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L’avventura del Ferro da Stiro

C’era una volta una Seavessi, ed era veramente un’altra vita e un altro mondo e un’altra Seavessi, e di questo in generale ringraziamo il Cielo benigno e riparatore.
Insomma in questo altro mondo, Seavessi scriveva cose, che alcuni leggevano, e un giorno ad una azienda, per il tramite di una società di marketing specializzata in mamme dalla tastiera facile, a questa azienda venne l’uzzolo di mandare a Seavessi un ferro da stiro, anzi un Ferro da Stiro, di quelli superipermegafanta, che gli manca giusto il teletrasporto ma ci stiamo lavorando signò.

Il Ferro da Stiro era meraviglioso.

Fast forward, 4 anni dopo.
Il mondo di Seavessi si è ribaltato – in meglio sotto ogni aspetto, anche se dal di fuori non è sempre immediato capirlo. L’Infanta è una novenne con più buonsenso e indipendenza di quel che Seavessi avrà mai.
Revoluciòn è Revoluciòn e sempre lo sarà e ringraziamo tutte le stelle del Cielo anche per questo.

Seavessi continua la sua carriera bidellica grazie alla quale ha scoperto cose e persone stupende e trovato una sua dimensione e un imprevisto equilibrio.

E il Ferro da Stiro?

Ecchellà.

Ieri improvvisamente il Ferro da Stiro ha smesso di funzionare. Così, un attimo prima era lì con tutte le sue belle lucine accese e un attimo dopo non rispondeva più  ai tentativi di rianimazione, cambia la schuko  trova un’altra schuko  niente non  è la schuko.

Niente. Niente più lucine, niente stiraggio superipermegafanta. Nisba. Niet.

È andata in crisi, Seavessi, e NonnaG se sapesse quanto le tirerebbe le orecchie.

Ma per il Ferro da Stiro? Ma sei scema?

Sì. No. Anche.

Il Ferro da Stiro si ricompra (ma non sarà ma il MIO, come lui nessuno mai). Ma il Ferro da Stiro, ecco…

era arrivato perché qualcuno aveva pensato, bontà sua, che Seavessi fosse brava, fosse capace, sapesse fare, sapesse, almeno un po’, scrivere.

Sono passati anni da quando Seavessi scriveva con una certa serietà (BUAHAHAHAHAHA) o perlomeno costanza, ma il Ferro era lì, a ricordarle che quelle cose c’erano state.

E il Ferro era rotto. E nessuno in città era disposto ad aggiustarlo, e neanche ne sarebbe valsa la pena, infine.

Ma a Seavessi quel Ferro rotto faceva male.

Finale della storia? Post motivazionale per dire che non c’è nessun Ferro (l’attesa del Ferro non è essa stessa il Ferro?) ma solo la voglia di riprendere in mano il timone della propria esistenza e veleggiare verso nuovi lidi magari in Grecia con Giovanna giusto che siamo a ottobre ed è quantomeno prematuro?

Ma quando mai.

Tornati dalla spesa, l’Infanta, personcina risolutiva, cerca di accendere il televisore. Niente. Seavessi sta già pensando di chiamare Don Cesare per benedire la casa e togliere il malocchio agli elettrodometici, quando l’Infanta dice Mamma, c’è qualcosa che non va nella luce.

Rapido controllo al quadro elettrico. L’asciugatrice capricciosa ha fatto saltare l’interruttore che dà corrente alle prese.

Non era rotto il Ferro, mancava solo la Linea.

Bastava rialzare l’interruttore, e ricordarsi di non mettere in funzione troppe cose tutte insieme.

Vedi un po’, come farsi fare la morale da un quadro elettrico.

 

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Cinque

Tu quinta punta della mia stella,

Tu quinto lato del mio quadrato,

Tu mio quinto punto cardinale, che punti verso l’ignoto e affascinante,

Tu ultimi cinque minuti sotto il piumone prima di alzarsi,

Tu ancora cinque baci la sera,

Tu Lucine di Natale ancora accese

perché le Lucine sono coraggiose e non si spaventano del buio e se ne fregano del freddo

Tu che canti Vasco e fai EEEEH like a pro,

Tu che rovesci il mio punto di vista sul mondo

cinque volte ogni mattina prima di colazione,

Tu che in effetti a volte due più due fa altro che cinque,

Tu che sei così bella quando dormi, e ancora di più quando balli.

Tu che quando mi sento sola mi vieni a fare colpamia,

Tu che sei tu, e ho detto tutto.

 

Buon Polcheanno Revoluciòn.

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Stirare, a luglio.

Stirare a luglio è un concetto che il pensiero non considera.

E’ poco moderno.

ma siccome Seavessi ha provato a seguire i millemila trucchi per non stirare affatto, e ha scoperto che a mettere in pratica i trucchi, coordinare le lavatrici, stendere con precisione millimetrica e poi viene il temporale, Giuda ballerino, ci mette il doppio del tempo di quello che ci mette

a stirare

a luglio.

Stirare a luglio è zen.

perché alzarsi presto per stirare ti arrivano in casa gli ispettori dell’ONU e fanno no col ditino.

Stirare la sera in cucina dove non c’è GoT e Billions e le repliche di Will & Grace (che significa volonta’ è grazia, e se davvero stai trovando significati mistici nel titolo di una sitcom è perché sì, stai stirando. A luglio) comunque no, stirare la sera no.

Così si stira ora, quando il ricircolo dell’aria è al minimo storico, e il caldo è immobile, e da fuori arrivano le voci delle young ladies, grilli o cicale o altri orribili insetti, e cinguettii come non ci fosse un domani, ma allo stesso tempo arriva dietro tutto questo tanto silenzio.

Un silenzio estivo che fa molto It, non la parte paurosa, la parte di struggente bellezza.

Fa molto Via col Vento e tè freddo nel portico e pisoli, che non stai facendo, perché stai

Stirando,

a luglio.

E sia detto con perdono, senti la gocciolina di sudore che ti scende lungo la schiena, e, mentre spiani l’ennesima maglietta di Elsa, ironicamente ghiacciata, getti il cuore oltre l’ostacolo e pensi dopo vado in piscina.

A quel punto diventa bello. Diventa zen, anche se è pure sempre stirare a luglio, quindi una cosa abbastanza idiota, ti lasci avvolgere di silenzio e cinguettii e rumore di figlie in bici.

Pensi al caldo pigro di un primo pomeriggio in spiaggia,

sogni il mare,

e cose lente e vuote di pensieri.

E prendi la prossima maglietta.

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“Quei” giorni.

Che no, non sono i giorni del mese in cui le femmine adulte sentono, irrefrenabile, l’atavico richiamo del lancio col paracadute, dei pantaloni bianchi e dell’omicidio di massa.

Sono i giorni che non sono segnati sul calendario, che scivolano via nascondendosi dietro i ficus e che nessuno nota. Tipo una giornata calda d’estate, di quelle umide che aspetti settembre come un miraggio, e l’evento più notevole è che è uscito in edicola il mensile unofficial del Bimby, oh cuor mio non cedere all’emozione.

Però il giorno dopo, grazie al temporale che ti ha momentaneamente restituito l’uso del neurone, ci ripensi.

Ripensi al fatto che ieri, in piscina, le due young ladies ti hanno mollata lì da sola.

Da sola a un metro di distanza, ci mancherebbe, tu sei mamma italica e te ne vanti e NO, non andrai a sederti sotto l’ombrellone perché se tu mai uscissi dalla piscina e voltassi le spalle certamente qualcosa di orribile accadrebbe alle due.

Cosa, di preciso, in una piscina dove siamo praticamente tutti parenti e in quel momento c’è mezzo paesucolo a mollo e l’ombrellone è a un metro dalla vasca?

Non si sa, ma qualcosa di orribile, oh, orribile e spaventoso e irrimediabile accadrebbe e così stai lì, a mollo come un asparago, e le figlie ti ignorano perché stanno facendo i tuffi e gli sguazzi e gli spruzzi e tutto ciò che è bene facciano dei bambini in una piscina.

Ciò nondimeno, sei lì da sola.

Nessuno sta urlando mamma. Nessuno ti sta aggrappato al collo scalciando con i piedi e urlando allo stesso tempo.

Fast forward due ore dopo.

Cena pronta, aspettiamo che ci restituiscano MaritoNP.

Quella che Io non sono una principessa, io sono un membro del senato imperiale ecc. è in camera sua. Poco dopo uscira’ trionfante dichiarando di aver finito i compiti delle vacanze, e tu rivolgerai un pensiero grato alle maestre che quest’anno ne hanno dato una quantita’ perfettamente sensata e accettabile. Ma per ora è in camera, e tutto tace.

Quella che Io non sono una principessa, io sono io sta guardando video dei paw patrol sul tablet. A volume basso.

C’è silenzio.

Lo stesso che c’era prima quando stavi a mollo.

Non ti chiamano.

Ti chiameranno, ma non sempre ogni sei secondi.

Non proprio sempre.

Non per sempre.

E sta succedendo.

E mentre la Vocina urla a pieni polmoni no, voglio scendere, chiama quelle due e per una volta IMPONITI INUTILE PAPPAMOLLA, di’ che la smettano di crescere! Vogliamo tenercele qui vicine per sempre!

Pensi alle nuove, misteriose ed esaltanti avventure che aspettano te e queste due giovani donne in costruzione.

 

 

 

 

 

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Nel frattempo

Nel frattempo,

la primavera è piovuta via.

l’Infanta ha preso la sua prima medaglia sportiva, il suo primo podio, e ha compiuto 8 anni di una bellezza disarmante.

Ha voluto la torta di Star Wars.

Revoluciòn ha terminato il secondo primo anno di asilo. Ha sempre più boccoli biondo fragola, e le idee, come dice ZiaVale, tante storte e ben piantate.

Seavessi ha finito il suo primo incarico annuale da bidella. Ha scoperto mondi e persone, riso e sclerato, e soprattutto abbracciato tanto tanto, bagnato bue con la magica acqua del rubinetto che guarisce tutto, messo cerotti, strofinato pennarellate sui tavoli.

La meraviglia dei bambini che crescono.

ZiaBella ha sposato il FidanSato. Revoluciòn ha decretato che tutti ci siamo sposati, e anche se lei personalmente ha dormito in braccio al maritoNP per tutta la cerimonia, fa niente, vale lo stesso e lei è la Sposa Addormentata.

Che sara’ il titolo del settimo bestseller di Seavessi, se mai si decidera’ a scrivere altro che non siano haiku a sfondo calcistico – nostalgico – superghista.

Il che non avverra’ forse mai.

Comunque, ZiaBella si è sposata bianca a bella e romantica e felice, e le auguriamo tutto il bene di questo mondo e quell’altro, ché quanto le vogliamo bene non si può dire figuriamoci scriverlo.

Luglio è iniziato.

Il Nonnobis ci manca molto.

Seavessi ha inaugurato la stagione della piscina e pinnato i primi pin natalizi, quest’anno ci ispirano le pigne.

Pigne, pigne, saranno pigne glitterate ovunque, MUAHAHAHHHAHAH.

Dicevamo.

Nel frattempo.

Sogniamo il mare.

Ci prepariamo all’Alpaa.

C’è gran rumore nell’universo.

 

 

PS nel frattempo sì è rotta la tastiera del pc e non fa la a accentata. Vi toccano gli apostrofi.

 

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Altramamma, davvero?

Cara Altramamma,

tu non lo sai, ma in questi giorni, facciamo settimane che non costa nulla, Seavessi arranca un po’.

Fatica a trovare il passo, a ballare a tempo, le cadono le cose e le parole. Cose piccole sembrano grandi e cose grandi sembrano piccole, perfino il sole sembra sbagliato perché ti illude che sia primavera, e la pioggia perché ti inganna sull’inverno che non è stato.

A Seavessi sembra di portare in braccio i panni dell’asciugatrice, quando non trovi la bacinella, e per bene che cerchi di tenerli ogni passo ti cade un calzino, ti chini per raccoglierlo e ne cadono altri due.

Spaiati.

Così, Altramamma, non stupirti se ci ho messo un attimo a capire di cosa parlavi.

Perché tu, lo so, porti una bracciata di panni tale e quale la mia,  e davvero ti sei ricordata, davvero in mezzo ai tuoi calzini spaiati hai pensato a me e alla mia Infanta asociale,

che negli ultimi tre anni ha accondisceso a partecipare a un unico evento mondano, la scorsa primavera, il compleanno di tuo figlio.

Il quale figlio l’ha invitata, e lei è tornata a casa e ha detto Mamma, mi porti alla festa di Bastiano (e come dovrei chiamarlo se no?), e io ancora mi chiedo cosa le abbia detto.

E non credo lo saprò mai, cosa le ha detto di diverso. Non importa, ora so.

So che è Bastiano ad essere diverso, e so che devi averglielo insegnato tu.

Altramamma, davvero?

Davvero è possibile che qualcun altro si ricordi che la mia bimba silenziosa non va alle feste, davvero hai notato l’eccezione, davvero ci inviti anche quest’anno (anche se ormai ci danno per causa persa) dicendo Magari anche quest’anno l’Infanta è contenta di festeggiare con Bastiano?

Altramamma, grazie con tutto il cuore. Per il pensiero, il tempo e lo spazio.

E per insegnarli a Bastiano.

Torno a raccogliere i calzini, grata.

 

 

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Febbraio

L’Iowa non è il luogo dell’inquietudine.

E’ il luogo dove un po’ per volta si sistema quel che s’era rotto, si rimettono insieme i pezzi, ci si accorge di aver fatto sciocchezze e si chiede scusa.

E’ un luogo di pazienza, dove le giornate sono brevi eppure lente, dove la domanda costante, continua, instancabile è che cosa vuoi? Davvero? No, davvero, che cosa vuoi?

E te la ritrovi in ogni luogo e in ogni lago, e a volte, solo a volte per fortuna, diventa così grande da scoppiarti in testa, come un palloncino con dentro altri palloncini con dentro altri palloncini che scoppiano e volano e si scontrano e se anche sono leggeri vorresti che si fermassero un attimo, per vedere il cielo pulito.

Perché il problema è che dietro quella domanda si nasconde lo spettro dell’ingratitudine, il peggiore dei peccati, quello che non ti perdonerai quando le cose andranno male. Ma come, ma se va tutto bene, perché fai così? Perché non possiamo starcene tranquilli e basta? Sai che presto la rimpiangeremo, questa insoddisfazione, questi palloncini che ti scoppiano in testa?

Sai che questa pace andremo a cercarla e raccoglierla con la cavagna bucata?

Certo che lo so.

Eppure, qui in cucina, i fornelli e la finestra grande, sento frusciare fra le piante di granturco, e sento gli spiriti sussurrare, e le nuvole scorrono veloci.

Perché non scordiamoci che è l’Iowa, non il paradiso.

 

 

 

 

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