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Pessimi Pensieri

Seavessi è po’ turbata, diciamo pensierosa, per via del recente putiferio venuto fuori su Pessime Mamme. Ieri pomeriggio chiacchierando con Semplicemente Mamma s’era deciso di non dare seguito, ma Seavessi ha continuato a pensarci e ha fatto un paio di riflessioni che ha deciso di buttare giù qui.

Probabilmente Seavessi è ipersensibile, perché vorrebbe che con #2 non si ripetessero alcune situazioni allucinanti relative a nascita e primi mesi dell’Infanta. Seavessi non se lo può più permettere di passare un anno a piangere, adesso c’è anche l’Infanta a cui pensare.

Quindi Seavessi vaga spersa sul web, cercando info sul VBAC, e si imbatte in due tipi di informazione

1- un VBAC è una passeggiata di salute, qualunque stordita è in grado di farcela basta che non faccia la pusillanime e non richieda il cesareo a metà travaglio.

2- il VBAC è una specie di leggenda metropolitana come i coccodrilli nelle fogne, se ne straparla ma tanto una su 1000 ce la fa con buona pace di Morandi e Ina May.

Seavessi ben si guarda dal cercare info sull’allattamento perché, come già detto, sto giro non la ribeccano. #2 al primo segno che la tetta non è sufficiente riceverà un santo bibe pieno di buon latte tiepido senza aspettare un mese e mezzo e i primi segni di disidratazione.

Perché invece il VBAC sì? Per mere considerazioni pratiche, che poco hanno a che fare con la bellezza ancestrale del parto: semplicemente, Seavessi se appena fosse possibile vorrebbe evitare che l’Infanta associasse #2 = mamma immobile piena di tubicini e devastata.

Chiunque abbia provato a cercare questo tipo di informazioni sa che l’impressione non è quella di una ricerca di info mediche, ma quella di trovarsi in mezzo a una partita di football americano dove tutti hanno le protezioni e tu no.



Qualunque opinione venga presentata, ha il sapore consolante e ingannevole della verità assoluta. 
Qualunque obiezione venga posta a tale verità assoluta, viene immediatamente tacciata di disinformazione, oscurantismo da un lato, consumismo dall’altro, in sostanza: se non la pensi come me è perché non sai di cosa parli.

Sembra che nessuno parta dal presupposto di avere a che fare con donne pensanti. Che danno alla pubblicità di un biberon il peso che darebbero a qualunque altra pubblicità, e magari basano le loro scelte su altri personalissimi e non per questo meno validi  fattori. 
Per carità, dall’altra parte della barricata stessa solfa. Le motivazioni per cui Seavessi desidera  un VBAC son degne di rispetto e vanno ascoltate e non liquidate con sufficienza come fossero un capriccio, idem le motivazioni per cui non desidera ritentare l’allattamento al seno.


Resta un po’ di amarezza, perché sembra che un vero confronto sia impossibile. A Seavessi torna in mente la scena di quando spiegava a non si sa quale consulente dell’ospedale che l’Infanta stava attaccata al seno tipo 13 ore al giorno, e di latte non ce n’era comunque, e s’è sentita dire che non si impegnava abbastanza.

Dovremmo ascoltarci di più, tutte quante, senza partire in quarta con _io ho ragione e ora ti spiego perché.




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