medaglia sportiva, il suo primo podio, e ha compiuto 8 anni di una bellezza disarmante.

Ha voluto la torta di Star Wars.

Revoluciòn ha terminato il secondo primo anno di asilo. Ha sempre più boccoli biondo fragola, e le idee, come dice ZiaVale, tante storte e ben piantate.

Seavessi ha finito il suo primo incarico annuale da bidella. Ha scoperto mondi e persone, riso e sclerato, e soprattutto abbracciato tanto tanto, bagnato bue con la magica acqua del rubinetto che guarisce tutto, messo cerotti, strofinato pennarellate sui tavoli.

La meraviglia dei bambini che crescono.

ZiaBella ha sposato il FidanSato. Revoluciòn ha decretato che tutti ci siamo sposati, e anche se lei personalmente ha dormito in braccio al maritoNP per tutta la cerimonia, fa niente, vale lo stesso e lei è la Sposa Addormentata.

Che sara’ il titolo del settimo bestseller di Seavessi, se mai si decidera’ a scrivere altro che non siano haiku a sfondo calcistico – nostalgico – superghista.

Il che non avverra’ forse mai.

Comunque, ZiaBella si è sposata bianca a bella e romantica e felice, e le auguriamo tutto il bene di questo mondo e quell’altro, ché quanto le vogliamo bene non si può dire figuriamoci scriverlo.

Luglio è iniziato.

Il Nonnobis ci manca molto.

Seavessi ha inaugurato la stagione della piscina e pinnato i primi pin natalizi, quest’anno ci ispirano le pigne.

Pigne, pigne, saranno pigne glitterate ovunque, MUAHAHAHHHAHAH.

Dicevamo.

Nel frattempo.

Sogniamo il mare.

Ci prepariamo all’Alpaa.

C’è gran rumore nell’universo.

 

 

PS nel frattempo sì è rotta la tastiera del pc e non fa la a accentata. Vi toccano gli apostrofi.

 

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Altramamma, davvero?

Cara Altramamma,

tu non lo sai, ma in questi giorni, facciamo settimane che non costa nulla, Seavessi arranca un po’.

Fatica a trovare il passo, a ballare a tempo, le cadono le cose e le parole. Cose piccole sembrano grandi e cose grandi sembrano piccole, perfino il sole sembra sbagliato perché ti illude che sia primavera, e la pioggia perché ti inganna sull’inverno che non è stato.

A Seavessi sembra di portare in braccio i panni dell’asciugatrice, quando non trovi la bacinella, e per bene che cerchi di tenerli ogni passo ti cade un calzino, ti chini per raccoglierlo e ne cadono altri due.

Spaiati.

Così, Altramamma, non stupirti se ci ho messo un attimo a capire di cosa parlavi.

Perché tu, lo so, porti una bracciata di panni tale e quale la mia,  e davvero ti sei ricordata, davvero in mezzo ai tuoi calzini spaiati hai pensato a me e alla mia Infanta asociale,

che negli ultimi tre anni ha accondisceso a partecipare a un unico evento mondano, la scorsa primavera, il compleanno di tuo figlio.

Il quale figlio l’ha invitata, e lei è tornata a casa e ha detto Mamma, mi porti alla festa di Bastiano (e come dovrei chiamarlo se no?), e io ancora mi chiedo cosa le abbia detto.

E non credo lo saprò mai, cosa le ha detto di diverso. Non importa, ora so.

So che è Bastiano ad essere diverso, e so che devi averglielo insegnato tu.

Altramamma, davvero?

Davvero è possibile che qualcun altro si ricordi che la mia bimba silenziosa non va alle feste, davvero hai notato l’eccezione, davvero ci inviti anche quest’anno (anche se ormai ci danno per causa persa) dicendo Magari anche quest’anno l’Infanta è contenta di festeggiare con Bastiano?

Altramamma, grazie con tutto il cuore. Per il pensiero, il tempo e lo spazio.

E per insegnarli a Bastiano.

Torno a raccogliere i calzini, grata.

 

 

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Febbraio

L’Iowa non è il luogo dell’inquietudine.

E’ il luogo dove un po’ per volta si sistema quel che s’era rotto, si rimettono insieme i pezzi, ci si accorge di aver fatto sciocchezze e si chiede scusa.

E’ un luogo di pazienza, dove le giornate sono brevi eppure lente, dove la domanda costante, continua, instancabile è che cosa vuoi? Davvero? No, davvero, che cosa vuoi?

E te la ritrovi in ogni luogo e in ogni lago, e a volte, solo a volte per fortuna, diventa così grande da scoppiarti in testa, come un palloncino con dentro altri palloncini con dentro altri palloncini che scoppiano e volano e si scontrano e se anche sono leggeri vorresti che si fermassero un attimo, per vedere il cielo pulito.

Perché il problema è che dietro quella domanda si nasconde lo spettro dell’ingratitudine, il peggiore dei peccati, quello che non ti perdonerai quando le cose andranno male. Ma come, ma se va tutto bene, perché fai così? Perché non possiamo starcene tranquilli e basta? Sai che presto la rimpiangeremo, questa insoddisfazione, questi palloncini che ti scoppiano in testa?

Sai che questa pace andremo a cercarla e raccoglierla con la cavagna bucata?

Certo che lo so.

Eppure, qui in cucina, i fornelli e la finestra grande, sento frusciare fra le piante di granturco, e sento gli spiriti sussurrare, e le nuvole scorrono veloci.

Perché non scordiamoci che è l’Iowa, non il paradiso.

 

 

 

 

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La patente

Seavessi ha rinnovato la patente.

Che già lì. La patente la rinnovi quando ti fregano il portafogli, tirando giù santi.

Oppure quando ti scordi la borsa in treno, e lì i santi ti dicono eh no, saran problemi tuoi.

Oppure.

Oppure quando son passati dieci anni dall’ultimo rinnovo. Dieci anni. Che i santi direttamente ti passano i kleenex e ti dicono su su dai, in fondo ancora non fai la tinta, sei relativamente gggiovane.

Relativamente.

Brrr.

Perché il problema è che l’hai già rinnovata una volta sta patente. L’hai presa 20 anni fa praticamente esatti.

Era il 22 dicembre del ’95, al liceo c’era la festa di Natale e tu sei arrivata tardi perché hai fatto l’esame di guida. Hai anche portato una torta che non mangerà nessuno, ma vieni comunque accolta da due ali di pubblico festante in quanto patentata. Il mondo è mio, verso l’infinito e oltre. Revoluciòn, l’Infanta, perfino MaritoNP erano sogni ancora da sognare, in quel momento il peggio che poteva succedere era che uscisse greco alla maturità. Che poi è uscito e te la sei cavata lo stesso, e se avessi saputo leggere fra le righe che grande verità ne avresti imparato, ma a 18 anni le verità sono bolle di sapone, sferiche e perfette e ancora non sai che se le tocchi quasi sempre ti scoppiano fra le dita.

Il primo rinnovo non te lo ricordi. presumi che fosse dicembre del 2005 e che a farlo sia stata una giovane donna molto convinta e impegnata e sicura di aver trovato il suo posto nel mondo, con una mezza idea di trascinarsi MaritoNP all’estero (e non sa che fra poco lo stesso MaritoNP, o meglio il suo lavoro, decideranno diversamente). Oh quante cose che sapeva quella donna. Infatti tante ne sapeva che infine le è scoppiata la testa e ne sono usciti coriandoli e nuvole scure.

Di questo rinnovo non parliamo, oggi sei qui e questo è l’Iowa, e tanta strada hai fatto per arrivarci che quasi non ci credi che era lì dietro l’angolo, e sventolava le mani e strillava per farsi vedere e ha dovuto tirarti una (o più) scarpe in testa per farsi notare.

Ma il prossimo.

Il prossimo rinnovo.

Avrai 48 anni. Hai l’impressione che sarà un’età stupenda, anche perché NonnaG da sempre sostiene che i 40 sono il Decennio Perfetto.

L’Infanta andrà per i 18. Dio, come sarà bella. Comunque sarà, sarà bella da spaccare il cuore.

Revoluciòn starà per compiere, proprio lì a pochi giorni, 14 anni. Il pensiero di avere a che fare con una Revoluciòn adolescente è abbastanza spaventoso, ma forse per allora avrà smesso di dire IO NON VOGLIO col tono perentorio che ora sgomenta gli estranei. O forse no. Saremo in piena Tempesta Perfetta, ma sia, i mari calmi e tiepidi non sono mai stati roba nostra.

MaritoNP sarà tale da 19 anni. Forse per allora non lascerà più tracce di patatine mangiate di nascosto ovunque. Forse continuerà a lasciarle perché tu sappia che è sempre quello lì che hai sposato, e non l’hai perso per la strada.

Tu?

Tu forse sarai riuscita a tornare in Irlanda, e vedere finalmente l’Ovest.

Dicono che sia stupendo.

 

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