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Nel buio

_allora, la borsa, il grembiule, i guanti di gomma azzurri, l’acqua, la lista della spesa che domani viene Amichetta a cena..

_AH-AHHHHHHHHHHHHHHHHH t’ho beccata veh! Cosa fai così ilare e citrulla?

_Vocina ma basta. Estinguiti. Se no Chiara fra un po’ smette di risponderci al telefono. Abbiamo deliberato che sei utile come un dente del giudizio di traverso.

_ Son quasi quarant’anni che sto qui, hai presente che radici che ho? Sai prima di estirparmi quante ne devi mangiare di pagnotte?

_Una risata ti seppellirà. La mia.

_Sì, sì, vedremo. E così andiamo al lavoro.

_IO ci vado. Quando questo post si autopubblicherà avrò preso servizio da 1 minuto. Tu torna in qualunque sgabuzzino puzzolente sia la tua fissa dimora.

_Come non mi porti? E chi ti ricorderà la carriera che non hai avuto, i riconoscimenti che non sono arrivati, i sogni di gloria del primo giorno di università?

_ma proprio perché mi ricordo tutto, Vocina, non ho bisogno di te. Vado a fare una supplenza da collaboratrice scolastica. No. Da bidella. Bidella Rocks. E sono felice come un merlo, perché_

_dai, dai, sentiamolo per ché sei felice.

_perché stamattina non ho avuto mal di stomaco, ho visto i boccioli delle rose, ho pettinato le bimbe. E ieri sera. Ieri sera, prima di addormentarmi, nel buio, sorridevo.

 

 

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Da capo

Ciao,

sono le sei e venti di sabato mattina, ma salvo casini che io possa fare con la programmazione leggerete questo post fra due giorni, lunedì.

Voi leggerete, e io sarò a imparare nomi e cose e procedure e chissà cos’altro perché sarà il mio primo giorno di lavoro.

Il mio ultimo “primo giorno di lavoro” è stato il 29 ottobre del 2002, avevo i capelli corti come adesso, e i tre conviventi di allora erano i NonniG e ZiaBella, e non me ne ricordo quasi niente, salvo che la mia capa mi faceva paurissima e io l’altra neoassunta l’abbiamo passato chiuse in una saletta riunioni (probabilmente per mancanza di sottoscala con ragni o sgabuzzini delle scope) a leggere manuali, perché si era in chiusura di qualcosa e nessuno poteva starci dietro.

Ero io eh, ma me lo ricordo poco.

Sono molto felice e spaventata e felice, un po’ rintronata perché è stata davvero una cosa lampo, colloquio venerdì ore 15.00, le faremo sapere, venga a firmare ore 16.10 firma ore 17.45.

E’ solo una sostituzione maternità, ma per me che ho lavorato in un’azienda sola vuol dire molto, vuol dire vedere se so nuotare nel mare invece che solo nella mia boccia tonda.

Tempo, bambine, casa… ci voglio pensare poi. Farò tutto, tutto a suo tempo.

Oggi sono solo contenta.

E visto che per ovviissime ragioni oggi (il vostro oggi, lunedì) non mi collegherò a niente del tutto, anche se ne avrei molto bisogno perché sarò nervosa e un po’ spaventata e un pat pat aiuterebbe, vi chiedo spudoratamente di lasciarmelo qui, il sorriso o il pat pat o quel che volete, così potrò pensare ecco, ora è un casino ma stasera mi collego e faccio collezione di abbracci.

Ora vado a bere il caffè che nel frattempo è venuto su, ché una zanzara mi ha massacrata e non riuscivo a dormire, e leggo un po’ di qualcosa di bello, e ascolto la mia famiglia che dorme.

Vi voglio bene, anche alle sei di mattina.

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